⏰ In 30 secondi:
- Copertura FTTH al 75%, ma solo il 22% delle famiglie ha già attivato la fibra.
- Servono incentivi e stop al rame per accelerare la migrazione alla FTTH.
- IA, smart working e cloud renderanno la fibra sempre più indispensabile.
Nonostante quasi 10 miliardi di investimenti e una copertura FTTH al 75%, l'Italia registra un tasso d'adozione della fibra fermo al 22%. Per superare questo paradosso servono incentivi statali mirati, la semplificazione dei cablaggi e una roadmap chiara per lo switch off del rame
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L’Italia nell’ultimo decennio ha dato una fortissima accelerata all’ampliamento della copertura in fibra FTTH (Fiber to the Home). Il contributo maggiore alla trasformazione infrastrutturale del Paese nel settore delle telecomunicazioni è arrivato con il lancio nel 2015 del Piano Strategico Banda Ultra Larga (Piano BUL), specialmente prima nelle cosiddette Aree Bianche a fallimento di mercato e poi, dal 2021, con il contributo di ulteriori fondi dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), anche nelle Aree Grigie. In seguito il Piano BUL è stato affiancato dal Piano Italia a 1 Giga per dotare una fetta più ampia di cittadini di una connessione con una velocità di almeno 1 Gbps in download. Va detto che anche gli operatori hanno avuto un ruolo importante nella crescita della copertura.
Come conferma il report “FTTH/B Market Panorama in Europe” del FTTH Council di settembre 2025, nonostante circa 10 miliardi di investimenti nella copertura in fibra ottica, che hanno permesso di raggiungere con la banda ultralarga quasi 24 milioni di unità immobiliari in Italia entro la fine dell’anno passato, pari a una copertura del 75% del territorio, il tasso di adozione della fibra si ferma appena al 22%. Se poi si considera il totale delle linee fisse attive, pari a 20,5 milioni a dicembre 2025, la fibra FTTH rappresenta solo il 34%.
In questo scenario, poi, il consumo di traffico dati continua a crescere progressivamente, segnando un aumento del 128% in download e del 165% in upload dal 2021 al 2025. Con questo ritardo in termini di adozione, il nostro Paese risulta meno competitivo e fatica a cogliere pienamente tutte le opportunità della trasformazione digitale.
In Europa si contano 295 milioni di unità immobiliari coperte in fibra ottica e 160 milioni di abbonamenti attivi. Il tasso di adozione è quindi del 42%. A guidare la classifica in questo ambito ci sono Paesi come la Spagna, che ha superato il 90% in termini di penetrazione e ha completato lo switch off delle reti in rame nel 2024, la Francia (83-84%) e le nazioni scandinave (67%). La differenza con l’Italia risulta quindi particolarmente evidente.
L’Italia nel 2026 dovrebbe superare un tasso di copertura dell’80%, ma non c’è una diffusa consapevolezza sui benefici della fibra FTTH rispetto a tecnologie come la FTTC (Fiber to the Cabinet – fibra misto rame) o FWA (Fixed Wireless Access – fibra misto radio). Va detto che l’età media dei cavi in rame si aggira sui quarant’anni ed è stata rinnovata alla fine degli anni 80 con il Piano Europa sviluppato da SIP, diventata poi Telecom Italia. Il tasso di guastabilità è più alto rispetto alla fibra e l’infrastruttura collegata alla rete telefonica è spesso a rischio in caso di precipitazioni temporalesche molto intense.
Innanzitutto una fetta importante di utenti finali non percepisce il valore aggiunto della fibra. Cittadini e imprese, soprattutto nelle aree meno densamente popolate, in larga parte ritengono soddisfacente l’esperienza di connettività offerta dalle reti FTTC, FWA o mobili 5G. Mancano poi politiche strutturali di lungo periodo per incentivare la migrazione verso la fibra FTTH. Negli anni passati sono state infatti intraprese iniziative discontinue nel tempo.
A questi aspetti si aggiungono alcune barriere economiche per l’attivazione e il problema della “verticale di edificio”, ovvero la necessità di interventi complessi e invasivi per raggiungere gli immobili degli utenti, soprattutto nei vecchi edifici che non sono progettati per ospitare infrastrutture di telecomunicazioni moderne. A fronte di ritardi, costi elevati e difficoltà burocratiche, gli utenti spesso sono disincentivati a passare alla fibra ottica e scelgono di rinunciarvi.
