Comunità energetiche in Italia: ecco come si muoveranno le regioni
Con meno risorse PNRR per le CER, la transizione energetica passa sempre più dalle Regioni. Il Piemonte punta su una nuova legge e sui tetti pubblici, mentre Veneto, Emilia-Romagna e Puglia intervengono con bandi mirati e sostegni alla nascita delle comunità.

Le comunità energetiche rinnovabili (CER) restano una delle leve più concrete della transizione energetica: energia prodotta localmente e consumata in modo condiviso con benefici che possono ricadere su famiglie, imprese e Comuni. Ma il contesto è cambiato: il Governo ha rimodulato le risorse PNRR dedicate alle CER, riducendo la dotazione complessiva e spiegando la scelta come un riallineamento alle tempistiche e al fabbisogno “effettivo” della misura.
La decisione del Governo di rivedere i fondi PNRR destinati alle CER ha ridotto la dotazione disponibile da 2,2 miliardi a circa 795 milioni di euro, una scelta che il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica ha definito come un riallineamento necessario alle reali esigenze e alle scadenze stringenti del Piano.
I numeri, tuttavia, raccontano una domanda superiore all'offerta: al 30 novembre 2025 le richieste di finanziamento già presentate al GSE ammontavano a 1,45 miliardi di euro. Un divario che rischia di frenare molti progetti già avviati, a meno che non intervengano nuove fonti di sostegno.
Ed è proprio qui che entrano in gioco le regioni, chiamate a colmare il vuoto lasciato dalla revisione nazionale. Diverse amministrazioni locali hanno risposto con bandi dedicati, leggi quadro e stanziamenti aggiuntivi, dimostrando che la spinta verso l'autoconsumo collettivo può trovare nuova linfa anche al di fuori delle risorse centrali
Piemonte: una legge quadro per mettere a sistema il territorio
Il Piemonte ha scelto la strada della programmazione strutturale. A dicembre è stata approvata all'unanimità la nuova legge regionale dedicata alle energie rinnovabili e all'autoconsumo. Il provvedimento, nato dalla fusione di tre proposte legislative, introduce un principio operativo destinato a fare scuola: entro un anno dall'entrata in vigore, tutti gli enti pubblici del territorio dovranno individuare i tetti degli edifici e le aree pubbliche disponibili per l'installazione di impianti fotovoltaici a servizio delle CER.
L'elenco delle superfici sarà trasmesso annualmente alla Regione, che ne curerà la pubblicazione. Un meccanismo che punta a rendere immediatamente visibili le opportunità di sviluppo, facilitando l'incontro tra domanda e offerta di spazi idonei.
Emilia-Romagna: 2,5 milioni per impianti e accumulo
Anche l'Emilia-Romagna ha rinnovato il proprio impegno. Con una delibera di Giunta del 15 dicembre 2025, la Regione ha stanziato 2,5 milioni di euro per sostenere la realizzazione di nuovi impianti di produzione e accumulo a servizio delle comunità energetiche. Si tratta del terzo bando regionale finanziato con i fondi europei del Programma FESR 2021-2027.
Il contributo è a fondo perduto e copre il 35% dei costi ammissibili, con una maggiorazione del 5% per gli interventi situati in aree montane o interne. Il tetto massimo per ciascun beneficiario è fissato a 150.000 euro. Gli impianti ammessi non possono superare la potenza di 1 MW. Le domande potranno essere presentate dal 17 marzo al 7 maggio 2026.
Veneto e Puglia: contributi a fondo perduto per partire subito
Il Veneto ha messo sul piatto 6 milioni di euro, prorogando la scadenza del bando al 5 febbraio 2026. Il contributo copre fino al 40% della spesa ammissibile, con un limite massimo di 300.000 euro per progetto. Possono partecipare CER già costituite, Comuni e pubbliche amministrazioni, per impianti fotovoltaici fino a 1 MW, eventualmente dotati di sistemi di accumulo.
La Puglia, invece, ha scelto di concentrarsi sulla fase preliminare: con uno stanziamento di 2,5 milioni di euro, il bando regionale finanzia studi di pre-fattibilità, azioni di comunicazione e coinvolgimento, oltre alle spese amministrative e legali per la costituzione delle CER. La scadenza per presentare domanda è fissata al 16 gennaio 2026.
Il peso delle regioni sulle aree idonee
Oltre ai bandi, il ruolo delle regioni sarà determinante anche sul fronte normativo. Il Decreto-Legge 175/2025 prevede che entro 120 giorni dall'entrata in vigore ciascuna regione individui, con propria legge, le aree idonee all'installazione di impianti da fonti rinnovabili. Una partita cruciale, che potrebbe accelerare o rallentare significativamente la transizione energetica a livello locale.
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