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- Via libera della Camera al disegno di legge sul nuovo nucleare
- Previsti reattori modulari SMR e AMR con tecnologie più avanzate
- Obiettivo 2033: più sicurezza energetica e meno dipendenza dall'estero
La Camera dei deputati ha approvato il Disegno di legge che prevede il ritorno degli impianti atomici. Si tratterà di strutture moderne, che sfrutteranno tecnologie di nuova generazione. In questo modo, l'esecutivo punta a ottimizzare il mix energetico nazionale.
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155 sì, 86 no e 8 astenuti. Con questi numeri è arrivato il via libera della Camera al Disegno di legge delega sull’energia nucleare. Il provvedimento, che ora dovrà essere approvato dal Senato, include numerosi interventi: scopriamo quelli più importanti.
Il disegno di legge sul nucleare parte da un concetto di fondo: non deve esserci alcun legame con gli impianti del passato, che verranno quindi indirizzati alla dismissione o, dove possibile, a una riconversione.
Si punterà tutto sulle nuove tecnologie, con impianti di tipo Smr (Small Modular Reactor) e Amr (Advanced Modular Reactor). In entrambi i casi, come si legge nel testo del disegno di legge, le soluzioni individuate “offrono livelli elevatissimi di sicurezza intrinseca e, nel caso, ad esempio, dei piccoli reattori modulari, anche tempi di costruzione ridotti e maggiore flessibilità nella produzione energetica”.
Il Ddl conferisce diverse deleghe al Governo. L'esecutivo potrà decidere su tematiche cruciali, come la produzione e l’uso di energia nucleare sostenibile, il riprocessamento del combustibile e la gestione dei rifiuti. Sarà il Ministero dell’Ambiente, di concerto con gli altri dicasteri, a intervenire sulle varie materie.
Ma non basta, perché il disegno di legge vincolerà il Governo a redigere un programma per la produzione, l'utilizzo dell'energia nucleare e la disattivazione degli impianti obsoleti. Si agirà nello stesso modo per la formazione di tecnici, ingegneri e ricercatori.
Infine, è prevista la possibilità per i Comuni di autocandidarsi a ospitare i nuovi impianti sul proprio territorio.
Viene confermata perciò l’intenzione di accendere i primi reattori nel 2033. Per il Governo, infatti, “la politica energetica costituisce uno degli assi strategici delle politiche volte ad assicurare l’approvvigionamento, lo sviluppo economico, la sovranità nazionale e l’indipendenza del Paese”. Le tecnologie e le fonti energetiche impiegate finora, però, non consentono di offrire agli italiani energia a prezzi accessibili, traguardo che “si rivela perseguibile in maniera più difficoltosa attraverso le sole tecnologie energetiche attualmente utilizzate”.
Qui entrerebbe in gioco il nucleare, che stando alle intenzioni del Governo è “in grado di garantire una produzione di energia stabile e programmabile, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche, a integrazione di quella prodotta da fonti rinnovabili non programmabili”.
A livello europeo è chiara l’intenzione di puntare forte sull’elettrificazione con l’Electrification Action Plan. L’idea è quella di diminuire la dipendenza dalle fonti estere e allontanarsi dai combustibili fossili. Obiettivi che sembra avere anche il Governo con il nuovo disegno di legge sul nucleare. Il Ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha dichiarato a proposito: “Con la delega sul nucleare vogliamo compiere un passo decisivo per riportare l’Italia nelle condizioni di produrre energia da fonte nucleare attraverso tecnologie di nuova generazione, profondamente diverse rispetto a quelle del passato e pensate per integrarsi con lo sviluppo delle fonti rinnovabili”.
Il traguardo da centrare è quello della sicurezza energetica. Spiega il ministro: “Il nostro Paese ha bisogno di rafforzare la propria sicurezza energetica e di ridurre una dipendenza dall’estero che oggi ci espone a forti vulnerabilità, sia sul piano economico sia su quello geopolitico. Per questo l’obiettivo è completare entro la fine dell’anno il quadro normativo e i decreti attuativi necessari a consentire una valutazione concreta e consapevole delle opportunità offerte dal nuovo nucleare”.
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