Dall’Australia arriva un caso di studio che deve far riflettere soprattutto quei Paesi, come l’Italia, che ancora considerano il carbone come una risorsa valida nel proprio mix energetico. Il nuovo rapporto GenCost di CSIRO, l’agenzia scientifica nazionale australiana, giunge a conclusioni per certi versi sorprendenti: scopriamo quali.
Il punto di partenza del report GenCost riguarda la possibilità di rinunciare all’obiettivo delle emissioni nette zero per cercare di arginare i prezzi dell’energia, sempre più elevati. La sintesi alla quale arriva Paul Graham, uno dei principali autori del rapporto, è piuttosto chiara: “Abbandonare il net zero non apre alcun percorso a basso costo”.
Con il progressivo ritiro delle centrali a carbone, l’Australia dovrà comunque investire in nuovi impianti di generazione, indipendentemente dalla politica climatica adottata. Le due opzioni alternative sono:
- investire in nuovi impianti a carbone, il che richiederebbe costi sostenuti simili a quelli per le tecnologie pulite, ma finirebbe per produrre un livello di emissioni decisamente più alto;
- convertire la produzione verso le fonti rinnovabili, sostenendo costi del tutto paragonabili ma riducendo drasticamente l'impatto ambientale e le emissioni di gas serra.
Il quadro non cambia nemmeno introducendo la variabile rappresentata dall’energia nucleare. Si tratterebbe, almeno per l’Australia, della tecnologia più costosa, specie se rapportata a Paesi molto più avanzati come la Corea del Sud.
Non manca, infine, il tema delle emissioni. Se l’Australia mantenesse l’obiettivo zero emissioni ma allo stesso tempo continuasse a investire sul carbone, le emissioni create dovrebbero essere compensate tramite misure più onerose in settori strategici quali industria, trasporti e agricoltura.
Decidere cosa fare quando verranno dismesse le centrali a carbone è una questione impellente, considerato che lo stop è previsto per il 2030 (almeno in Australia, mentre in Italia si continuerà ancora a utilizzarle, se necessario). In quella data, i prezzi della generazione elettrica aumenteranno con ragionevole certezza, visto che dovranno essere affrontati nuovi investimenti (che si persegua o meno la strada delle emissioni zero).
D’altra parte, il costo della generazione rappresenta circa il 33% delle fatture pagate dagli utenti (nella guida alla bolletta luce ti spieghiamo come viene formato il prezzo che ti viene richiesto da pagare). Il resto viene suddiviso tra:
- trasmissione dell’elettricità sulle reti ad alta tensione – 7%;
- distribuzione locale tramite pali e cavi – 34%;
- gestione contatori, costi commerciali e programmi governativi – 26%.
Ridurre il prezzo all’ingrosso perciò è sì importante, ma non è l’unica via da seguire per rendere le bollette degli utenti più leggere.
L’analisi relativa al contesto australiano conferma che lo stop al carbone porta con sé lati positivi. Se gli investimenti sulle energie rinnovabili sono perlopiù paragonabili in termini monetari, quello che conta è l’impatto delle emissioni, che comportano costi concreti per altri comparti economici fondamentali. Pertanto, il ritorno al carbone o il ricorso al nucleare (altra strada scelta di recente dall’Italia) non sembrano garantire energia più conveniente.
In attesa di scoprire come evolverà lo scenario nel nostro Paese, l’invito è sempre quello di monitorare le migliori offerte luce e gas delle nostre aziende partner, così da scoprire nuove occasioni per risparmiare.