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Piano Banda Ultra Larga: cosa ha detto la Corte dei Conti

Secondo la Corte dei Conti i ritardi nell'attuazione del Piano BUL nella Aree Bianche sarebbero da imputare alla presenza di Comuni critici, da una mancanza di anagrafica centralizzate delle unità immobiliari e dai contenziosi nell'applicazione dei sanzioni

A cura di: Matteo Testa
A cura di:
Tempo di lettura 3 minuti
Pubblicato 30/01/2026
cavi in fibra ottica
I dati aggiornati del Piano Banda Ultralarga

L’analisi della Corte dei Conti contenuta all’interno della Delibera n. 71/2025/CCC ha confermato un certo ritardo nell’attuazione del Piano Banda Ultralarga (BUL) nelle cosiddette "Aree Bianche", ovvero quelle zone del Paese dove gli operatori non hanno interesse ad investire per ragioni economiche e di difficoltà nel cablaggio delle reti.

A fine ottobre 2025 il Piano BUL da un lato ha raggiunto livelli di copertura elevati specialmente nei collegamenti della Pubblica amministrazione e delle aree industriali, dall’altro si registrano numeri ancora insufficienti nella fornitura di una connessione ad alte prestazioni alle abitazioni civili.

Cos’è il Piano BUL

Il Piano BUL rientra all’interno di una strategia più ampia avviata nel 2015 per portare una connessione ad alta velocità a una fetta più larga della popolazione e contrastare il digital divide. In particolare il progetto, volto a raggiungere gli obiettivi fissati dall’Agenda Digitale Europea per il 2020, è finalizzato a garantire una copertura ad almeno 100 Mbps fino all’85% dei cittadini, per tutte le sedi ed edifici pubblici, in particolare scuole e ospedali, oltre alle aree industriali e località turistiche. Il progetto ha poi l’obiettivo di garantire una connessione ad almeno 30 Mbps alla restante parte della popolazione che risiede nelle "Aree Bianche".

Open Fiber ha il ruolo di concessionario mentre Infratel Italia su delega del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) si occupa dell’attuazione e vigilanza del Piano BUL.

Piano BUL: i numeri sulla copertura

Il Piano BUL interessa complessivamente 8,3 milioni di unità immobiliari, di cui 6,3 milioni da collegare con la tecnologia della fibra FTTH (Fiber to the Home), che prevede un collegamento diretto in fibra ottica, e 2 milioni in FWA (Fixed Wireless Access) o fibra misto radio.

A ottobre 2025 sono stati raggiunti 4,8 milioni di immobili in fibra FTTH, pari al 77% di quelli previsti, e 1,25 milioni in FWA, che corrisponde al 61% del totale. La copertura delle sedi della Pubblica Amministrazione e delle aree industriali risulta invece quasi totalmente completata con una percentuale del 99,8%. Rispetto a novembre 2024, si è quindi registrata una crescita del 14% nella copertura in fibra FTTH delle abitazioni civili e del 20,8% delle sedi PA e aree industriali.

Dall’analisi della Corte dei Conti emergono però alcune problematiche che ancora persistono nell’attuazione del Piano BUL come la mancanza di un’anagrafe centralizzata delle unità immobiliari, i contenziosi associati all’applicazione delle sanzioni per i ritardi e criticità in diversi Comuni. “Il percorso verso il conseguimento dei target previsti per il 2026 risulta però ancora lungo, soprattutto in alcune realtà regionali”, sottolinea la Corte dei Conti.

Alcune Regioni sono infatti molto indietro nel raggiungimento degli obiettivi prefissati. Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia e Valle d’Aosta si fermano al di sotto del 70% della soglia di realizzazione delle opere previste per la copertura delle abitazioni civili. Liguria ed Emilia-Romagna sono carenti anche per quanto riguarda il collegamento delle sedi PA. Solo otto Regioni hanno conseguito oltre il 90% degli obiettivi.

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Infine, la Corte dei Conti evidenzia una certa inefficacia nell’utilizzo di penali per ridurre al minimo i ritardi in fase di progettazione e autorizzazione: “solo il 2% di esse è stato incassato e più della metà risulta oggetto di contenzioso”. La magistratura contabile, quindi, ha raccomandato al Ministero delle imprese e del Made in Italy di rafforzare ulteriormente i controlli e gli interventi correttivi per rispettare la programmazione del Piano BUL, anche tramite l’intervento di Infratel Italia.

La Corte dei Conti comunque riporta che oltre 441.000 unità immobiliari sono già in fase di collaudo e circa il 16% in fase di lavorazione. Sono quindi 5.144 i Comuni italiani già raggiunti da una connessione in fibra FTTH e 4.761 coperti in FWA.

I giudici contabili ha anche ricordato che il Piano BUL è stato avviato nel 2015 e avrebbe dovuto concludersi alla fine del 2024. La scadenza è stata poi posticipata all’ultimo quadrimestre del 2026, (tra settembre e dicembre, a seconda del lotto di riferimento).

Il Mimit per rispettare la nuova scadenza ha quindi spinto per un monitoraggio più intenso e una maggiore collaborazione tra Infratel, Open Fiber e le amministrazioni locali, oltre ad aumentare il contributo pubblico per il progetto di 660 milioni di euro. Queste misure, secondo la Corte dei Conti, hanno avuto un effetto concreto nel ridurre i Comuni critici dai 136 dell’agosto 2025 a 116 nell’ottobre dello stesso anno.

Per riassumere

  • Ritardi nelle Aree Bianche: secondo la Corte dei Conti il Piano BUL è in ritardo soprattutto nella copertura delle abitazioni civili.
  • Cause principali: Comuni critici, assenza di un’anagrafe immobiliare centralizzata e contenziosi sulle penali.
  • Obiettivi rinviati: la conclusione del Piano è stata spostata al 2026, con rafforzamento dei controlli e più fondi pubblici.

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Parole chiave

fibra ottica

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