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L'Italia compra gas dalla Russia? Ecco chi continua a finanziare Mosca

Quattro anni di guerra e decine di pacchetti di sanzioni non impediscono alla Russia di continuare a vendere gas e petrolio a numerose nazioni nel mondo. Non ci sono solo Cina e India: tra i primi importatori rientrano anche numerosi Paesi europei, come la Francia.

Francesco Ursino
A cura di Francesco Ursino

Esperto di mercati energetici e telefonia

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Sono ancora molti i Paesi che acquistano gas e petrolio russo.

⏰In 30 secondi:

  • L'Europa importa ancora energia russa, soprattutto gas naturale liquefatto
  • Francia, Belgio e Ungheria restano tra i principali acquirenti europei
  • L'Italia ha diversificato le forniture e non è tra i maggiori importatori

La Russia finanzia la guerra in Ucraina soprattutto con i ricavi ottenuti dalla vendita di gas e petrolio. Nonostante le sanzioni e la diminuzione dei flussi verso l’Europa, ad aprile 2026 il Paese guidato da Vladimir Putin ha registrato i ricavi energetici più alti degli ultimi due anni e mezzo: si sta parlando di quasi 733 milioni di euro al giorno, con un aumento del 4% rispetto al mese precedente. Viene da chiedersi, allora, quali sono le nazioni che continuano a fare affari con Mosca: c’è anche l’Italia?

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Chi continua a comprare gas e petrolio russi?

Un recente report pubblicato dal Center for Research on Energy and Clean Air (Crea) certifica che i partner commerciali sono ancora molti. Concentrandosi sui dati relativi ai combustibili fossili nel loro complesso, si scoprono dettagli decisamente interessanti:

  • per quanto riguarda il carbone, la Cina rimane la prima importatrice, seguita da India e Turchia;
  • il greggio vede ancora una volta la Cina come prima nazione importatrice, con India e Turchia a seguire. L’Europa, nel complesso, effettua acquisti per circa 20 miliardi di euro;
  • il gas naturale liquefatto vede massicce importazioni europee, pari a 26 miliardi di euro. Nonostante la forte dipendenza dal GNL americano, quindi, il Vecchio Continente acquista ancora molto da Mosca;
  • i prodotti petroliferi vengono acquistati soprattutto da Turchia, Cina e Brasile;
  • infine, il metano via gasdotto è ancora fortemente utilizzato dall’Europa, con 26 miliardi di euro di investimenti. Questo dato è il risultato anche della riapertura dell’oleodotto Druzhba verso Ungheria e Slovacchia. Le forniture via tubo sono così aumentate del 36%, per circa 27 milioni di euro di ricavi al giorno.
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I maggiori importatori europei di gas da Mosca

In Europa sono ancora molti i Paesi che si affidano alle forniture di gas russo. A cambiare notevolmente da caso a caso è la tipologia di fornitura:

  • la Francia acquista quasi esclusivamente gas naturale liquefatto, per un volume d’affari vicino ai 41 miliardi di euro;
  • l’Ungheria si affida soprattutto a greggio e gas via tubo, con acquisti per circa 38 miliardi di euro;
  • il Belgio, come la Francia, acquista grandi quantità di gas naturale liquefatto (36 miliardi di euro);
  • la Slovacchia segue il modello ungherese, con acquisti di greggio e gas via tubo per circa 23 miliardi di euro;
  • infine la Spagna, che nonostante un forte utilizzo delle rinnovabili si ritrova ad acquistare GNL russo per circa 18 miliardi di euro.

Nonostante le sanzioni e il piano REPowerEU, l’Unione Europea continua pertanto ad acquistare notevoli quantità di combustibili fossili russi, per una spesa complessiva di circa 1,7 miliardi di euro. Gran parte degli investimenti coinvolge il gas naturale, il resto il petrolio greggio.

E l’Italia?

Come visto, l’Italia non figura tra i maggiori importatori di combustibili fossili russi. Il nostro Paese si è attivato in diversi modi per cercare di diversificare le forniture. Si spiega così la volontà di aumentare l'import di gas da USA e Algeria, e l’intenzione di ritornare al nucleare dal 2033.

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