La Cina continua a essere protagonista nel campo delle energie rinnovabili e dei sistemi di accumulo. È quanto emerge dal recente report della National Energy Administration, che certifica come le fonti green rappresentino ben più della metà del mix energetico nazionale. Analizziamo i dati e scopriamo se esiste un insegnamento che potrebbero seguire anche altri Paesi, a cominciare dall’Italia.
La continua crescita delle rinnovabili voluta da Pechino
I numeri fotografano una situazione piuttosto chiara: nel 2025, la nuova potenza installata da fonte eolica e fotovoltaica in Cina ha superato i 430 GW, per una capacità complessiva cumulata superiore a 1,8 TW, di cui 1,2 TW provenienti solo dal fotovoltaico. La generazione elettrica, in confronto, tocca i 3,89 TW. I dati citati assumono ancora più peso se li si confronta con la crescita costante avvenuta negli scorsi anni, durante i quali la potenza ecosostenibile ha superato di volta in volta le soglie psicologiche dei 100, 200, 300 e – come visto ora – 400 GW.
Ma non è solo la generazione di energia in sé a far notizia. I piani nazionali di Pechino per l’accumulo stanno raggiungendo risultati ragguardevoli. Basta pensare che la nuova capacità di storage è aumentata dell’84% rispetto alla fine del 2024, per un dato di 351 GWh in esercizio e una potenza cumulata di 136 GW. La durata media dell’accumulo energetico è stata di 2,58 ore, in aumento di 0,3 ore in confronto allo scorso anno.
Lo sguardo verso il futuro
Pechino non si adagia certo sugli allori e guarda già al futuro. Secondo analisi DNV, la diffusione delle fonti rinnovabili cinesi non conoscerà sosta nei prossimi anni, con l’obiettivo di arrivare entro il 2035 a una capacità di 3,6 TW, distribuita tra eolico e fotovoltaico. Xing Yiteng, Vicedirettore del Dipartimento di Pianificazione dello Sviluppo, delinea quale potrà essere la strategia di crescita del Paese: “È evidente la tendenza verso uno sviluppo di grandi impianti con potenza pari o superiore a 100 MW. Entro la fine del 2025, i progetti di taglia uguale o superiore a 100 MW rappresentavano il 72% della capacità installata totale, con un aumento di circa 10 punti percentuali rispetto alla fine del 2024; inoltre, i nuovi progetti con una capacità di 4 ore o più sono in graduale aumento, rappresentando il 27,6% della capacità installata totale, con un aumento di circa 12 punti percentuali rispetto alla fine del 2024”.
Perché la Cina investe così tanto nelle rinnovabili?
Il forte impulso cinese nel campo delle energie rinnovabili si basa su motivazioni economiche e non solo. Soprattutto, emerge la consapevolezza che lo sviluppo incentrato esclusivamente sui combustibili fossili sia diventato difficilmente sostenibile. Quelli che il governo guidato da Xi Jinping intende raggiungere sono obiettivi di ampio respiro:
- limitare la dipendenza dai combustibili fossili importati;
- ridurre i costi energetici per i cittadini e le imprese;
- stimolare la crescita economica e l'occupazione;
- creare nuovi mercati per l'esportazione di energia rinnovabile.
Obiettivi che, seppur in un contesto estremamente diverso, sarebbe interessata a raggiungere anche l’Unione Europea, e perciò l’Italia. Le ultime notizie, però, non sono del tutto positive. Di recente, la produzione di energie green in UE è calata – seppur di poco – e in generale l’Italia è in ritardo sul fronte delle rinnovabili. Solo il futuro dirà se la lezione cinese potrà essere esportata anche ad altre latitudini – e contesti politici – differenti.