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Prezzi FiberCop troppo alti per gli operatori: l’appello ad AGCOM

L'AGCOM ha respinto i nuovi listini prezzi all'ingrosso di FiberCop per l'accesso alla rete fissa, accogliendo le proteste di operatori come Fastweb+Vodafone, Iliad e WINDTRE. Le telco ritenevano gli aumenti ingiustificati, penalizzanti per il mercato italiano e destinati a gravare sulle bollette degli utenti

Matteo Testa
A cura di Matteo Testa

Esperto di telefonia e telecomuncazioni

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Gli operatori fanno appello all'AGCOM per il nuovo listino di FiberCop
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⏰ In 30 secondi:

  • AGCOM boccia i rincari proposti da FiberCop per l'accesso alla rete fissa.
  • Gli operatori contestano aumenti ritenuti ingiustificati e dannosi per il mercato.
  • Restano i vecchi listini in attesa di una nuova proposta conforme alle regole.

I maggiori operatori italiani hanno ottenuto un'importante vittoria nei confronti di FiberCop, una delle principali società di telecomunicazioni all’ingrosso in cui è confluita l’ex rete fissa di TIM e che di recente ha ottenuto la qualifica di wholesale only. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), secondo quanto riporta Radiocor, nella riunione della Commissione per le Infrastrutture e le Reti (CIR) del 22 luglio ha respinto la proposta di nuovi listini per i servizi di accesso alla rete fissa pubblicata da FiberCop il 15 aprile e che sarebbero entrati in vigore a settembre.

Fastweb, Vodafone, WINDTRE, Sky Italia e Iliad nei giorni scorsi avevano inviato una lettera all’AGCOM chiedendo proprio "una revisione integrale dell'approccio con cui FiberCop ha definito i listini, in quanto la sua formulazione complessiva si pone sicuramente distante dai principi di equità e ragionevolezza cui avrebbe dovuto ispirarsi".

Anche FiberCop comunque ha ottenuto una piccola vittoria per quanto riguarda la richiesta cautelare da parte di TIM. Il Tribunale di Milano ha infatti rigettato la richiesta di imporre al wholesale only di comunicare all’AGCOM le condizioni economiche relative ai servizi previste dal Master Service Agreement (MSA) che regola i rapporti tra FiberCop e TIM.

Prezzi FiberCop: le istanze degli operatori all’AGCOM

La posizione degli operatori nei confronti di FiberCop sembra molto chiara e netta. Le telco ritengono infatti che modificare solo marginalmente il listino di aprile, che prevede aumenti sostanziali per rame, fibra spenta, co-location e servizi Semi-VULA, non risolverebbe le criticità della proposta.

Il tariffario viene considerato come totalmente al di fuori delle dinamiche di sana concorrenza ed è stato quindi bocciato in toto. Nella missiva gli operatori sottolineavano come un’approvazione anche solo limitata da parte dell’AGCOM avrebbe significato accettare un modello economico gravemente penalizzante per l’intero settore delle telecomunicazioni. Non solo, gli aumenti dei prezzi wholesale previsti da FiberCop avrebbero un effetto diretto sugli utenti finali, con una conseguente impennata dei costi delle bollette fisso, ma senza alcuna assicurazione sul teorizzato sviluppo a livello infrastrutturale.

Gli operatori, in particolare, contestano l’utilizzo da parte di FiberCop di un benchmark europeo redatto dalla società di consulenza Arthur D. Little per giustificare gli aumenti. I firmatari della missiva all’AGCOM affermano che il documento presenta evidenti limiti metodologici e quindi risulta inapplicabile nel contesto delle telecomunicazioni italiano. Nel dettaglio, lo studio prende in considerazione i mercati di Regno Unito, Germania e Belgio. In queste nazioni le tariffe al dettaglio sono molto superiori rispetto all’Italia e si applicano regole differenti a livello normativo. Inoltre, i livelli di copertura in fibra ottica sarebbero meno estesi rispetto al nostro Paese.

In Italia, infatti, il 77% delle abitazioni è raggiunto da una connessione in fibra FTTH (Fiber to the Home), anche se il tasso di adozione (22%) è inferiore alla media europea. Il problema, secondo diversi analisti, risiede nel fatto che utenti e aziende non percepiscono il valore aggiunto offerto dalla fibra rispetto a tecnologie comunque meno performanti come la FTTC (Fiber to the Cabinet), che resta la tipologia di rete più diffusa in Italia.

Gli operatori ritengono poi del tutto falsa la teoria che i margini attuali permetterebbero di assorbire gli aumenti senza pesare sulle tasche dei cittadini. Anzi, la differenza tra i prezzi all’ingrosso e quelli commerciali sarebbe già molto ridotta in Italia rispetto alla media europea. Eventuali rincari, quindi, verrebbero scaricati direttamente in bolletta. Allo stesso modo gli operatori rigettano l’idea che tariffe maggiorate siano da incentivo all’espansione della rete fissa. I firmatari affermano infatti che i Paesi europei con costi all’ingrosso più alti sono quelli più in difficoltà nell’ampliamento della copertura in fibra ottica.

Gli operatori hanno proposto anche delle soluzioni alternative. Invece di confrontare i prezzi con i mercati esteri, si potrebbe adottare come parametro interno, verificabile e già in vigore, l'MSA tra FiberCop e TIM.

Prezzi FiberCop: la decisione dell’AGCOM

L’AGCOM ha quindi dato ragione agli operatori, affermando che il listino proposto da FiberCop non è conforme ai principi di equità, ragionevolezza e orientamento al costo definiti nell’analisi di mercato di marzo 2026.

L’Autorità ha riscontrato sostanziali criticità nella struttura dei prezzi proposta da FiberCop e le chiede di approntare significative modifiche e adeguamenti al listino. L’obiettivo dell’AGCOM è quello di evitare una crescita sproporzionata dei prezzi all’ingrosso per l’accesso alla rete, riducendo l’impatto economico sia sui principali clienti (come TIM) sia sugli operatori alternativi che si appoggiano all’infrastruttura di FiberCop.

Data la mancata approvazione da parte dell’AGCOM, si applica il regime transitorio con il mantenimento dei vecchi listini ed eventuali conguagli retroattivi.

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