⏰ In 30 secondi:
- La domanda mondiale di carbone sale dell'1,2% nel 2026.
- I consumi raggiungeranno il record di 8,94 miliardi di tonnellate.
- La crisi energetica spinge il carbone per i rincari di petrolio e GNL.
Un recente report dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE) conferma la crescita della domanda di carbone, che si avvia a raggiungere valori record nel corso del 2026. A causare questo nuovo trend è la crisi energetica in corso, con l'aumento dei prezzi delle materie prime.
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Negli ultimi mesi, la crisi energetica ha creato non pochi problemi, in Italia come in altri Paesi. Tutto ruota intorno agli effetti della guerra in Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, che hanno avuto un impatto significativo sul prezzo del petrolio e di altre materie prime.
Nel frattempo, mentre in Italia famiglie e imprese devono fare i conti con costi elevati di luce e gas, a livello globale si registra un picco della domanda di carbone. Nel corso del 2026, infatti, si dovrebbe registrare una crescita significativa, come confermato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE). A chiarire la questione è un report di Reuters.
Prima di entrare nei dettagli della questione, ricordiamo che in un periodo di crisi come quello attuale è prioritario scegliere le offerte luce e gas più convenienti, in modo da poter ridurre il costo dell’energia. Per farlo basta consultare le opzioni disponibili sul comparatore di Segugio.it, accessibile qui di sotto, oppure richiedere una consulenza chiamando al numero 02 5005 3003.
Le stime dell’AIE anticipano una crescita della domanda di carbone a livello globale. Stando alle previsioni, infatti, il 2026 dovrebbe concludersi con un livello record di 8,94 miliardi di tonnellate, con un incremento dell’1,2% rispetto all’anno scorso.
La causa è, come sottolineato anche in apertura, il conflitto in Medio Oriente. In questo momento, infatti, la produzione di energia elettrica tramite carbone, nei Paesi che possono contare su impianti già attivi, è incentivata dal fatto che la guerra in Iran e la chiusura di Hormuz hanno causato un sostanziale aumento dei prezzi del petrolio ma anche del GNL.
Anche in Europa, come in Giappone, Cina e Corea del Sud, si è registrato un consumo di carbone superiore alle previsioni. Prima del conflitto, AIE si aspettava un leggero calo della domanda, ma gli eventi geopolitici hanno cambiato drasticamente le carte in tavola.
Il rincaro delle materie prime energetiche ha avuto un effetto significativo sul prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica e del gas naturale in Italia. La conferma arriva dall’analisi dell’andamento del PUN (indice del mercato dell’energia elettrica) e del PSV (indice del mercato del gas). Nel corso del mese di agosto, il PUN ha toccato quota 18 centesimi al kWh mentre il PSV ha raggiunto 68 centesimi per Smc. Si tratta dei valori mensili più elevati degli ultimi anni. Per quotazioni simili bisogna tornare all’inizio del 2023.
Per il prossimo anno, invece, la situazione è ancora tutta da definire. Il 2027, infatti, potrebbe registrare un calo della domanda di carbone, in caso di riapertura dello Stretto di Hormuz. La situazione andrà monitorata con attenzione nel corso dei prossimi mesi, in modo da capire quale sarà la risposta del mercato globale alla crisi in corso. AIE ritiene che l’ipotesi di un ulteriore incremento della domanda di carbone del 2027 non sia da scartare. Un prolungamento o addirittura un peggioramento della crisi in corso, infatti, potrebbe aggravare la situazione sul mercato energetico e causare una crescente richiesta di carbone.
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