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Crisi energetica: arrivano i fondi UE, ma solo per le rinnovabili

Come auspicato da diversi Paesi - primo tra tutti l'Italia - sarà possibile derogare al patto di stabilità per effettuare interventi contro la crisi energetica. Dovrà trattarsi, però, di investimenti a favore della transizione energetica: scopriamo quali.

Francesco Ursino
A cura di Francesco Ursino

Esperto di mercati energetici e telefonia

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Gli Stati UE potranno investire contro la crisi energetica, ma solo per farorire le rinnovabili.

⏰In 30 secondi:

  • Fondi UE più flessibili per investimenti contro la crisi energetica e il caro bollette
  • Risorse destinate a rinnovabili, reti e accumuli, esclusi tagli alle accise sui carburanti
  • Fino a 14 miliardi in tre anni per accelerare transizione energetica ed elettrificazione

Le trattative tra Italia e UE hanno portato a una fumata bianca. È stato concesso un margine di manovra per gli Stati membri per effettuare investimenti che contrastino la crisi energetica. Nello specifico, i Paesi che hanno già attivato la clausola per la difesa fino all’1,5% del PIL potranno aggiungere una flessibilità dello 0,3% in tema energetico. Sarà possibile effettuare più investimenti (fino a un massimo di 14 miliardi di euro in tre anni), ma a una condizione: deve trattarsi di provvedimenti per la transizione verde.

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Sì agli investimenti, ma solo per la transizione energetica

Lo strumento con il quale l’Unione Europea ha allargato i cordoni della borsa è la deroga al Patto di stabilità, che permette di andare al di fuori dei parametri continentali in fatto di investimenti (e relativo impatto sul PIL). Tuttavia, gli interventi che potranno essere effettuati dovranno rientrare in specifiche categorie, tra le quali:

  • misure di sostegno rivolte a famiglie e imprese, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e favorire il percorso verso la decarbonizzazione;
  • azioni e programmi dedicati ad accelerare il processo di elettrificazione dei consumi energetici;
  • investimenti strategici nelle infrastrutture energetiche, in particolare nel rafforzamento delle reti elettriche e nei sistemi di accumulo, come le batterie;
  • interventi orientati a migliorare l’efficienza e il risparmio energetico;
  • sviluppo e ampliamento della produzione da fonti di energia rinnovabile e a basse emissioni.

Come si può vedere, vengono favoriti gli investimenti che rafforzano la capacità strutturale di resistere alle crisi energetiche e che sostengono l’accelerazione della transizione energetica. Quest’ultimo punto è di primaria importanza: la forte dipendenza europea dal GNL americano pone l’intero continente in una situazione di criticità, che può essere superata solo con investimenti e una revisione della fiscalità energetica su larga scala.

A rimanere fuori rimangono pertanto quelli che, finora, erano stati alcuni degli interventi messi in campo fin da subito dal Governo italiano e non solo. Tra questi c’è il taglio delle accise su diesel e benzina.

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Da quando inizieranno questi investimenti?

Il provvedimento che consente la deroga al patto di stabilità per investimenti in tema di transizione energetica è ancora in divenire. La proposta della Commissione europea, infatti, dovrà essere approvata dalla maggioranza qualificata degli Stati membri. Secondo le previsioni, il tutto dovrebbe entrare a pieno regime dopo l’estate.

In questo lasso di tempo, i Paesi che non hanno richiesto l’attivazione della deroga per la difesa, tra i quali l’Italia, potranno farlo in ogni momento. Prima di agire, presumibilmente il nostro Governo vorrà attendere i prossimi dati Eurostat, che potrebbero determinare l’uscita dalla procedura di infrazione per eccessivo deficit.

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