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Stretto di Hormuz e caro bollette e benzina: a che punto siamo?

Ora che Stati Uniti e Iran hanno ratificato un accordo per la fine delle ostilità, cosa succederà allo Stretto di Hormuz? Una sua riapertura totale e priva di pedaggi permetterebbe la discesa dei prezzi di benzina e bollette: approfondiamo gli scenari.

Paolo Benazzi
A cura di Paolo Benazzi

Esperto di mercati energetici e telefonia

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Come cambiano gli scenari con la prevista apertura dello Stretto di Hormuz?

⏰In 30 secondi:

  • Accordo USA-Iran: possibili effetti positivi su gas, luce e carburanti
  • Prezzi in calo: Brent e gas TTF scendono dopo l'intesa preliminare
  • Recupero graduale: servono mesi per tornare ai livelli pre-crisi

La firma sull’accordo tra Stati Uniti e Iran apre nuovi scenari per la gestione dello Stretto di Hormuz, il lembo di mare essenziale per il passaggio delle navi dirette verso i porti asiatici ed europei. La riapertura del canale, le cui tempistiche e modalità sono ancora da stabilire, porterebbe a numerosi effetti benefici per gli utenti: cerchiamo di fare il punto.

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L’importanza della riapertura dello Stretto di Hormuz

È bene partire dai numeri: prima dello scoppio della guerra in Medio Oriente, dallo Stretto di Hormuz passava il 20% del petrolio mondiale via mare, oltre il 28% del GPL e una quota rilevante delle esportazioni di GNL. La sua chiusura, risalente ormai a fine febbraio 2026, ha destabilizzato gli equilibri globali, con evidenti ricadute sul costo della vita.

Secondo le stime del Centro Studi Unimpresa, nel secondo trimestre 2026 il prezzo della luce è salito dell’8,1%, mentre quello del gas è cresciuto del 20% per i clienti in tutela. Le analisi Codacons parlano di +633 euro sulle bollette a famiglia a causa della guerra.

Ecco perché l’accordo tra Teheran e Washington viene salutato con favore da più parti. Tra queste c’è Unimpresa, che attraverso le parole del presidente Paolo Longobardi spiega: “La firma del memorandum tra Washington e Teheran è una notizia attesa dall’economia reale, non solo dai mercati finanziari. Per le famiglie italiane significa il recupero di un potere d’acquisto eroso da mesi di rincari energetici. Per le imprese, soprattutto per le PMI, significa tornare a ragionare su costi certi, forniture prevedibili, margini difendibili”.

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I primi effetti su petrolio e gas

È utile andare a verificare quali siano le reazioni dei mercati a quella che pare essere la prima fase dell’accordo tra Stati Uniti e Iran.

Approfondendo le quotazioni del Brent, si scopre che al momento il valore di riferimento è 82,05 dollari al barile. Si tratta del dato più basso degli ultimi tre mesi, sebbene ancora il mercato sia in attesa di capire quali saranno i reali sviluppi. Lo stesso vale per il gas TTF, il riferimento all’ingrosso in Europa. Al momento, ci si attesta su un valore di 42,26 €/MWh, parametro in continua discesa a partire dal 10 giugno scorso.

Tuttavia, anche nello scenario più favorevole possibile, cioè la riapertura certa dello Stretto di Hormuz alle condizioni precedenti alla guerra, il ritorno alla normalità non sarà così immediato:

  • per il ripristino dei transiti petroliferi servirebbe circa un mese;
  • per prodotti raffinati, chimica e alluminio, i tempi di recupero si stimano compresi tra tre e sei mesi.

Non mancherebbero, in ogni caso, effetti immediati. Le famiglie, ad esempio, potrebbero beneficiare di benzina meno cara e un generale rallentamento del costo della vita.

A livello nazionale, lo sblocco dello Stretto di Hormuz consentirebbe di limitare gli effetti negativi della mancata espansione del PIL, che tornerebbe ad avvicinarsi alle stime ipotizzate a inizio anno, pari allo 0,5-0,6% di crescita.

Nell’attesa di capire come evolverà il quadro politico ed economico, l’invito è quello di cercare sempre nuove occasioni per risparmiare grazie al confronto delle migliori offerte luce e gas delle nostre aziende partner.

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