⏰In 30 secondi:
- Switch-off del rame: dubbi sulla legittimità del piano UE
- FTTC e ADSL restano reti utilizzate e ancora redditizie
- Possibili ricorsi se il Digital Networks Act non sarà modificato
Il piano di switch off delle reti in rame previsto dall'Unione Europea potrebbe essere illegittimo, perché interverrebbe su un asset ancora impiegato e profittevole. A dichiararlo è un esperto di diritto UE, interpellato dall'associazione dei provider.
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Lo switch-off del rame, cioè la dismissione delle connessioni che impiegano ancora il classico doppino telefonico (ovvero l’ADSL e la fibra FTTC) è da diverso tempo al centro dell'agenda europea. Secondo un esperto di diritto europeo, interpellato da Connect Europe, il piano di dismissione andrebbe però contro i principi fondamentali dell’Unione: scopriamo perché.
Secondo le intenzioni europee, entro il dicembre 2035 dovranno essere dismesse le reti in rame nelle aree dove la fibra FTTH raggiunge il 95% delle abitazioni e ha un costo analogo a quello delle alternative in rame. La misura ha come obiettivo quello di accelerare la migrazione verso le connessioni ad alta velocità, ancora relativamente poco usate. Basta pensare che, in Italia, gli accessi in FTTH crescono ma il rame è sempre molto utilizzato.
Nonostante le intenzioni apparentemente nobili, il quadro potrebbe nascondere profili di irregolarità. Lo pensa Roberto Mastroianni, professore di diritto europeo all’Università Federico II di Napoli, incaricato da Connect Europe (organizzazione che raccoglie gli Internet Service Provider). Il fatto è che le reti in rame, al momento, non contrastano con la libertà economica dei cittadini dell’Unione, come prevedrebbe l’articolo 114 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea). La loro dismissione è perciò una scelta di politica industriale, ambito in cui secondo l’articolo 173 del TFUE l’UE può solo sostenere le azioni degli Stati membri, non imporle.
Per quanto obsoleta, quindi, la rete FTTC costituisce ancora un asset strategico, che genera profitto per gli operatori che la possiedono. Difatti, secondo Mastroianni, gli effetti sarebbero equivalenti a quelli di un’espropriazione. Il tutto, senza che siano contemplate delle compensazioni economiche per i soggetti coinvolti, come invece previsto dall’articolo 17 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione.
L’impatto, peraltro, sarebbe negativo anche per i clienti finali. Lo studio sottolinea infatti che, una volta dismessa la rete in rame, il passaggio all’FTTH potrebbe non essere automatico, vista la sempre maggiore presenza delle reti wireless FWA, che raggiungono ormai performance più che sufficienti ai bisogni dell'utente medio. Ciò vanificherebbe l’obiettivo della misura e potrebbe costituire un vantaggio competitivo ingiusto per gli operatori specializzati nella connettività wireless.
La dismissione delle reti in rame rientra nel novero del Digital Networks Act, normativa ancora in lavorazione e in attesa di essere approvata. Il tempo per apportare eventuali modifiche pertanto c'è, non è escluso che si intervenga proprio nella direzione auspicata da Mastroianni.
Se ciò non dovesse avvenire, il documento redatto dal professore dell’Università Federico II di Napoli potrebbe costituire un punto di partenza per eventuali richieste di annullamento davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea.
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