Mentre l'Italia ha appena recepito la direttiva che ufficializza la riforma del mercato europeo dell'elettricità approvata nel 2024, si parla con insistenza di una nuova possibile riforma. Se i precedenti interventi normativi hanno avuto ad oggetto principalmente la riduzione della dipendenza da fonti fossili e gli incentivi all'uso delle risorse rinnovabili, ora si vuole intervenire sui meccanismi di funzionamento del mercato, cercando di ridurre rigidità e costi.
Cosa prevede il piano di riforma del mercato elettrico europeo
A oggi non si ha ancora un quadro chiaro del progetto di riforma, ma circolano delle ipotesi sulle quali poi le istituzioni europee dovranno confrontarsi nei prossimi mesi. La prima occasione per discutere del piano di ammodernamento del sistema elettrico UE sarà la riunione del Consiglio in agenda a marzo.
I punti principali su cui l'UE vorrebbe intervenire sono due:
- Il superamento del sistema del prezzo marginale (merit order in inglese), in modo da avere un prezzo effettivo più coerente con quello delle risorse utilizzate per produrre l'energia elettrica;
- La revisione del sistema ETS, per abbassare i costi a carico delle imprese. Una delle ipotesi su cui l'UE è al lavoro è l'utilizzo della riserva di stabilità del mercato, per regolare il numero delle quote disponibili e contenere la volatilità dei prezzi.
Ridurre la dipendenza dal gas per pagare meno l'energia
L'attuale sistema di formazione del prezzi sul mercato elettrico è basato sul meccanismo del prezzo marginale. La domanda di energia viene prima soddisfatta utilizzando le fonti più economiche, per passare man mano a quelle più costose. Una volta coperta per intero la domanda, l'energia elettrica viene venduta applicando le quotazioni della fonte più cara.
L'applicazione di questo meccanismo ha varie implicazioni importanti:
- Dal momento che negli ultimi anni la fonte più cara è stata sempre il gas, si viene a creare una forte dipendenza dei prezzi finali dalle fonti fossili;
- Garantisce alti rendimenti a chi produce energia elettrica da fonti rinnovabili (il gap di prezzo con il gas lo scorso anno è stato di oltre 60 €/MWh);
- Causa una forte volatilità del mercato. Il fatto che il prezzo dell'elettricità dipenda essenzialmente da quello del gas provoca, in caso di forti rialzi del combustibile fossile, un immediato aumento delle bollette di famiglie e imprese, anche nel caso in cui la maggior parte dell'energia venga effettivamente prodotta da solare, eolico e nucleare.
I possibili rischi derivanti dalla riforma del mercato elettrico europeo
Le ipotesi di riforma del mercato elettrico puntano ad abbassare i costi per famiglie e imprese e a rendere il mercato meno volatile. Ci sono però dei rischi che vanno valutati e bilanciati con attenzione.
Innanzitutto, bisogna considerare che la revisione del meccanismo del prezzo marginale può avere conseguenze negative per il mercato delle energie rinnovabili. Il merit order ha operato infatti come incentivo per attirare investimenti verso le fonti rinnovabili: cambiare il sistema di remunerazione per i produttori di energia potrebbe congelare gli investimenti nel settore e, paradossalmente, rafforzare la dipendenza dalle fonti fossili.
Dall'altro lato, bisogna tener conto del fatto che la revisione del sistema ETS può comportare una variazione dei costi a carico delle imprese. Se la riforma può avere un effetto positivo nel breve termine, potrebbe invece aumentare l'instabilità a lungo termine.
In attesa di conoscere le decisioni che saranno prese dall'UE nei prossimi mesi e di sapere le novità in arrivo riguardo alla possibile riduzione dei prezzi dell'energia, per risparmiare in bolletta è essenziale confrontare le proposte dei fornitori e scegliere quelle più competitive.
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