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Poste e TIM iniziano la nuova fase: cosa può cambiare per telecomunicazioni e rete

L'integrazione tra Poste Italiane e TIM entra nel vivo con la definizione del piano industriale. Seppur l'azienda guidata da Del Fante punti al delisting, la telco manterrà autonomia gestionale. Il progetto unisce le reti fisiche e digitali delle due aziende per generare sinergie e sviluppare servizi avanzati

Matteo Testa
A cura di Matteo Testa

Esperto di telefonia e telecomuncazioni

tim
TIM e Poste Italiane definiscono il piano industriale per arrivare alla completa integrazione
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⏰ In 30 secondi:

  • Poste e TIM avviano l’integrazione industriale.
  • TIM manterrà autonomia nella gestione.
  • Reti e servizi insieme per creare nuove sinergie.

Dopo la conclusione dell’OPAS (Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio) di Poste Italiane su TIM, l’integrazione tra i due gruppi entra ufficialmente nella fase operativa. I vertici delle due aziende si sono incontrati il 12 ottobre per definire il programma industriale e avviare le sinergie annunciate al momento del lancio dell’offerta pubblica. Il CEO di TIM, Pietro Labriola, ha confermato in un messaggio ai dipendenti a seguito dell’incontro con i vertici di Poste Italiane che la telco, indipendentemente dall’eventuale delisting entro il 2029, resterà autonoma. L'obiettivo è creare un grande gruppo che copra i settori delle telecomunicazioni, delle tecnologie digitali e dei servizi finanziari, assicurativi e logistici.

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L'autonomia e la visione strategica

“Indipendentemente dal futuro assetto di quotazione, - ha detto Labriola – TIM resterà una società chiamata a operare autonomamente, con responsabilità industriali, gestionali ed economiche proprie”. L’amministratore delegato riprende poi le parole del suo omologo di Poste Italiane, Matteo Del Fante, affermando che la fase finanziaria dell’operazione è ormai conclusa e ora “comincia il progetto industriale. Un progetto che unisce competenze, infrastrutture e capacità complementari per creare valore e raggiungere i risultati economico-finanziari già annunciati al mercato”.

Il CEO di TIM quindi afferma che le due aziende hanno davanti “due grandi sfide. La prima è presidiare e sviluppare i mercati in cui operiamo: dalla connettività alle tecnologie digitali, dai servizi finanziari alla logistica. La seconda è rafforzare la relazione con i cittadini attraverso le nostre applicazioni digitali e le nostre reti fisiche, come i negozi e gli uffici postali”.

La fase operativa, secondo Labriola, richiederà una precisa organizzazione che dovrà tradursi in “iniziative con obiettivi, responsabilità e tempi definiti, coerenti con i target economico-finanziari già annunciati”.

Una rete distributiva capillare sul territorio

La richiesta di Labriola di una organizzazione ben definita nasce anche dalla dimensione della rete distributiva del nuovo gruppo. Stando ai numeri presentati da Poste Italiane al lancio dell’OPAS, le due società nel complesso possono contare su quasi 13mila uffici postali, oltre 4mila punti vendita TIM e oltre 49mila partner terzi, a cui si aggiunge una base di più di 19 milioni di clienti digitali attivi.

Da un lato la presenza capillare di Poste Italiane sul territorio consente di raggiungere imprese e utenti grazie a una rete che può trasformarsi in un canale privilegiato anche per la commercializzazione di servizi di telefonia mobile e rete fissa, dall’altro i clienti di TIM rappresentano un bacino potenziale per i prodotti nei settori di energia, assicurazioni e finanza del gruppo guidato da Del Fante. Il piano prevede anche l’utilizzo di data analytics e intelligenza artificiale per una migliore personalizzazione delle offerte e dell’efficacia delle iniziative di vendita.

Un ruolo centrale in questo nuovo assetto sarà svolto dalle app di Poste Italiane che, come ricorda Labriola, rappresentano il 60% delle interazioni digitali quotidiane in Italia. Il CEO di TIM quindi sottolinea che questa collaborazione industriale si basa su “asset importanti”, ma le due aziende hanno ancora “un potenziale significativo da esprimere”.

Asset tecnologici e sviluppo infrastrutturale

Nel piano di integrazione avranno un ruolo centrale anche gli asset tecnologici di TIM. Labriola cita in particolare il backbone della rete, che secondo il manager è tre volte più esteso rispetto ai concorrenti e sarà fondamentale per lo sviluppo del 5G Standalone (5G SA), ovvero l’architettura mobile che non necessita di appoggiarsi alle reti 4G e offre funzioni avanzate come il network slicing e bassa latenza.

Altrettanto importanti saranno le competenze nel cloud, cybersecurity, Internet of Things (IoT) e servizi digitali innovativi di TIM Enterprise, tutte attività che possono beneficiare degli investimenti e relazioni commerciali di Poste Italiane.

Sinergie, governance e prospettive di delisting

Poste Italiane al lancio dell’OPAS il 22 marzo 2026 aveva annunciato circa 700 milioni di euro di sinergie annue a regime, di cui 500 milioni derivanti dalla riduzione dei costi e oltre 200 milioni dalla crescita dei ricavi. Alla chiusura dell’offerta a settembre, il gruppo di Del Fante detiene l’85,82% del capitale di TIM, sufficiente per avere il controllo della telco ma inferiore alla soglia del 90% per attivare il meccanismo di acquisto obbligatorio delle azioni residue e permettere poi il delisting.

A livello di governance, Del Fante in un evento promosso dalla Commissione parlamentare di vigilanza sulla Cassa Depositi e Prestiti (CDP) aveva confermato Labriola e tutto il management alla guida di TIM. L’obiettivo, ha aggiunto il CEO di Poste, era quello di utilizzare “il know how e tutte le competenze dentro l’azienda TIM, magari anche con il nostro supporto di bilancio insieme al nostro azionista Cassa Depositi e Prestiti”.

Le sinergie di costo, stando alle previsioni iniziali, dovrebbero essere conseguite entro il secondo anno successivo al completamento dell’offerta, mentre quelle sui ricavi dovrebbero richiedere circa tre anni. Gli oneri straordinari per completare l’integrazione sono stimati in circa 700 milioni di euro (senza considerare le imposte). Poste Italiane ha indicato un impatto positivo sull’utile per azione già dal 2027.

Il piani per il delisting e il futuro di TIM Brasil

Parlando della possibile uscita di TIM dall’Euronext Milan, Del Fante al festival di Moneta ha affermato che l’obiettivo di Poste Italiane per la telco è quello “di non mantenerla quotata” e ha aggiunto che la speranza è “finire l'operazione prima del mio mandato. Quindi prima dell'aprile 2029 dovremmo arrivare al delisting e ad avere il 100% di TIM”.

La telco resta comunque “indipendente sotto il nostro controllo, però con una sua autonomia gestionale che gli può permettere di essere sufficientemente agile in un settore molto complesso. Le daremo tutto quello che gli può dare una capogruppo per l'operatività”.

Per quanto riguarda il futuro di TIM Brasil, invece, Del Fante sottolinea che “ha fatto un sacco di soldi, produce molto cassa”. “Non è in vendita – spiega il CEO di Poste Italiane - ma non è nemmeno strategica nel disegno. La useremo in maniera tattica nei prossimi mesi”.

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