Il settore energetico italiano deve fare i conti con dinamiche spesso poco chiare e con regolamentazioni che non sempre riescono a star dietro alle reali esigenze del settore stesso. Un esempio arriva dalla cosiddetta “tassa sull’aria”, una vera e propria tassa occulta sulle emissioni di CO2 che famiglie e imprese pagano anche quando consumano energia pulita.
La questione è stata messa in evidenza da Aceper, Associazione produttori e consumatori energie rinnovabili, che rappresenta più di diecimila impianti rinnovabili attivi oggi in Italia. Questa tassa può rappresentare un fattore significativo nel rallentamento della crescita delle rinnovabili in Italia. Andiamo ad analizzare tutti i dettagli in merito.
A far luce sulla questione è Veronica Pitea, presidente Aceper, che ha sottolineato: “Chi ha i pannelli solari paga in bolletta i permessi per inquinare del gas: un meccanismo tecnico sposta 25 euro a Megawattora dalle tasche dei cittadini alle rendite finanziarie, incidendo per il 20% sul prezzo finale”.
Si tratta, quindi, di un problema normativo, con un meccanismo che non tiene conto dell’investimento fatto per realizzare un impianto rinnovabile e ridurre l’uso di energia prodotta da fonti fossili.
Per questo motivo, Acepar propone di “integrare i crediti di carbonio nel sistema ETS. Se un’impresa riduce le emissioni, deve essere premiata, non tassata. Questo potrebbe abbattere i costi in bolletta fino al 60%”. Il tema è particolarmente rilevante, anche in considerazione delle difficoltà delle rinnovabili in Italia.
La quota di energia elettrica prodotta dalle rinnovabili è aumentata molto in questi ultimi anni, ma, più di recente, si è registrato un drastico rallentamento delle nuove installazioni, necessarie per sostenere la crescita dell’intero settore. A rallentare ulteriormente il settore sono le difficoltà burocratiche che allungano i tempi per l’avvio della messa in esercizio degli impianti.
Le questioni burocratiche e regolamentari rischiano di frenare la diffusione delle rinnovabili che, per l’Europa e, soprattutto, per l’Italia, sono fondamentali per il futuro energetico e per la riduzione della dipendenza dalle fonti fossili.
Incrementando la quota di energia prodotta dalle rinnovabili, infatti, è possibile ridurre il ricorso alle fonti fossili, come avvenuto ad aprile 2026 quando l’energia rinnovabile (fotovoltaica ed eolica) ha superato il gas.
Come abbiamo visto nei mesi scorsi, però, nonostante una crescita evidente del settore in Europa, l’Italia è ancora in netto ritardo. Questo dato è lgato a diversi fattori, con gli aspetti regolamentari e burocratici che, inevitabilmente, hanno un peso.