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Stop al gas russo in UE: cosa cambierà dal 2026

Con il nuovo regolamento, l’UE chiude definitivamente con il gas russo: divieti graduali su GNL e gasdotto, piani di diversificazione obbligatori e controlli più severi. Una svolta che mira a proteggere la sicurezza energetica e a spingere verso un sistema meno vulnerabile.

A cura di: Paola Campanelli
A cura di: Esperta di prodotti finanziari, mercati energetici e telefonia
Dopo la laurea in Economia Aziendale e due Master in Copywriting e Comunicazione Digitale, si dedica ora alla scrittura di news specializzate per Segugio.it, oggi parte di Moltiply Group, con cui collabora dal 2014.

linea editoriale Segugio.it
Tempo di lettura 3 minuti
Pubblicato 11/12/2025
stabilimento gas metano
Verso l’addio definitivo al gas russo: l’Europa verso la sicurezza energetica

L’Unione Europea ha compiuto un passo storico: Parlamento e Consiglio hanno approvato un regolamento — nell’ambito del piano REPowerEU — che segna la fine definitiva delle importazioni di gas russo in Europa. Con questo atto l’UE dichiara conclusa la sua dipendenza da Mosca come fornitore energetico. “Oggi stiamo fermando queste importazioni in modo permanente. Impoverendo lo scrigno bellico di Putin, siamo solidali con l’Ucraina e puntiamo a nuovi partenariati energetici e opportunità per il settore”, ha dichiarato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.

Con questo atto l’Europa avvia un piano di transizione che, secondo le tempistiche, porterà a un blocco totale delle forniture russe entro il 2027.

Il calendario dello stop

Il percorso di uscita dal gas russo non è improvviso, ma segue una sequenza di passaggi ben scanditi. Il primo passo arriverà nella primavera del 2026, quando scatterà il divieto di importare GNL legato ai contratti a breve termine firmati prima del giugno 2025. Solo poche settimane dopo, a metà giugno dello stesso anno, la stessa regola verrà applicata anche ai flussi che arrivano attraverso i gasdotti, sempre per quanto riguarda le forniture di durata breve.

La fase successiva si aprirà all’inizio del 2027, quando l’Unione bloccherà anche il GNL proveniente da contratti a lungo termine stipulati prima del 17 giugno 2025. Da quel momento resterà operativa soltanto l’ultima finestra temporale, quella relativa al trasporto via gasdotto: il limite fissato da Bruxelles è la fine di settembre 2027, data oltre la quale i flussi dovranno fermarsi del tutto. È previsto però un margine di flessibilità: se uno Stato membro dovesse trovarsi in difficoltà con i livelli di stoccaggio, il divieto potrà slittare fino al primo novembre dello stesso anno, considerato il termine massimo per chiudere definitivamente ogni ingresso di gas russo.

Accanto alle scadenze, il regolamento introduce un sistema di controlli e autorizzazioni doganali più stringente e impone a ciascun paese dell’Unione di presentare, entro i tempi stabiliti, un piano nazionale che illustri come intende diversificare le proprie fonti energetiche, così da rendere la transizione non solo obbligatoria ma anche sostenibile nel lungo periodo.

Perché l’UE ha deciso di chiudere con il gas russo

La decisione fa parte della trasformazione avviata con la Dichiarazione di Versailles del 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina: da allora l’UE ha puntato a ridurre la dipendenza da combustibili fossili provenienti da Mosca, considerati arma geopolitica e fonte di vulnerabilità.

Il regolamento appena approvato è vincolante e sancisce che non basta ridurre le importazioni: serve un addio definitivo e strutturale. “È un passo importante nella giusta direzione per rafforzare la sicurezza energetica dell’Europa”, ha commentato il ministro danese dell’Energia, Lars Aagaard.

Lo scopo è duplice: chiudere le porte ai ricatti di Mosca — che in passato ha usato il gas come arma geopolitica — e spingere verso una vera indipendenza energetica europea.

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Le sfide concrete: diversificazione, logistica e sicurezza

Rinunciare in modo definitivo al gas russo significa rimodellare interamente il sistema energetico del continente. Per questo il regolamento impone a ogni Stato membro un piano nazionale di diversificazione per garantirsi approvvigionamenti alternativi di gas metano.

La scommessa è che la transizione avvenga senza compromettere la sicurezza delle forniture e senza generare instabilità nei prezzi.

Al tempo stesso, l’UE prevede sanzioni severe per chi cercherà di eludere il divieto e clausole rigide per autorizzazioni doganali e monitoraggio delle importazioni, per garantire che il divieto sia effettivo.

Non tutti gli Stati membri accolgono con favore la decisione. Alcuni — in particolare paesi dell’Europa centrale e orientale — erano tradizionalmente molto legati al gas russo e temono conseguenze economiche e sociali.

Ma l’accordo, spiega Bruxelles, è necessario: interrompere “in modo permanente” la dipendenza energetica da un “fornitore inaffidabile”, che in passato ha dimostrato la volontà di manipolare i mercati europei, minacciando la sicurezza energetica e danneggiando l’economia del continente.

Un bivio energetico tra rischi e opportunità

L’addio al gas russo pone l’Europa davanti a una sfida complessa: sostituire rapidamente una fonte storica con nuovi fornitori e nuove infrastrutture. Una sfida tecnica, oltre che politica ed economica, ma anche un’opportunità per accelerare la transizione verso energie alternative, rafforzando la resilienza energetica europea e costruendo un mercato meno vulnerabile a ricatti esterni.

Secondo Bruxelles, con questo regolamento l’UE non solo tutela la propria indipendenza, ma manda anche un segnale forte sul piano geopolitico.

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