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La corsa al 6G parte nel 2030: come si stanno muovendo le TELCO?

Il 6G è già uno dei temi caldi nel settore TELCO. Secondo un recente studio, la vera competizione tra operatori partirà dal 2030, ma le incognite restano molte. Quali modelli di investimento si seguiranno? E soprattutto: a chi si rivolgerà questa tecnologia?

Marco Rigamonti
A cura di Marco Rigamonti

Esperto di mercati energetici e telefonia

tante mani che tengono smartphone attorno ad un tavolo
La vera corsa al 6G inizierà tra qualche anno.

⏰In 30 secondi:

  • La corsa al 6G partirà dal 2030, ma restano molte incognite su investimenti e utilizzi
  • Le TELCO punteranno su efficienza e automazione più che sulla crescita dei ricavi
  • Il 6G sarà pensato soprattutto per le macchine e i servizi digitali avanzati

Non sarà nel 2028, come sognava Donald Trump per le Olimpiadi di Los Angeles, ma il 6G arriverà comunque molto presto. La vera e propria corsa alla connettività di nuova generazione, secondo un nuovo studio pubblicato da Dell’Oro Group, inizierà nel 2030: scopriamo quali saranno i passaggi principali.

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Una crescita certa, ma ricca di incognite

Il report di Dell’Oro Group mette l'accento sulle infrastrutture RAN (acronimo di Radio Access Network), che presentano ancora diverse incognite. Si legge nello studio: “Rispetto alla prima fase del 5G, il dibattito sul 6G è oggi orientato meno sull’impatto trasformativo e più sulla realtà della distribuzione, sui guadagni di efficienza e sui guadagni, con un migliore equilibrio tra ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo. Ciò non significa che il 6G manchi di ambizione. Tuttavia, alcuni aspetti del 6G RAN sono sempre più probabili, mentre altri rimangono molto meno certi.

In un contesto simile, il 6G si configura al tempo stesso come una necessità e una grande scommessa. Considerando che il traffico sulle reti mobili continuerà a crescere nel corso degli anni, c'è da capire come gli operatori riusciranno a monetizzare gli ingenti investimenti richiesti.

Come investiranno le TELCO nel 6G?

È proprio il tema degli investimenti uno dei più importanti in questo stadio di sviluppo del 6G. Nonostante sia da considerare un grande successo tecnico, il 5G ha fatto molto poco per aumentare il tasso di crescita annuo composto del settore, cresciuto di appena l’1% negli ultimi 15 anni. In altre parole, le nuove tecnologie di comunicazione non hanno invertito la rotta dei ricavi degli operatori, che risultano piuttosto stagnanti.

Per evitare di andare incontro alla stessa dinamica con il 6G, il report Dell’Oro suggerisce che l'approccio sarà opposto a quello visto nel 5G. L'attenzione non verterà quindi sull'adozione primaria da parte delle aziende, ma su elementi come efficienza, automazione e miglioramento dell'economia di rete. Ci si concentrerà, in altre parole, su quello che le imprese possono controllare in maniera diretta.

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Come giustificare gli investimenti nel 6G?

Il momento non è dei più semplici. Il mercato degli smartphone è in crisi per vari motivi, in un settore che (almeno in Italia) vede crescere i ricavi e diminuire l’occupazione. Tenuto conto del contesto, cosa può spingere gli operatori a effettuare nuovi investimenti nel 6G? Secondo Dell’Oro, i fattori sono almeno tre:

  • costo per bit inferiore;
  • aumento dell’efficienza;
  • modernizzazione della piattaforma.

Detto ciò, il report suggerisce che gli operatori non baseranno le proprie decisioni di investimento su incerte stime di monetizzazione futura. C’è da sciogliere, poi, quello che forse è il nodo più grande, ovvero i casi d’uso: “Mentre il consumo umano di video è intrinsecamente limitato, il traffico generato dalle macchine non lo è. In altre parole, le previsioni sulla banda larga mobile legate ai casi d’uso esistenti sono relativamente chiare. Le prospettive per i nuovi dispositivi, le nuove applicazioni e il traffico generato dalle macchine sono invece molto più incerte.

Insomma, sembra che il 6G riguarderà più le macchine che il consumo umano, almeno in una prima fase ancora ricca di incognite.

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