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Poste lancia OPAS per l’acquisto di TIM: i dettagli dell’operazione

Poste Italiane, dopo essere diventato primo azionista di TIM, la scorsa domenica ha annunciato un'OPAS da 10,8 miliardi di euro per acquisire il 100% della telco, che la riporterebbe quindi sotto il controllo dello Stato dopo quasi trent'anni. Dall'operazione nascerebbe un gruppo da circa 27 miliardi di euro di ricavi

Matteo Testa
A cura di Matteo Testa
ufficio computer borsa finanza
Poste Italiane lancia un'OPAS su TIM

⏰In 30 secondi:

  • Poste lancia OPAS su TIM da 10,8 miliardi € per il controllo
  • Offerta mista cash + azioni, obiettivo 66,67% del capitale
  • Nuovo gruppo: 27 miliardi € ricavi e 150mila dipendenti

Poste Italiane al momento dell’acquisizione delle quote di TIM da Vivendi - operazione che ha reso la società controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze il primo azionista della telco - aveva inizialmente escluso l’OPA (Offerta Pubblica di Acquisto). L’obiettivo dell’azienda guidata da Matteo Del Fante era “promuovere il consolidamento delle telecomunicazioni in Italia”.

Domenica 22 marzo, con un colpo di scena, il CdA di Poste Italiane ha annunciato il lancio di una OPAS (Offerta pubblica di acquisto e scambio) da 10,8 miliardi per tutta Telecom Italia che, se si concretizzerà, riporterà la telco sotto controllo pubblico dopo la privatizzazione avvenuta nel 1997. Affinché l’offerta venga considerata valida, l’OPAS dovrà consentire a Poste Italiane di raggiungere il 66,67% del capitale. 

Il gruppo di spedizioni in questa operazione è assistita dai legali dello studio Gianni & Origoni. JP Morgan ha svolto il ruolo di lead financial advisor, mentre BNP Paribas e Mediobanca quello di consulenti finanziari. Il completamento dell’intera operazione è previsto per la fine del 2026.

Lo Stato italiano, attualmente socio di Poste Italiane con il 65% delle quote tramite il Ministero dell’Economia e Cassa Depositi e Prestiti, si troverebbe a detenere oltre il 50% del capitale della nuova realtà e potrà avere il ruolo di garante per una governance stabile, che è mancata a TIM da diversi anni a questa parte.

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I dettagli dell’OPAS di Poste Italiane su TIM

L’offerta per ciascuna azione di TIM prevede una parte in contanti pari a 0,167 euro e 0,0218 euro in azioni ordinarie di Poste Italiane di nuova emissione. Il premio per gli azionisti che aderiranno all’OPAS rispetto al prezzo ufficiale del 20 marzo è superiore al 9%. La struttura dell’offerta è stata studiata non solo per contenere l’impatto finanziario sulla cassa del gruppo postale — che dovrebbe infatti sborsare “solo” 2,8 miliardi di euro in denaro — ma anche per rendere gli attuali soci di TIM azionisti del nuovo gruppo, coinvolgendoli nel suo ambizioso progetto industriale. Se la scalata verrà completata, Poste Italiane prevede il delisting di TIM.

Sotto il profilo finanziario, l’offerta di Poste Italiane poggia sulla stima di sinergie pari a 700 milioni di euro annui a regime, di cui 500 milioni di risparmi derivanti dalla riduzione del costo del debito di TIM (che potrà godere del supporto di un gruppo più solido) e 200 milioni di ricavi grazie alla vendita dei servizi della telco ai clienti di Poste e viceversa. Gli oneri di integrazione sono anch’essi stimati in circa 700 milioni, distribuiti su più esercizi. La fusione consentirebbe però di ottimizzare gli investimenti in tecnologia e digitalizzazione dei due gruppi.

Poste Italiane si aspetta un impatto positivo sul proprio utile per azione a partire dal 2027 e un impatto neutrale sul dividendo relativo all’utile 2026.

