⏰ In 30 secondi:
- Più navi attraversano Hormuz, ma i rischi restano elevati.
- Le forniture riprendono, senza rassicurare i mercati.
- Tensioni e incertezza continuano a sostenere i prezzi del gas.
A settembre, lo Stretto di Hormuz è stato popolato come non lo si vedeva da mesi. Navi qatariote, emiratine e non solo solcano le acque tra Oman e Iran, a volte utilizzando metodi non convenzionali. La tensione sui mercati, però, non accenna a scendere.
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La situazione che si sta vivendo nello Stretto di Hormuz, a suo modo, è paradossale. Le navi cariche di combustibili fossili ricominciano ad attraversare il lembo di mare tra Iran e Oman con frequenza sempre più alta, ma la pressione sui mercati è tutt’altro che finita. Approfondiamo i numeri a disposizione degli analisti e cerchiamo di capire il motivo di questa contraddizione.
A settembre si è registrato il numero più alto di attraversamenti di navi cargo nello Stretto di Hormuz dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Sono state 19 le imbarcazioni a solcare le acque, 13 provenienti dal Qatar e sei dagli Emirati Arabi Uniti, secondo quanto riporta S&P Global Energy.
Per fare un confronto, nel luglio scorso le navi a superare lo stretto erano state 15: all’epoca era stato stipulato un accordo tra Washington e Teheran, arenatosi poi nei mesi successivi. Eric Yep, senior analyst per S&P, sintetizza così la situazione: “I transiti di GNL attraverso lo Stretto di Hormuz hanno subito un'accelerazione nella seconda metà di settembre e, se questo trend si manterrà anche a ottobre, potremmo vedere i transiti su base mensile risalire al 25% dei livelli precedenti al conflitto”.
Secondo i dati di un’altra società di analisi, Kpler, le navi in uscita sarebbero state 21. È interessante conoscere inoltre la natura di alcune delle imbarcazioni:
Per superare le insidie presenti nello Stretto di Hormuz, molte navi attraversano il tratto di mare effettuando il cosiddetto “dark transit”, ovvero spegnendo il sistema automatico di identificazione (AIS) per evitare di essere identificate. Si tratta quindi di una situazione piuttosto precaria, che spinge Yep a interrogarsi sul futuro: “Il dubbio è se i transiti di GNL attraverso Hormuz possano continuare durante l’inverno”.
È questo, difatti, il punto chiave: l’incertezza. Non basta il graduale ritorno alla normalità dei flussi a rasserenare i mercati, come dimostra l’aumento delle quotazioni del greggio, stabilmente sopra i 100 dollari. Nel momento in cui il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, minaccia “bombardamenti massicci” sull’Iran e dichiara di non essere molto favorevole ad accordi con Teheran, tra le altre cose, è normale che l’intero comparto energetico reagisca con prudenza. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti:
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Lo Stretto di Hormuz è meno chiuso di quanto possa sembrare. I flussi petroliferi sarebbero tornati quasi ai livelli precedenti al conflitto tra Iran e Stati Uniti. La domanda, allora, è perché i prezzi di carburanti e gas rimangono ancora così elevati.
Il prezzo della luce è alto per via di numerosi motivi. Secondo il presidente ARERA, Nicola Dell’Acqua, bisognerebbe intervenire sulle distorsioni del mercato, sulla dipendenza dal metano e sulla lenta attuazione del Pniec, che limita la transizione energetica.
Il settore energetico è quello che incide maggiormente sul bilancio familiare. Secondo le stime attuali, il prezzo dell’elettricità è passato da 112 €/MWh a 180 €/MWh, con un balzo del 60,7%. Il gas non è da meno, con un aumento che ha visto il prezzo salire da 0,358 €/Smc a circa 0,750 €/Smc, segnando un incremento del 109%. Se questa tendenza dovesse continuare, le famiglie potrebbero dover affrontare un aumento complessivo di 205 euro tra settembre e novembre per le bollette di luce e gas.
L’inflazione sale al 3,3% ad agosto 2026, dal 2,9% di luglio, spinta soprattutto dall’accelerazione dei prezzi energetici. Gli energetici crescono del 17% su base annua, mentre benzina, diesel e bollette restano sotto pressione. L’inflazione di fondo rallenta invece all’1,5%, segnalando che il nuovo aumento dei prezzi è concentrato soprattutto sull’energia. Per le famiglie, settembre diventa quindi un mese chiave per controllare consumi e contratti.
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