⏰In 30 secondi:
- Accordo 5G: RAN sharing tra TIM e Fastweb+Vodafone
- Antitrust: possibile istruttoria per rischi alla concorrenza
- Obiettivo: più copertura 5G e meno duplicazioni di rete
L'Antitrust starebbe per aprire un'istruttoria sull'accordo non vincolante di RAN Sharing sottoscritto tra Fastweb+Vodafone e TIM, che attraverso la costruzione di nuove torri permetterà alle due aziende di ampliare la diffusione del 5G in Italia evitando duplicazioni della rete
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L’accordo non vincolante per il 5G stretto tra TIM e Fastweb+Vodafone è finito nel mirino dell’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato). Secondo quanto riporta Milano Finanza, l’Antitrust starebbe per aprire un’istruttoria sul progetto dei due maggiori operatori di telefonia mobile in Italia per valutare eventuali criticità dal punto di vista concorrenziale.
D’altronde il progetto di Fastweb+Vodafone e TIM è soggetto alle autorizzazioni non solo dell’Antitrust ma anche del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), che devono vigilare su eventuali limitazioni alla concorrenza nel settore mobile. Nonostante l’istruttoria dell’AGCM, il dialogo tra Fastweb+Vodafone e TIM con gli enti regolatori resta costruttivo. Restano invece tensioni molto forti sul fronte delle infrastrutture.
Nel dettaglio, l’accordo non vincolante firmato a gennaio da Fastweb+Vodafone e TIM è finalizzato alla costruzione e gestione di nuove torri di telefonia mobile (infrastrutture passive) per accelerare la diffusione del 5G in Italia. L’obiettivo è arrivare a realizzare 15.000 siti entro la fine del 2028 a fronte di un investimento di circa 600 milioni di euro. I due operatori hanno suddiviso l’Italia in due macro-aree: ognuno svilupperà la rete in 10 Regioni, portando la banda larga mobile nei Comuni sotto i 35mila abitanti.
La joint-venture paritetica, come si legge nel comunicato diffuso dalle due aziende, consentirà a Fastweb+Vodafone e TIM di “migliorare l’efficienza operativa e di allineare i costi alla media europea, mantenendo al tempo stesso standard di qualità elevati delle infrastrutture e la flessibilità tecnologica necessaria per lo sviluppo di reti di nuova generazione”. L’accordo permetterebbe poi un risparmio di 300 milioni di euro ciascuno in 10 anni.
Fastweb+Vodafone e TIM opereranno come anchor tenant della nuova infrastruttura e si riservano il diritto di sottoscrivere accordi a lungo termine per l’utilizzo delle reti a condizioni di mercato. In una fase successiva verrà valutato l’ingresso di investitori terzi al fine di ottimizzarne la struttura finanziaria e la possibilità di fornire ulteriori servizi. In un comunicato diffuso da TIM, poi, si legge che “l’infrastruttura sarà inoltre resa disponibile anche ad operatori terzi di telecomunicazioni sulla base di un modello di accesso aperto”.
La modalità RAN Sharing (Radio Access Network), rispetto a quella del Tower Sharing, prevede la condivisione dell’intera infrastruttura di accesso radio, comprese le antenne e gli impianti elettrici. Ciascun operatore comunque mantiene il controllo delle proprie frequenze e della rete core, garantendo così la differenziazione dei servizi.
L’accordo tra i due operatori mira a ridurre la dipendenza dai grandi gestori di torri come Cellnex e INWIT (Infrastrutture Wireless Italiane S.p.A.), che si è immediatamente scagliata contro il progetto dei due operatori, affermando che violerebbe i contratti in essere. Il tower operator e Swisscom, proprietaria di Fastweb+Vodafone, si sono quindi vicendevolmente minacciate di passare alle vie legali.
Lato utente, invece, l’accordo di RAN Sharing 5G risulta vantaggioso in quanto aiuterebbe a debellare il digital divide nei piccoli Comuni e nelle aree rurali, dove gli operatori singolarmente hanno difficoltà ad investire in copertura. La condivisione delle infrastrutture, inoltre, contribuisce a ridurre l’impatto ambientale grazie a una quantità minore di antenne complessive installate sul territorio e a una ottimizzazione dei consumi energetici.
OpenSignal, nel suo ultimo report dedicato agli effetti dell’accordo di RAN Sharing 5G tra TIM e Fastweb+Vodafone, afferma che il progetto dei due operatori è in grado di produrre un impatto positivo immediato sulla copertura della rete mobile nelle aree rurali e sull’esperienza d’uso degli utenti.
La società di analisi indipendente ritiene che la copertura in 5G nelle campagne potrebbe aumentare fino a raggiungere un punteggio di 7,5 (su una scala da 0 a 10), rispetto al 5,6 di TIM e al 6,8 di Vodafone. Il miglioramento previsto, che avverrebbe senza il rilascio di nuove frequenze, sarebbe quindi rispettivamente del 32% e dell’11%. Un punteggio di 7,5 significa che gli utenti di TIM e Vodafone potrebbero accedere al 5G in circa il 75% delle località rurali popolate coperte dalle rispettive reti, in aumento rispetto all'attuale 57% circa per TIM e al 67% per Vodafone.
OpenSignal segnala passi avanti importanti anche in termini di esperienza. Il 5G su banda 700 MHz nelle aree rurali, infatti, offre un sensibile miglioramento nella metrica di "Qualità Costante" rispetto al 4G.
Gli analisti spiegano che il maggiore ostacolo alla diffusione della banda ultra larga nelle aree rurali italiane non risiede tanto nella disponibilità delle frequenze, quanto nella densità e velocità di ampliamento della rete 5G. L’accordo di RAN Sharing, quindi, aumenta in modo efficace la copertura utilizzabile del livello radio per utente, portando a una migliore esperienza di copertura senza estendere la capacità dello spettro.
A livello di roll-out, i due operatori hanno scelto strategie differenti. TIM si è concentrata principalmente sulla banda bassa (700 MHz) per massimizzare la copertura iniziale. I clienti dell’operatore, nel dettaglio, ottengono un accesso più ampio alle aree coperte dalla banda n78 di Vodafone che, secondo OpenSignal, si traduce in un aumento della velocità di download e stabilità del segale.
Vodafone, dal canto suo, ha dato priorità all’implementazione della banda n78 in tutta Italia e ottiene accesso a quella n28 di TIM nelle aree rurali.
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