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Petrolio e gas sono le fonti più esposte alle crisi: perché riguarda anche le bollette

In tempi di guerre e crisi delle forniture, petrolio e gas sono le due fonti di energia messe più a dura prova: a rivelarlo è un nuovo studio, che propone un confronto tra i vari scenari. È anche per questo che il costo delle bollette aumenta da mesi.

Lorenzo Vannini
A cura di Lorenzo Vannini

Esperto di mercati energetici e Telco

gas e petrolio
Gas e petrolio sono le fonti più esposte alla crisi, e ciò fa aumentare le bollette.

⏰ In 30 secondi:

  • Gas e petrolio più vulnerabili alle crisi geopolitiche.
  • Le tensioni sulle forniture spingono i prezzi dell’energia.
  • Più rinnovabili possono ridurre volatilità e bollette.

In tempi di crisi legate alle fonti fossili, è forte la spinta verso modalità alternative di generazione dell’elettricità. Lo dice anche ARERA, l’Autorità per l’energia italiana: per ridurre il PUN servono più rinnovabili.

Le vicende geopolitiche legate alle guerre in Ucraina e Iran, infatti, incidono in maniera diversa sulle varie fonti utilizzate per ottenere energia. Un nuovo contributo pubblicato da Strategic Perspectives aiuta a fare chiarezza su questo aspetto.

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La grande esposizione alla crisi delle fonti fossili

Il rapporto “The energy security switch”, pubblicato da Strategic Perspectives, esamina nove fonti energetiche inquadrandole in sei scenari differenti, attribuendo a ciascuna un punteggio di esposizione alla crisi. Quest’ultimo parametro mette insieme importazioni, concentrazione dei fornitori, scorte, rotte alternative e fragilità degli impianti. Valori maggiori indicano una più spiccata vulnerabilità. Più il numero è alto, e maggiore è l'esposizione al pericolo. Questo è il quadro ottenuto:

FonteSituazione ordinariaForniture "Libia"Rotta "Hormuz"Minerali "Cina"Attacchi "Russia"Guerra "Ucraina"
Gas via gasdotto 3,5 5,3 7,3 3,5 14,9 18,1
Gas naturale liquefatto 2,9 4,5 6,4 3,0 13,1 16,0
Petrolio 3,3 4,4 6,9 3,6 11,4 23,2
Carbone 2,9 3,5 3,9 3,2 7,4 8,0
Nucleare 3,7 4,6 5,1 4,0 9,8 9,6
Idroelettrico 1,5 1,5 1,5 1,5 4,7 4,9
Eolico terrestre 1,4 1,4 1,4 1,8 4,0 4,1
Eolico marino 2,3 2,3 2,3 3,5 5,5 5,6
Fotovoltaico 1,1 1,1 1,1 1,2 3,7 3,7
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Come interpretare questi dati?

Partendo dai numeri ottenuti, è possibile esprimere diverse considerazioni:

  • quadro ordinario - la dipendenza logistica e infrastrutturale espone i combustibili a rischi maggiori (gas via gasdotto 3,5, petrolio 3,3, GNL 2,9), mentre le fonti pulite registrano indici minimi (fotovoltaico 1,1, eolico terrestre 1,4, idroelettrico 1,5, eolico marino 2,3);
  • shock isolato (Forniture "Libia") - il blocco parziale delle forniture da un singolo esportatore, come avvenuto nel 2011 con la Libia, colpisce il termoelettrico fossile (gas via gasdotto a 5,3, GNL a 4,5 e petrolio a 4,4), lasciando del tutto intatta la stabilità delle rinnovabili;
  • crisi di transito (Rotta "Hormuz") - strozzature prolungate su snodi marittimi chiave, come si sta verificando da mesi nello Stretto di Hormuz, fanno impennare la vulnerabilità di gas (7,3), greggio (6,9) e metano liquido (6,4), a fronte di un comparto green che non subisce scossoni (media ferma a 1,6);
  • pressione sulle materie prime (Minerali "Cina") - le tensioni sulle catene di fornitura colpiscono principalmente l'offshore (3,5) e il nucleare (4,0), senza alterare l'assetto delle fossili tradizionali né penalizzare fotovoltaico o eolico su terraferma;
  • attacchi ibridi e cyber (Attacchi "Russia") - sabotaggi e minacce informatiche alle reti aumentano il rischio su tutte le filiere, ma la frattura resta netta: le fonti fossili toccano livelli critici (11,4–14,9), mentre le rinnovabili contengono i danni su una media di 4,5;
  • guerra aperta (Guerra "Ucraina") - lo scenario bellico convenzionale genera una grave esposizione per petrolio (23,2) e gas (16,0–18,1); le tecnologie rinnovabili dimostrano una tenuta strategica nettamente superiore, fermandosi attorno a quota 4,6 complessiva.

Cosa significa tutto ciò per le bollette?

La grande dipendenza delle fonti fossili dalle dinamiche geopolitiche fa sì che in uno scenario come quello attuale, che combina soprattutto le variabili belliche a quelle delle crisi di transito, le difficoltà siano diverse. È per questo che, da mesi, le quotazioni all’ingrosso di metano ed elettricità continuano ad aumentare, e con loro le bollette. Una possibile luce alla fine del tunnel c’è, ed è costituita dal price cap sul gas che Italia e Unione Europea stanno mettendo a punto per limitare l’aumento indiscriminato dei prezzi.

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