⏰ In 30 secondi:
- Bollette ancora alte: l’accordo USA-Iran non avrà effetti immediati
- Tempi lunghi: mesi per il petrolio, anni per il mercato del gas
- UE sulle rinnovabili: obiettivo ridurre la dipendenza energetica estera
L'intesa tra USA e Iran e la conseguente riapertura dello Stretto di Hormuz indurrebbero all'ottimismo. Secondo il commissario UE per l'energia, Dan Jørgensen, per registrare un calo dei prezzi di gas e petrolio occorrerà però attendere ancora diverso tempo.
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Il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran spingerebbe a dire che ormai il peggio è passato e il Medio Oriente è destinato a tornare a una situazione di relativa stabilità. Con lo Stretto di Hormuz ormai in via di riapertura, la naturale conseguenza sarebbe un ritorno alla normalità anche dei prezzi delle bollette. Su questo punto, però, è bene frenare ogni possibile entusiasmo, stando almeno a quanto riferito dal commissario UE per l'energia Dan Jørgensen.
In un'intervista rilasciata a La Stampa, Jørgensen sottolinea che quella che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, chiama entusiasticamente “pace” tra USA e Iran non porterà a una riduzione delle bollette. Servirà diverso tempo per tornare alla normalità: “per il petrolio qualche mese, per il gas qualche anno”.
A essere dello stesso avviso è anche l'Agenzia internazionale dell'energia, nel suo report mensile del mercato petrolifero. Nonostante la discesa del costo del greggio registrata negli ultimi giorni, l'offerta globale nel 2026 scenderà di 3,9 milioni di barili al giorno. E se circola meno petrolio, il prezzo di quello disponibile non può che rimanere alto.
Viene naturale chiedersi, allora, perché la ripresa sarà così lenta. In molti casi, si tratta di fattori puramente logistici. Per fare un esempio, i bombardamenti sull'impianto di Ras Laffan di metà marzo scorso hanno provocato danni che secondo gli esperti richiederanno circa cinque anni per essere riparati. Si sta parlando di una struttura collegata al più grande giacimento di gas naturale al mondo, quello di North Field, in Qatar.
Ritornando alle parole di Jørgensen, tutta questa situazione dovrebbe rendere chiaro all'Europa che è necessario un cambio di passo, sintetizzato da questa dichiarazione: “Bisogna accelerare con la transizione energetica per ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili”.
Secondo il commissario UE per l'energia, quanto sta accadendo in questo periodo sui mercati energetici costituisce un “campanello d'allarme” che deve far comprendere quale sia la direzione da intraprendere. L'obiettivo, pertanto, dovrebbe essere quello di spingere sulle rinnovabili, al fine di limitare la dipendenza dalle importazioni di greggio e gas.
È inevitabile sottolineare che la forte esposizione alla volatilità delle forniture e a prezzi elevati in caso di crisi ponga l'Europa in una situazione di estrema debolezza. A tal proposito, Jørgensen cita un dato piuttosto esemplificativo: “Abbiamo speso mediamente 645 milioni di euro in più al giorno in energia dall’inizio del conflitto”.
Non a caso, recenti stime indicano che per gli utenti italiani le bollette aumenteranno di 633 euro, a causa proprio degli effetti della guerra in Iran. Per questo motivo, il Vecchio Continente ha da tempo messo in cantiere il piano Accelerate EU, che tra le altre cose consentirebbe di tassare l’elettricità in modo più favorevole rispetto al gas naturale. Ciò potrebbe spingere ulteriormente il processo di elettrificazione di tutta l'Eurozona, che diventerebbe così meno dipendente dalle forniture estere.
Se la presunta pace tra Stati Uniti e Iran non ridurrà le bollette da qui a breve, significa che devi agire in prima persona per cercare di alleggerire il peso delle utenze. Puoi farlo controllando le migliori offerte luce e gas delle nostre aziende partner:
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