⏰In 30 secondi:
- Primavera 2026 da record: seconda più calda in Italia dal 1950
- Temperature in aumento: +1,26°C rispetto alla media 1991-2020
- Meno piogge: precipitazioni in calo del 16%, soprattutto al Nord
Le temperature dell'aria e dei mari aumentano, le precipitazioni diminuiscono, soprattutto al Nord. È questa una possibile sintesi dei fenomeni meteorologici registrati nella primavera 2026 in Italia, che si è confermata la seconda più calda di sempre.
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Il riscaldamento climatico è un fenomeno con il quale è ormai necessario fare i conti. L'ennesima conferma arriva dall’analisi climatica effettuata sui valori storici, secondo la quale la primavera 2026 è stata la seconda più calda da quando si registrano i dati in Italia. Approfondiamo le dinamiche più interessanti attraverso il contributo del Copernicus Climate Change Service e dell’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts.
Nonostante un inizio di maggio caratterizzato da una fase instabile e con diverse perturbazioni, la fine della primavera meteorologica ha visto prevalere i periodi caldi rispetto a quelli più freschi. Non a caso, la prima ondata di calore del 2026 ha portato a temperature record in numerosi Paesi europei, tra i quali l’Italia.
A maggio, la temperatura media si è assestata su 16,09°C, superiore di 1,04°C alla media del trentennio di riferimento (1991-2020). Si tratta del settimo mese più caldo registrato in Italia a partire dal 1950. Guardando alla primavera nel suo complesso, l'anomalia termica è stata di +1,26°C, valore che si piazza al secondo posto nella classifica delle primavere più calde dal 1950 a oggi. Il record rimane del 2024, quando il valore aveva toccato i +1,28°C.
Mettendo il tutto in prospettiva, si arriva a dire che in 76 anni la temperatura media primaverile ha subito un incremento di 1,78°C a livello nazionale; in media, ogni 10 anni si è registrato una crescita di 0,23°C, distribuita diversamente nelle varie parti del Paese:
Spostando l’attenzione sulla temperatura dei mari, si nota che negli ultimi 76 anni le rilevazioni primaverili hanno registrato un incremento medio di 0,96°C, più di un decimo di grado ogni decennio. Pur essendo significativo, si tratta di un dato meno evidente rispetto a quello estivo e autunnale. Le anomalie maggiori si segnalano nei bacini di Ponente, dalla Liguria alla Sardegna; alto Ionio e medio-basso Adriatico sono rimasti in linea con i valori del periodo.
Allo stesso tempo, le rilevazioni ERA5-Land di Copernicus confermano che a maggio è caduto sull'Italia il 24,6% di precipitazioni in meno rispetto al periodo di riferimento (1991-2020). Per quanto riguarda la primavera meteorologica nel suo complesso, il deficit complessivo è stato del 16%. Anche in questo caso, l'area dove si registrano gli episodi più estremi è il Nord, soprattutto il versante Adriatico. L'estremo Sud ha registrato un deficit altrettanto importante, visto che in diverse zone è caduta meno della metà della pioggia attesa.
I vari numeri elencati confermano che il nostro Paese sta vivendo una fase di cambiamenti climatici piuttosto evidenti. L'aumento delle temperature dell'aria e dei mari, unito a minori precipitazioni, porta tutta una serie di trasformazioni che investono la vita quotidiana delle persone.
Per cercare di arginare l'aumento delle temperature, sono già diverse le iniziative messe in atto. La sempre maggiore diffusione dei tetti verdi in Europa, ad esempio, costituisce una soluzione che migliora l'impronta energetica delle città. L'altro punto su cui intervenire è quello delle rinnovabili: ad aprile 2026, eolico e fotovoltaico hanno superato la produzione da gas, raggiungendo un traguardo storico.
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