⏰ In 30 secondi:
- I prezzi zonali sostituirebbero il PUN, ma i risparmi non sarebbero uguali ovunque.
- Le differenze tra aree restano contenute per gran parte dell'anno.
- L'obiettivo è una rete più efficiente e investimenti mirati nelle infrastrutture.
Passando dal PUN ai prezzi zonali, cambierà davvero qualcosa per le bollette? L'analisi dei dati disponibili fa emergere qualche contraddizione, ma anche alcune potenzialità che potrebbero portare a un mercato più efficiente e sostenibile: scopriamo di più.
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Negli ultimi giorni è emersa la volontà di ARERA di mettere fine al sistema che prevede un unico costo dell’energia su scala nazionale, dando spazio ai prezzi zonali. Un’iniziativa che viene accolta favorevolmente da molti, da Legambiente al presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, ma sulla quale è lecito interrogarsi. Ecco allora alcune delle domande da affrontare.
Il territorio italiano è diviso in sette aree, ovvero:
Ognuno di questi territori esprime il suo prezzo dell’energia all’ingrosso, e le differenze possono essere piuttosto rilevanti. Ad esempio, lo scorso 26 marzo 2026 l’elettricità veniva scambiata a cifre vicine allo zero durante le ore della giornata in zone come Sicilia, Sardegna, Sud e Calabria; nelle altre zone (Nord, Centro-Nord e Centro-Sud) si arrivava invece a circa 150 €/MWh. Questo perché le aree meridionali potevano contare sulla produzione da fonti rinnovabili, come eolico e fotovoltaico. Per i consumatori finali, però, non vi era alcun beneficio, visto che la media pesata dei costi zonali risultava in un PUN (Prezzo Unico Nazionale) di circa 120 €/MWh.
La suddivisione in zone è necessaria per via dei vincoli legati al trasporto, a loro volta influenzati dalla presenza di infrastrutture. Se gli impianti sono insufficienti, le zone a maggior costo non potranno sfruttare la capacità produttiva disponibile nelle altre aree, e i prezzi nei vari territori avranno valori diversi.
I dati dicono di sì, ma non sempre. In particolare, le aree a forte intensità di impianti basati su rinnovabili vedono i prezzi scendere al di sotto della media nelle ore di maggiore presenza di vento e raggi solari. Quando tali elementi sono assenti, però, la situazione si ribalta, e quest’ultimo dettaglio è forse quello che deve far più riflettere. Lo scorso 8 luglio, nell’area siciliana, nelle ore serali si pagavano 240 €/MWh, mentre nel resto d’Italia si arrivava a 164 €/MWh.
Tolti i casi limite, le rilevazioni dicono che con i prezzi zonali le differenze tra regioni sarebbero minime. Nel periodo compreso tra il 1° luglio 2025 e il 30 giugno 2026, infatti, si è accertato che:
Il punto non sembra tanto la differenza di prezzo, quanto la spinta all’efficienza. I costi zonali sono un indicatore di dove l’energia prodotta è abbondante e, allo stesso tempo, di dove invece è scarsa rispetto alla domanda. Inoltre, possono segnalare le aree del Paese dove intervenire sulle infrastrutture.
Le rilevazioni suggeriscono che la risposta a questa domanda non è sempre così scontata. Resta da vedere, infatti, come verranno ristrutturati gli incentivi alla produzione, e in quest’area la componente politica sarà cruciale. A oggi, è quindi difficile dire quali saranno gli effetti in bolletta.
Le tariffe da 3 kW sono particolarmente richieste poiché offrono un buon equilibrio tra consumo e costo, rendendole adatte per famiglie e piccoli uffici. Sono disponibili diverse opzioni sul mercato, con piani che includono offerte a prezzo fisso, variabile o indicizzate al mercato.
Il potenziamento dell'Unità di Vigilanza rappresenta una misura prudenziale volta a garantire un monitoraggio più approfondito. Nicola Dell'Acqua, Presidente di ARERA, ha rassicurato cittadini e operatori affermando che l'Autorità sta utilizzando tutti gli strumenti di vigilanza disponibili. Questo include un attento monitoraggio dei prezzi per assicurarsi che riflettano correttamente le dinamiche di domanda e offerta.
Nel 2025 la produzione nazionale lorda di energia elettrica è cresciuta del 2,4%, raggiungendo i 277,4 TWh. Tuttavia, si è notata un'inversione di tendenza per quanto riguarda l'uso delle fonti rinnovabili, che coprono il 48% del mix energetico, ma hanno registrato una diminuzione del 1,5%.
Per l'anno 2025, si è assistito a un incremento significativo del numero di nuclei familiari che hanno beneficiato di bonus sociali per disagio economico. Sono stati oltre 4 milioni i nuclei con un ISEE inferiore o uguale a 9.530 euro che hanno potuto accedere a tali agevolazioni. Inoltre le famiglie con almeno 4 figli a carico hanno visto ampliata la soglia ISEE fino a 20.000 euro, permettendo così a un numero ancora maggiore di persone di ricevere un supporto economico.
Il Bonus Luce e Gas è un'agevolazione in grado di garantire uno sconto in bolletta per le famiglie in difficoltà, ecco come funziona, a quanto ammonta e chi ha diritto a questo particolare contributo annuale per ridurre le spese per le bollette.
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