Il 73% delle frequenze assegnate per i servizi di telefonia mobile scadrà nel 2029 e si tratta di un problema non da poco, considerando che la questione della loro riallocazione avrà un impatto sullo sviluppo industriale dell’Italia fino al 2040-2045. D’altronde, una maggiore capillarità e l’innovazione delle reti mobili saranno di fondamentale importanza per tecnologie come l’intelligenza artificiale, ma anche per cloud, edge e 5G Standalone (5G SA).
Iliad per risolvere il problema ha presentato un piano dal titolo “Più veloci”, volto ad “abilitare lo sviluppo digitale del Paese”. Il progetto, presentato da Benedetto Levi, amministratore delegato di Iliad Italia, punta a ridefinire l’assetto delle frequenze, partendo dal presupposto che l’assegnazione avvenuta nel 2018 sia stata una scelta “poco lungimirante”. Ora, afferma il numero uno della divisione italiana del marchio francese, è arrivato il momento di fare “una scelta diversa, che vada a stimolare gli investimenti nelle infrastrutture” con obblighi a carico degli operatori “a fronte di un’allocazione non onerosa o poco onerosa”.
Levi ha sottolineato come il traffico mobile negli ultimi 15 anni sia aumentato di 137 volte. Allo stesso tempo si è ampliata anche la disponibilità di spettro, passando da 100 MHz a 1000 MHz. Le modalità di allocazione delle frequenze si sono quindi evolute di pari passo. “Tutto ciò – ha ricordato l’AD di Iliad – in un settore che ha visto un drastico calo dei ricavi”. La redditività per gli operatori diminuisce, ma i consumi aumentano e continueranno a farlo drasticamente con una diffusione sempre più capillare dell’intelligenza artificiale. Servono quindi nuove regole di allocazione per riequilibrare un sistema tra i più sbilanciati in Europa in termini di suddivisione dello spettro.
“Più veloci”, il piano di Iliad per le frequenze in Italia
Il piano “Più veloci” di Iliad si poggia su quattro pilastri: analisi delle frequenze disponibili per gli operatori (in particolare quelle sottoutilizzate), innalzamento dei limiti di emissione elettromagnetica per portarli in linea con gli standard europei, diffusione capillare del 5G SA e riallocazione delle frequenze.
“Più frequenze per il futuro”
Il primo pilastro ha l’obiettivo di ampliare la disponibilità di spettro per gli operatori partendo da una ricognizione delle frequenze che possono essere assegnate alle telco. Serve poi valutare l’utilizzo di spettro ancora poco sfruttato. “Oltre a quelle che scadono nel 2029, ce ne sono altre. Occorre mettere a disposizione lo spettro che ne esce a tutto il settore”, afferma Levi.
L’AD di Iliad fa l’esempio della banda 2.3 GHz che negli ultimi mesi il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha “verificato come fosse disponibile, ma non assegnata ad alcun operatore”. Tale banda sarebbe stata poi messa sul mercato e Iliad ne ha ottenuto una parte. “L’aumento dello spettro è già in corso”, ha continuato Levi. L'operatore low cost, inoltre, non esclude che si possano valutare soluzioni che permettano un “utilizzo duale” di porzioni di spettro, ovvero in condivisione tra soggetti diversi (ad esempio operatori e Difesa), affiancando un uso pubblico a quello commerciale.
“Più potenza al segnale della rete”
Il secondo pilastro invita poi ad aumentare i limiti di emissione elettromagnetica a 61 V/m, in linea con gli standard suggeriti nella Raccomandazione 1999/519/CE dell’Unione Europea. In Italia, il limite per l’esposizione ai campi elettromagnetici è stato innalzato nel 2025 da 6 V/m a 15 V/m.
“Più investimenti per il Paese”
Il terzo pilastro del piano “Più veloci” suggerisce che, a partire dal 2027, quando ci saranno certezze sullo spettro allocato, ogni operatore si impegni affinché “entro due anni il 5G Standalone sia attivato in tutti i capoluoghi di Regione, – ha spiegato Levi – in tre anni e mezzo in tutti i capoluoghi di provincia e, in sei anni, registri il 99% della popolazione italiana coperta”.
In questo scenario sarà fondamentale il ruolo direttivo del Governo, che potrebbe definire la priorità degli interventi e indirizzare gli investimenti degli operatori con l’obiettivo di sostenere il pubblico interesse per quanto riguarda copertura, lotta al digital divide e diffusione del 5G anche nelle cosiddette Aree Bianche (a fallimento di mercato o senza un ritorno commerciale). Tali progetti sarebbero finanziati completamente dai privati.
Levi, quindi, auspica “un tavolo con operatori e autorità per definire una priorità di investimento e dire che, a fronte di un’allocazione dello spettro non onerosa, gli operatori si devono impegnare a fare investimenti”. La responsabilità delle telco non sarebbe limitata solo in termini di innovazione e tempistiche di intervento, ma anche per quanto riguarda sicurezza e resilienza.
“Più qualità per tutti”
Il quarto pilastro del piano “Più veloci”, infine, è la proposta di una riallocazione delle frequenze con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita digitale di tutti i cittadini. In particolare, Iliad suggerisce una nuova distribuzione tra i quattro operatori di telefonia mobile (TIM, WindTre, Fastweb+Vodafone, oltre alla stessa Iliad) delle bande 900, 1800, 2100 MHz e 3,4-3,8 GHz. In questo modo, i tre operatori storici (incumbent) potrebbero accedere alla banda 2,3 GHz a fronte di un rilascio dello spettro nelle bande sopracitate.
La proposta di Iliad è finalizzata non solo a promuovere la concorrenza, ma anche a conciliare le esigenze dei diversi player del mercato in termini di una gestione più efficiente dello spettro e degli investimenti, il tutto salvaguardando la sostenibilità finanziaria del settore.