La corsa al 6G parte nel 2030: come si stanno muovendo le TELCO?
Il 6G è già uno dei temi caldi nel settore TELCO. Secondo un recente studio, la vera competizione tra operatori partirà dal 2030, ma le incognite restano molte. Quali modelli di investimento si seguiranno? E soprattutto: a chi si rivolgerà questa tecnologia?
Non sarà nel 2028, come sognava Donald Trump per le Olimpiadi di Los Angeles, ma il 6G arriverà comunque molto presto. La vera e propria corsa alla connettività di nuova generazione, secondo un nuovo studio pubblicato da Dell’Oro Group, inizierà nel 2030: scopriamo quali saranno i passaggi principali.
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Il report di Dell’Oro Group mette l'accento sulle infrastrutture RAN (acronimo di Radio Access Network), che presentano ancora diverse incognite. Si legge nello studio: “Rispetto alla prima fase del 5G, il dibattito sul 6G è oggi orientato meno sull’impatto trasformativo e più sulla realtà della distribuzione, sui guadagni di efficienza e sui guadagni, con un migliore equilibrio tra ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo. Ciò non significa che il 6G manchi di ambizione. Tuttavia, alcuni aspetti del 6G RAN sono sempre più probabili, mentre altri rimangono molto meno certi”.
In un contesto simile, il 6G si configura al tempo stesso come una necessità e una grande scommessa. Considerando che il traffico sulle reti mobili continuerà a crescere nel corso degli anni, c'è da capire come gli operatori riusciranno a monetizzare gli ingenti investimenti richiesti.
Come investiranno le TELCO nel 6G?
È proprio il tema degli investimenti uno dei più importanti in questo stadio di sviluppo del 6G. Nonostante sia da considerare un grande successo tecnico, il 5G ha fatto molto poco per aumentare il tasso di crescita annuo composto del settore, cresciuto di appena l’1% negli ultimi 15 anni. In altre parole, le nuove tecnologie di comunicazione non hanno invertito la rotta dei ricavi degli operatori, che risultano piuttosto stagnanti.
Per evitare di andare incontro alla stessa dinamica con il 6G, il report Dell’Oro suggerisce che l'approccio sarà opposto a quello visto nel 5G. L'attenzione non verterà quindi sull'adozione primaria da parte delle aziende, ma su elementi come efficienza, automazione e miglioramento dell'economia di rete. Ci si concentrerà, in altre parole, su quello che le imprese possono controllare in maniera diretta.
Il momento non è dei più semplici. Il mercato degli smartphone è in crisi per vari motivi, in un settore che (almeno in Italia) vede crescere i ricavi e diminuire l’occupazione. Tenuto conto del contesto, cosa può spingere gli operatori a effettuare nuovi investimenti nel 6G? Secondo Dell’Oro, i fattori sono almeno tre:
costo per bit inferiore;
aumento dell’efficienza;
modernizzazione della piattaforma.
Detto ciò, il report suggerisce che gli operatori non baseranno le proprie decisioni di investimento su incerte stime di monetizzazione futura. C’è da sciogliere, poi, quello che forse è il nodo più grande, ovvero i casi d’uso: “Mentre il consumo umano di video è intrinsecamente limitato, il traffico generato dalle macchine non lo è. In altre parole, le previsioni sulla banda larga mobile legate ai casi d’uso esistenti sono relativamente chiare. Le prospettive per i nuovi dispositivi, le nuove applicazioni e il traffico generato dalle macchine sono invece molto più incerte”.
Insomma, sembra che il 6G riguarderà più le macchine che il consumo umano, almeno in una prima fase ancora ricca di incognite.
La storia del collezionista Mr Sim mette in luce quanto possano valere i numeri di cellulari unici e particolari, scambiati all'estero anche per milioni di dollari. In Italia non esiste una compravendita ufficiale, ma non mancano gli operatori che offrono la possibilità di personalizzazione
Grazie alla proroga del Governo, gli operatori di telefonia mobile potranno accettare la carta d’identità cartacea per l’identificazione fino al 31 gennaio 2027, superando il limite UE del 3 agosto 2026. In ogni caso la CIE resta la soluzione raccomandata
Dalle ultime analisi di mercato, ci sono tariffe con prezzi inferiori a 5 euro al mese. Queste offerte includono una varietà di servizi, tra cui minuti illimitati, SMS e un ampio quantitativo di dati, con alcuni piani che offrono anche l'accesso alla rete 5G. La crescente diffusione del 5G ha spinto gli operatori a includere questa tecnologia nelle loro offerte, garantendo velocità di navigazione superiori e una migliore qualità delle chiamate.
Per restare connessi all'estero è possibile sfruttare sempre più Giga con costi in calo: la nuova indagine dell'Osservatorio Segugio.it fa chiarezza sulla questione, evidenziando cosa è cambiato nel 2026 rispetto allo scorso anno per questo tipo di soluzioni tariffarie.