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Emissioni in calo in Italia nel 2024: il merito è delle rinnovabili

Le emissioni di gas serra registrate nel 2024 sono in calo rispetto all'anno precedente. Lo rivela un recente report Ispra, secondo il quale l'impiego di inquinanti è diminuito di oltre il 30% rispetto al 1990. A guidare questo cambiamento sono le rinnovabili.

Francesco Ursino
A cura di Francesco Ursino

Esperto di mercati energetici e telefonia

smog su strada
L'inquinamento in Italia diminuisce, secondo i dati Ispra.

⏰In 30 secondi:

  • Emissioni in calo: -3,6% nel 2024 e -30% rispetto al 1990
  • Cause: rinnovabili, efficienza energetica e combustibili meno inquinanti
  • Settori chiave: trasporti, energia e residenziale pesano di più

Il recente Inventario nazionale pubblicato da Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) si apre con una sorpresa positiva. I dati relativi al 2024 indicano infatti che nel nostro Paese l'inquinamento è in calo. Entriamo nel dettaglio per scoprire il perché di questo sviluppo favorevole.

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Perché le emissioni calano in Italia?

Il report Ispra identifica in 363,5 milioni di tonnellate di CO2 la quantità di emissioni di gas serra climalteranti circolanti nel 2024. Rispetto al 2023, il dato segna un calo del 3,6%, mentre tornando indietro ulteriormente al 1990 la diminuzione è addirittura del 30,18%.

Questa discesa è dovuta a tre elementi principali:

  1. l'utilizzo più intenso delle fonti verdi. A questo proposito, come spesso accade, i dati sono però in chiaroscuro. Da una parte, le rinnovabili sono al 50% in Europa; dall’altra, in Italia le nuove richieste sono in netta flessione;
  2. efficienza energetica superiore, promossa anche tramite iniziative come il Conto Termico 3.0;
  3. impiego di combustibili a minor contenuto di carbonio. Una dinamica che potrebbe cambiare in peggio nei prossimi mesi, vista l'introduzione del cosiddetto provvedimento “Salva Carbone” incluso nel Decreto bollette 2026.

Vero è che nel 2025 le stime dovrebbero essere leggermente peggiori. I primi dati parlano di un lieve aumento delle emissioni, pari allo 0,3%, dovuto al maggiore impiego di gas naturale per sopperire alla mancata produzione idroelettrica.

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Quali sono i settori che inquinano di più?

Secondo i dati forniti da Ispra, questi sono i settori responsabili dell’80% delle emissioni in Italia:

  • trasporti: 31%;
  • produzione di energia: 18%;
  • residenziale: 18%;
  • industria manifatturiera: 13%.

Per quanto riguarda il settore dei trasporti, vale la pena sottolineare che il dato è dovuto per il 90% al movimento su strada. Rispetto al 1990, l'aumento è di oltre il 10%.

Questi invece sono i comparti produttivi che si sono segnalati per i maggiori cali di emissioni di gas serra:

  • energia: -30,9%;
  • processi industriali: -47%;
  • agricoltura: -22,3%.

All’estremità opposta si trovano i settori dei rifiuti e LULUCF (uso del suolo, cambiamento di uso del suolo e silvicoltura), con incrementi del 5,2% e del 394,8%.

Questa è invece la classifica degli inquinanti che registrano i maggiori cali di utilizzo:

  • ossidi di zolfo: -96%;
  • ossidi di azoto: -75%;
  • monossido di carbonio: -77%;
  • black carbon: -67%;
  • cadmio: -64%;
  • mercurio: -65%;
  • piombo: -96%.

Come cambia il rapporto tra PIL ed emissioni di CO2

Ispra fornisce un utile rapporto che mette insieme crescita del PIL, consumi energetici ed emissioni di CO2. Questi i dati legati agli ultimi 10 anni di rilevazione:

AnnoPILConsumi energetici totaliEmissioni di CO2Intensità delle emissioni di CO2
2015 118 103 82 79
2016 120 102 81 79
2017 122 105 80 75
2018 123 104 79 76
2019 129 103 77 75
2020 119 95 68 72
2021 132 103 76 74
2022 142 98 77 78
2023 153 93 70 75
2024 158 92 68 74

Nonostante la crescita economica, la linea dei consumi energetici e quella delle emissioni di CO2 mostrano un trend decrescente. Dal 2021, in particolare, le emissioni e i consumi continuano a scendere, assestandosi su valori nettamente inferiori rispetto a quelli degli anni '90. Allo stesso tempo, l'intensità delle emissioni di CO2 rimane stabile su valori bassi, a conferma che il sistema sta diventando strutturalmente più efficiente. In altre parole, si produce maggiore ricchezza consumando e inquinando di meno.

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