La strategia di Poste Italiane

L’OPAS rappresenta l’ultimo passo di una strategia costruita in poco più di un anno, iniziata con l’acquisto da parte di Poste Italiane del 9,81% delle azioni ordinarie di TIM da Cassa Depositi e Prestiti nel febbraio 2025. L’operazione era stata finanziata in parte con la cessione del 3,78% di Nexi, azienda leader in Italia per i pagamenti digitali.

Nel marzo dello stesso anno, Poste Italiane ha acquistato il 15% del capitale ordinario da Vivendi, gruppo media francese che per un decennio è stato primo azionista di TIM. L’operazione ha permesso all’azienda capitanata da Del Fante di raggiungere il 24,81% di quote della telco. A dicembre ha poi rilevato anche la quota residua del 2,51% ancora in mano all’azienda francese per 187 milioni di euro, portando la propria partecipazione al 27,32%.

Viene quindi da chiedersi se la scalata non fosse nei progetti di Poste Italiane fin dall’inizio o se l’idea sia nata dall’aver compreso che, per rendere effettive le sinergie tra i due gruppi, fosse necessario un controllo totale e non una semplice posizione di primo azionista.

Poste-TIM: come sarà il nuovo gruppo

Il gruppo nato dall’unione tra Poste Italiane e TIM diventerebbe il primo operatore di telecomunicazioni italiano con oltre 24 milioni di clienti per la telefonia mobile (19 milioni di TIM e 5 milioni di PosteMobile). L’operatore, si legge in una nota, disporrebbe di “capacità finanziarie e scala tali da poter sostenere gli investimenti necessari alla gestione, al mantenimento e all’innovazione delle infrastrutture digitali nazionali”. Poste e TIM insieme raggiungerebbero poi la soglia di 150 mila dipendenti, con ricavi aggregati pro-forma per 26,9 miliardi di euro e un margine di profitto di circa 4,8 miliardi.

Tra gli obiettivi c’è anche quello di posizionarsi come fornitore di riferimento per aziende e Pubblica Amministrazione per servizi come “cloud, gestione dei dati, intelligenza artificiale, Internet delle Cose e cyber-security”, promuovendo così “la sovranità digitale, il tessuto imprenditoriale e l’accesso ai servizi in tutte le aree del Paese, garantendo sicurezza e resilienza delle infrastrutture”.

TIM Enterprise, la divisione del gruppo dedicata a imprese e PA, è già oggi considerata un punto di riferimento in ambito cloud con ricavi superiori a 3,5 miliardi di euro e un piano di investimenti per data center ed edge computing da un miliardo di euro nei prossimi tre anni. TIM, inoltre, è il primo azionista del Polo Strategico Nazionale, un’infrastruttura nata allo scopo di fornire un servizio cloud affidabile, sicuro e resiliente per la Pubblica Amministrazione e per tutti gli asset strategici del Paese.

I problemi regolatori

L’operazione, per andare a buon fine, dovrà però superare alcuni ostacoli dal punto di vista regolatorio. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) nel 2025 aveva dato l’ok all’acquisto delle ultime quote di TIM, ma sarà difficile per l’Antitrust non tenere in considerazione le preoccupazioni dei principali operatori di telefonia mobile e rete fissa. L’AGCM ha ottenuto da Poste Italiane l’impegno formale a non proporre servizi in bundle negli uffici postali, ma tale promessa risulta piuttosto vana considerando che l’intera operazione si giustifica proprio sulla convergenza tra i servizi dei due gruppi.

Anche il parere dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) sarà altrettanto determinante.

Le eventuali concessioni di Poste Italiane alle due autorità — come ad esempio l’obbligo di apertura degli uffici postali ai concorrenti di TIM, la separazione dei database dei due gruppi o possibili vincoli sulla distribuzione esclusiva — andrebbero a limitare quelle sinergie che legittimano il premio proposto agli azionisti.

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