Iliad – WINDTRE: la fusione è necessaria? Il punto sul futuro del settore telco
Iliad nel 2023 aveva messo gli occhi su Vodafone Italia, ma la sua offerta da oltre 10 miliardi era stata rifiutata. In seguito, l'operatore francese aveva spostato l'obiettivo su TIM, ma l'ingresso di Poste Italiane nella telco (diventato poi prima azionista) ha messo un punto alla possibile operazione

Il consolidamento sta diventando sempre più una necessità per il settore delle telecomunicazioni. Da tempo si parla infatti della possibilità di ridurre il numero di attori sulla scena per guadagnare in competitività. Gli operatori in questo senso oggi puntano su servizi a valore come intelligenza artificiale, data center, cybersecurity e Internet of Things (IoT) mentre non hanno mai smesso di duellare tra loro sul lato dei prezzi. In Italia, in particolare, la guerra degli abbonamenti dal settore della telefonia mobile ha contagiato anche la rete fissa, con prezzi per un’offerta fibra molto più bassi rispetto a quanto avrebbero voluto le telco.
A gennaio sono scattati gli aumenti delle tariffe per effetto dell’adeguamento all’inflazione ma ciò non basterà migliorare la situazione, soprattutto considerando gli investimenti nelle nuove reti in fibra e 5G. Per quanto riguarda il mobile, poi, gli operatori dovranno rispettare scadenze decisamente serrate negli investimenti nelle nuove reti se vogliono strappare il rinnovo illimitato delle licenze per le frequenze, in scadenza nel 2029, proposto dalla Commissione europea nel Digital Network Act.
E’ un fatto che in Europa ci sono troppi operatori, in particolare nel mobile dove proliferano i MVNO (Mobile Virtual Network Operators) che puntano sui prezzi bassi ma non dispongono di una rete proprietaria. A novembre scorso Mediobanca ha calcolato che in Europa ci fossero 34 operatori con una propria infrastruttura e 350 virtuali. Negli Stati Uniti si contano appena 3 operatori infrastrutturati e circa 70 virtuali. In Cina, dove il numero di abitanti è più del doppio di quello dell’Europa, ci sono 4 operatori con rete di proprietà e intorno ai 15 virtuali.
Nel tentativo di recuperare competitività gli operatori si sono lanciati nei servizi per l’energia e le assicurazioni ma bisogna considerare che anche i fornitori Luce e Gas hanno iniziato a introdurre tra i loro servizi anche la telefonia mobile e la fibra. In uno scenario di questo tipo le offerte si moltiplicano, la competizione cresce e i prezzi scendono. Insomma, i problemi delle telco restano.
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Fusione Iliad-WINDTRE: i possibili scenari
Ing. Thing ha pubblicato un’analisi in cui presenta una previsione su cosa potrebbe avvenire in Europa e in Italia in un’ottica di maggiore consolidamento. Il senior strategist Jan Frederik Slijkerman innanzitutto ha ricordato le operazioni già avvenute nel nostro Paese come la nascita di Fastweb + Vodafone e l’acquisizione di Sparkle da parte di Retelit e Ministero dell’Economia, che dovrebbe essere finalizzata a breve.
Con la fusione tra Fastweb e Vodafone Italia nel nostro Paese si contano oggi quattro operatori infrastrutturati ma secondo gli esperti, per la sostenibilità economico-finanziaria delle telco e la concorrenza dei consumatori, sarebbe opportuno scendere a tre. L’arrivo di Iliad in Italia d’altronde è stato possibile proprio a seguito della fusione tra Wind e Tre nel 2016. La Commissione europea per approvare l’operazione impose l’ingresso di un nuovo operatore nel mercato italiano a garanzia della concorrenza.
Iliad già da tempo ha messo nel mirino potenziali obiettivi. Nel 2023 si era mosso per acquisire Vodafone Italia mettendo sul piatto un’offerta da 10,5 miliardi di euro, che venne però rifiutata. L’interesse del marchio francese si è poi spostato su TIM. L’ingresso di Poste Italiane nella telco, di cui è diventata principale azionista, l’ha poi costretto a fare un altro passo indietro e ha ampiamente ridotto il suo margine d’azione. Questo anche perché TIM dovrebbe assorbire i circa 5 milioni di clienti di PosteMobile, che è il primo operatore virtuale in Italia per numero di SIM attive.
Nell’ottica del consolidamento l’unico obiettivo ancora possibile per Iliad sarebbe quindi la fusione con WINDTRE. Secondo i rumors riportati anche da Wired, l’operatore francese e CK Hutchison, società cinese proprietaria di WINDTRE, avrebbero già avviato le trattative e non si esclude che potrebbero annunciare entro marzo la nascita di una newco paritetica con quote equamente suddivise.
Ci sono però alcuni aspetti che potrebbero mettere i bastoni tra le ruote alla fusione tra Iliad e WINDTRE. Il primo è la dichiarata ostilità dell’Europa nei confronti dei fornitori “ad alto rischio”, soprattutto dal Paese del dragone. Nel nuovo Cybersecurity Act, infatti, si propone l’obbligo per le telco di abbandonare definitivamente aziende come Huawei e ZTE e sostituirle con partner più affidabili dal lato sicurezza. Questo approccio potrebbe spostare l’ago della bilancia in favore di Iliad per questioni relative alla proprietà e governance nel caso di un’eventuale fusione.
C’è poi da sciogliere il nodo dell’Antitrust. Quando Wind e Tre si sono unite tra le condizioni imposte dalla Commissione europea alla neonata WindTre c’era anche quella di non procedere ad acquisizioni “correttive” del mercato per un periodo di dieci anni. Tecnicamente, quindi, l’ipotetica operazione con Iliad non potrebbe concretizzarsi prima del 2027.
PER RIASSUMERE
- Il consolidamento nelle telecomunicazioni in Europa (Italia compresa) è diventata una necessità imprescindibile per sostenere il settore dal punto di vista economico-finanziario
- Iliad e WINDTRE potrebbero annunciare la nascita di una newco paritetica già a marzo
- A frenare l'operazione ci sono i timori dell'Ue sui fornitori "ad alto rischio" cinesi e l'Antitrust
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