Infine, c’è il tema della copertura interna del Wi-Fi. Il segnale perde molto velocemente forza in presenza di mura, per la distribuzione degli ambienti della casa e per le interferenze con gli apparati degli appartamenti vicini. Senza un corretto posizionamento del modem e l’installazione di sistemi mesh per potenziare la portata del segnale, le prestazioni della fibra FTTH finiscono per ridursi a quelle garantite dai collegamenti in FTTC e FWA.
Per accelerare l’adozione della fibra FTTH in Italia bisogna innanzitutto cambiare l’approccio commerciale con cui vengono proposti i servizi di connettività. Per anni gli operatori hanno puntato sulla velocità nominale e la competizione sul prezzo. Questa strategia oggi non è più funzionale, in quanto buona parte delle famiglie italiane per le proprie attività online quotidiane non necessita di alte prestazioni e non percepisce il vantaggio di una connessione in fibra FTTH rispetto alla FTTC. Inoltre, gli operatori faticano a generare margini sufficienti a sostenere gli investimenti nella rete. Al contrario, si dovrebbe fare leva sull’affidabilità della rete, con prestazioni stabili nel tempo, e sulla possibilità di accedere a nuovi servizi digitali avanzati.
Lo Stato, invece, potrebbe spingere sulla migrazione tramite incentivi pubblici, come ad esempio fanno nel settore privato aziende come Open Fiber con il suo programma “La fibra che ti premia”. Il wholesale di banda ultralarga, infatti, regala un voucher di 100 euro a tutti coloro che attivano una connessione in fibra ottica sulla sua rete attraverso i suoi partner commerciali.
Con un incentivo pubblico di appena 200 euro a famiglia per 15 milioni di nuovi abbonamenti nel periodo 2027-2030, si stima che l’investimento pubblico sarebbe inferiore a un miliardo di euro l’anno. Si tratta di una cifra tutto sommato ridotta, considerando i benefici economici (anche in termini di maggiore gettito IVA), sociali e ambientali derivanti dalla digitalizzazione del Paese. Si stima che un programma di questo tipo potrebbe portare il tasso di adozione della fibra FTTH al 70% entro il 2030.
Altrettanto importante sarebbe stabilire una roadmap nazionale per lo switch off delle reti in rame con l’obiettivo di completare lo spegnimento delle infrastrutture meno performanti entro il 2035. In questo modo, gli operatori avrebbero il tempo di pianificare gli investimenti e gli utenti di prepararsi alla migrazione. Inoltre, si ridurrebbero sensibilmente i costi di manutenzione e gestione delle infrastrutture di telecomunicazioni.
Infine, dovrebbero essere maggiormente valorizzate le applicazioni digitali di ultima generazione, a partire da telelavoro, telemedicina, sicurezza domestica (Smart Home), Internet of Things (IoT), personal cloud computing, streaming e gaming in altissima definizione (verso l’8K) e, in particolare, l’intelligenza artificiale. La domanda di fibra ottica verrà naturalmente stimolata da questi servizi se gli utenti comprenderanno che per poterli utilizzare necessitano di una rete non solo veloce, ma anche affidabile e a bassa latenza. Questo vale ovviamente non solo per le famiglie ma anche per le imprese.
In sintesi, l’Italia ha fatto un enorme passo avanti nell’ammodernamento delle sue infrastrutture di comunicazione, recuperando ampiamente il gap con gli altri Paesi UE e avvicinandosi agli obiettivi fissati dal Decennio Digitale europeo, che prevede la disponibilità di una connessione nell’ordine dei Gigabit e una copertura totale in 5G entro il 2030. Il problema, quindi, non è tanto estendere ulteriormente la rete in fibra ottica quanto convincere gli utenti a utilizzarla. Una spinta all’adozione della tecnologia di connessione migliore oggi disponibile potrebbe arrivare dalla crescita di attività come smart working, telemedicina, sicurezza domestica, cloud computing e soprattutto l’intelligenza artificiale, che richiedono una rete affidabile, resiliente e performante.
Per favorire questa transizione, però, serve una volontà politica che accompagni gli interventi strutturali tramite incentivi alla migrazione verso la fibra ottica, la semplificazione dell’installazione dei cavi e una roadmap definita della dismissione delle reti in rame.
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Secondo i report di Agcom e della Commissione Europea, l'Italia si posiziona tra i paesi leader in Europa per la crescita della banda ultralarga. Nel 2025, il 75% delle connessioni a banda larga registrate nel paese erano superiori ai 100 Mbps. Inoltre il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede investimenti significativi nel settore della digitalizzazione, con l'obiettivo di garantire una copertura totale della banda ultralarga entro fine 2026.