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- Perdite UE: +27 mld € in 60 giorni per import energia
- Crisi energetica: guerra spinge costi e volatilità
- Soluzione: più rinnovabili e meno dipendenza estera
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, mette in evidenza l'impatto della guerra in Iran sull'economia e sul mercato energetico in Europa tornando a sottolineare l'importanza di ridurre la dipendenza dalle importazioni per l'UE nel prossimo futuro.
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La guerra in Iran sta avendo un impatto significativo sull’economia e, in particolare, sta creando non pochi problemi al mercato energetico europeo, evidenziando ancora una volta la grande fragilità del sistema. A fare il punto della situazione è stata Ursula von der Leyen, presidente della Commissione UE, che ha evidenziato i danni all’economia e quella che dovrebbe essere la strada da intraprendere. Ricordiamo che l’UE è impegnata a definire una strategia contro la crisi energetica per i prossimi anni mentre il mercato del gas rischia una nuova crisi.
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Gli effetti della guerra in Iran sono evidenziati chiaramente da von der Leyen che ha sottolineato: “le conseguenze di questo conflitto potrebbero farsi sentire per mesi o addirittura anni a venire” con l’UE che sta affrontando la “seconda grande crisi energetica nel giro di quattro anni”.
La presidente della Commissione UE ha anche fornito alcuni dati che chiariscono la situazione: l’UE ha speso circa 27 miliardi di euro extra nei primi 60 giorni del conflitto per importare combustibili fossili mentre la perdita quotidiana è stimata in circa 500 milioni di euro.
Il punto di vista di von der Leyen è chiaro: per il futuro è necessario potenziare l’offerta di energia pulita che dovrà essere prodotta “in casa”, riducendo drasticamente la quota di energia importata dall’estero e, quindi, la dipendenza energetica verso altri Paesi extra UE che possono approfittare di un mercato instabile.
Per il futuro, non c’è solo un nuovo focus sulle rinnovabili, essenziali per il sistema energetico UE. La presidente della Commissione UE, infatti, ha evidenziato anche l’importanza del nucleare che, nel rispetto della neutralità tecnologica, può rappresentare una risorsa fondamentale. Si tratta di un tema destinato a restare di grande attualità anche in futuro.
La Svezia viene considerata un riferimento per quanto riguarda l’indipendenza energetica dalla Commissione UE. Con l’aumento del prezzo del gas di 1 euro al megawattora, infatti, il costo dell’energia elettrica nel Paese aumenta di appena 0,04 euro. Il motivo è semplice: quasi tutta l’elettricità utilizzata viene prodotta dalle rinnovabili e dal nucleare, eliminando l’enorme problema della dipendenza dai combustibili fossili.
La situazione è, chiaramente, molto diversa in Italia dove non c’è il nucleare e le rinnovabili coprono poco più del 40% del fabbisogno energetico. Questa percentuale dovrà crescere in modo significativo nel prossimo futuro, in modo da evitare il ricorso alle centrali termoelettriche, che producono elettricità dal gas, e l’importazione di energia dall’estero.
Ricordiamo che la dipendenza energetica dell'Italia resta un problema attuale, come evidenziato da un recente report che fotografa nel dettaglio lo stato del mercato italiano mettendo in risalto le criticità principali che il nostro Paese deve affrontare per il prossimo futuro.
Il mix energetico italiano è ancorato all'uso di combustibili fossili. Un fenomeno che non trova riscontri nelle principali nazioni europee, nelle quali le rinnovabili hanno un peso maggiore. Questa dipendenza espone il nostro Paese alla volatilità dei mercati.
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