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Crisi energetica: anche in Italia torna d’attualità il nucleare

Le ultime dichiarazioni di Gilberto Pichetto, ministro dell'Ambiente, confermano l'attenzione dell'Italia verso il nucleare, sia con l'adesione all'impegno per triplicare la capacità globale che per il possibile avvio della produzione nel Paese tramite mini reattori.

Davide Raia
A cura di Davide Raia

Esperto di mercati energetici, telefonia e assicurazioni

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L'Italia punta sul nucleare?

⏰In 30 secondi:

  • La crisi energetica riporta al centro il tema del nucleare in Italia.
  • Il Governo valuta il ritorno con mini reattori modulari (SMR).
  • L’obiettivo è ridurre la dipendenza da fonti fossili e importazioni.

La guerra in Iran e l’aumento del costo dell’energia elettrica (oltre che del gas naturale e dei carburanti) hanno riacceso l’attenzione sul tema del mix energetico e sulla possibilità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, anche ricorrendo all’energia nucleare.

A tal proposito, l’Italia ha annunciato l’adesione all’impegno per triplicare la capacità nucleare globale. All’orizzonte, come confermato dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto, c’è anche la possibilità di “reintrodurre la produzione di energia nucleare” nel mix energetico del Paese.

Si tratta di un tema di grande attualità e che continuerà a essere in prima pagina nel corso del prossimo futuro, soprattutto in considerazione dell’aumento del costo di luce e gas e dei carburanti, con lo spettro di una nuova crisi energetica all’orizzonte.

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Una scelta per il futuro dell’UE

Con un comunicato pubblicato sul sito ufficiale del MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), il ministro Gilberto Pichetto ha confermato: “L’Italia ha deciso di aderire all’impegno per triplicare la capacità nucleare globale. Il nostro obiettivo è un mix energetico sicuro, decarbonizzato e competitivo, capace di integrare tutte le fonti sostenibili in una logica di neutralità tecnologica”.

Sul futuro del nucleare, il Governo italiano ha le idee chiare. Il nucleare, infatti, viene visto come un mezzo in grado di contribuire alla decarbonizzazione del sistema energetico e, nello stesso tempo, alla stabilità della rete e alla sicurezza degli approvvigionamenti. Nel lungo periodo, secondo il ministro, con il nucleare sarà possibile rafforzare l’autonomia strategica e la competitività dell’UE.

La questione energetica è quanto mai attuale in Europa. La dipendenza dall’importazione dall’estero di materie prime sta creando enormi problemi in questi ultimi anni, con un impatto significativo sull’economia. In aggiunta, la necessità di ridurre il ricorso ai combustibili fossili richiede la valutazione di tutte le opzioni alternative oltre al sempre più importante impegno nelle rinnovabili.

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Il nucleare torna in Italia?

In merito al possibile futuro del nucleare in Italia, il ministro Pichetto ha sottolineato: “L’Italia sta costruendo una strategia nucleare responsabile, moderna e trasparente”. Per il futuro si sta valutando la possibilità di “reintrodurre la produzione di energia nucleare nel proprio mix energetico”.

In particolare, l’ipotesi più concreta è rappresentata dagli Small Modular Reactors di terza generazione e, per il futuro, alle soluzioni di quarta generazione, con una particolare attenzione ai reattori veloci raffreddati al piombo.

Ricordiamo che il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) prevede l’ipotesi di sviluppo di una capacità nucleare in Italia, pari a 8-16 GW, entro il 2050, con l’obiettivo di ottenere una copertura dell’11-22% del fabbisogno energetico nazionale. La strada legislativa per poter vedere la concretizzazione di questo progetto è ancora lunga.

Il nucleare in Italia

Attualmente, in Italia non ci sono centrali nucleari attive e, di conseguenza, non viene prodotta energia elettrica tramite il nucleare nel nostro Paese. La legge consente alcune attività collegate, come la ricerca scientifica, lo smantellamento delle vecchie centrali e la gestione e lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi.

Un tema europeo

In una dichiarazione riportata da Reuters, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha definito un "errore strategico" la scelta di ridurre il nucleare in Europa che oggi deve fare i conti con una forte dipendenza dalle importazioni dall'estero. Rispetto al 1990, infatti, la quota di energia elettrica prodotta in UE tramite il nucleare è diminuita in modo significativo, passando dal 33% a circa il 15%. Queste dichiarazioni confermano come il tema sia centrale anche a livello europeo e non solo in Italia.

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