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Gas, più navi attraversano Hormuz: il rischio sulle forniture non è ancora finito

A settembre, lo Stretto di Hormuz è stato popolato come non lo si vedeva da mesi. Navi qatariote, emiratine e non solo solcano le acque tra Oman e Iran, a volte utilizzando metodi non convenzionali. La tensione sui mercati, però, non accenna a scendere.

Francesco Ursino
A cura di Francesco Ursino

Esperto di mercati energetici e telefonia

fornitura di gas
Lo Stretto di Hormuz torna a essere trafficato, ma la tensione sui mercati resta.
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⏰ In 30 secondi:

  • Più navi attraversano Hormuz, ma i rischi restano elevati.
  • Le forniture riprendono, senza rassicurare i mercati.
  • Tensioni e incertezza continuano a sostenere i prezzi del gas.

La situazione che si sta vivendo nello Stretto di Hormuz, a suo modo, è paradossale. Le navi cariche di combustibili fossili ricominciano ad attraversare il lembo di mare tra Iran e Oman con frequenza sempre più alta, ma la pressione sui mercati è tutt’altro che finita. Approfondiamo i numeri a disposizione degli analisti e cerchiamo di capire il motivo di questa contraddizione.

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Le navi petrolifere tornano a passare dallo Stretto di Hormuz

A settembre si è registrato il numero più alto di attraversamenti di navi cargo nello Stretto di Hormuz dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Sono state 19 le imbarcazioni a solcare le acque, 13 provenienti dal Qatar e sei dagli Emirati Arabi Uniti, secondo quanto riporta S&P Global Energy.

Per fare un confronto, nel luglio scorso le navi a superare lo stretto erano state 15: all’epoca era stato stipulato un accordo tra Washington e Teheran, arenatosi poi nei mesi successivi. Eric Yep, senior analyst per S&P, sintetizza così la situazione: “I transiti di GNL attraverso lo Stretto di Hormuz hanno subito un'accelerazione nella seconda metà di settembre e, se questo trend si manterrà anche a ottobre, potremmo vedere i transiti su base mensile risalire al 25% dei livelli precedenti al conflitto”.

Secondo i dati di un’altra società di analisi, Kpler, le navi in uscita sarebbero state 21. È interessante conoscere inoltre la natura di alcune delle imbarcazioni:

  • Al Kharaitiyat - metaniera proveniente dal terminal di Ras Laffan e legata a QatarEnergy. Ha attraversato lo stretto a transponder spento tra il 22 e il 23 settembre, riapparendo al largo della costa occidentale dell'India verso fine mese per poi proseguire oltre lo Sri Lanka;
  • Al Gharrafa - altra grande nave collegata a QatarEnergy. È "scomparsa" dai tracciamenti all'interno dello stretto tra il 23 e il 24 settembre, per ricomparire il 30 settembre al largo delle coste indiane;
  • Milaha Qatar - metaniera gestita dalla società tedesca Pronav Ship Management. Ha transitato nello stretto a metà settembre prima di riemergere sui sistemi di tracciamento a ovest dell'India il 30 settembre.
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I trasferimenti “dark transit” e le incognite sul futuro

Per superare le insidie presenti nello Stretto di Hormuz, molte navi attraversano il tratto di mare effettuando il cosiddetto “dark transit”, ovvero spegnendo il sistema automatico di identificazione (AIS) per evitare di essere identificate. Si tratta quindi di una situazione piuttosto precaria, che spinge Yep a interrogarsi sul futuro: “Il dubbio è se i transiti di GNL attraverso Hormuz possano continuare durante l’inverno”.

È questo, difatti, il punto chiave: l’incertezza. Non basta il graduale ritorno alla normalità dei flussi a rasserenare i mercati, come dimostra l’aumento delle quotazioni del greggio, stabilmente sopra i 100 dollari. Nel momento in cui il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, minaccia “bombardamenti massicci” sull’Iran e dichiara di non essere molto favorevole ad accordi con Teheran, tra le altre cose, è normale che l’intero comparto energetico reagisca con prudenza. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti:

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