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Cresce il contributo delle rinnovabili in UE ma l’Italia è in ritardo

L'energia consumata in Europa è sempre più green: lo certifica un report Eurostat, che indica nell'Austria il paese più virtuoso. L'Italia, invece, è a metà classifica, con una produzione da fonti rinnovabili in secondo piano rispetto ai combustibili fossili.

A cura di: Francesco Ursino
A cura di: Esperto di mercati energetici e telefonia
Laureato in Economia Aziendale e Marketing, scrive contenuti per il web, contribuendo alla crescita di aziende e realtà editoriali di tutta Italia. Collabora con Segugio.it dal 2019.

linea editoriale Segugio.it
Tempo di lettura 2 minuti
Pubblicato 21/01/2026
lampadina con attorno delle foglie
Le rinnovabili sono sempre più utilizzate in Europa.

Il dato è di quelli incoraggianti: nel 2024, il 47,5% dell’energia consumata nell’Unione Europea proveniva da fonti rinnovabili, con un aumento del 2,1% rispetto ai 12 mesi precedenti. Eppure, in questo quadro di sostanziale ottimismo per il futuro, c’è un possibile neo: l’Italia, rispetto a molti altri Paesi europei, appare in ritardo. Approfittando dei dati Eurostat, cerchiamo di capire quali sono le considerazioni di maggior utilità.

In quali Paesi europei si usano di più le energie rinnovabili?

Il dato del 47,5% di utilizzo di fonti green in Unione Europea è una media tra tutti i paesi coinvolti. Esistono casi degni di nota, come l’Austria, dove si arriva al 90,1%, e altri come Malta dove si raggiunge appena il 10%. Questa è la classifica completa:

  1. Austria - 90,1%;
  2. Svezia - 85%;
  3. Danimarca - 75%;
  4. Portogallo - 65%;
  5. Spagna - 60%;
  6. Croazia - 57%;
  7. Lettonia - 56%;
  8. Finlandia - 55%;
  9. Germania - 52%;
  10. Grecia - 51%;
  11. Paesi Bassi - 50%;
  12. Slovenia - 49%;
  13. Romania - 48%;
  14. Slovacchia - 45%;
  15. Lituania - 43%;
  16. Italia - 41%;
  17. Estonia - 40%;
  18. Bulgaria - 35%;
  19. Francia - 33%;
  20. Belgio - 31%;
  21. Polonia - 30%;
  22. Cipro - 25%;
  23. Ungheria - 24%;
  24. Lussemburgo - 20%;
  25. Cechia - 17%;
  26. Malta - 10,7%.

Fuori dalla classifica ci sono Norvegia e Islanda. Per questi due Paesi, il dato sarebbe pari rispettivamente a 115% e 103%, segno che la produzione di energie rinnovabili va oltre il fabbisogno nazionale.

Una crescita che non accenna a fermarsi

Secondo quanto riferito da Eurostat, negli ultimi 20 anni la crescita della quota di elettricità da attribuire alle energie rinnovabili è salita in maniera esponenziale. Il dato del 2004 era pari al 15,9%, quello del 2014 al 28,6%, fino ad arrivare al 47,5% di dieci anni dopo. In pratica, in 20 anni l’impiego è quasi triplicato.

A guidare questa avanzata quasi inarrestabile è stato il seguente mix di fonti:

  • energia eolica – 38%;
  • energia idroelettrica – 26,4%;
  • energia solare – 23,4%;
  • biocarburanti solidi – 5,8%;
  • altre fonti rinnovabili – 6,4%.

Tra le varie fonti, l’energia solare è quella che appare in maggior espansione. Basta pensare che nel 2008 la produzione europea ammontava a 7,4 TWh; nel 2024, invece, il numero è salito a 304 TWh.

E l’Italia?

Con il suo 41% di produzione da energie rinnovabili, l’Italia si posiziona a un poco lusinghiero 16esimo posto, ben al di fuori dalla top ten dei Paesi virtuosi. Un dato che mette in allarme, ma che potrebbe essere destinato a salire nei prossimi anni. Alcune delle recenti iniziative del Governo sembrano andare in questa direzione: il bonus fotovoltaico per le imprese del Mezzogiorno, ad esempio, finanzia impianti e sistemi di accumulo nelle aree produttive. Il tema delle comunità energetiche e dell’autoconsumo, inoltre, è sempre più di attualità, sebbene le regioni si stiano muovendo ancora in maniera autonoma.

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Per riassumere:

  • Rinnovabili in crescita in UE, con il 47,5% dei consumi coperti da fonti green nel 2024.
  • Italia sotto la media europea, al 41% e fuori dalla top ten dei Paesi più virtuosi.
  • Solare ed eolico trainano lo sviluppo, con una produzione in costante aumento.

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