Comunità energetiche, quanto si risparmia davvero sulla luce
;Al 31 agosto in Italia si contavano oltre 4.800 comunità energetiche rinnovabili, con circa 400 megawatt di impianti e più di 51 mila punti di connessione associati, secondo i dati riportati dal settimanale Moneta. Il modello si diffonde, ma per le famiglie il risparmio va calcolato caso per caso.
Le comunità energetiche permettono di risparmiare anche senza installare pannelli fotovoltaici.
Il beneficio medio stimato è tra 60 e 80 euro l’anno, ma varia in base alla CER.
La bolletta non scompare: il vantaggio dipende da consumi, incentivi e regole della comunità.
Il fotovoltaico sul tetto può far risparmiare sulla luce. Ma se il tetto non c’è, è condominiale o non è adatto a ospitare i impianti fotovoltaici? Le comunità energetiche rinnovabili, chiamate Cer, aprono una possibilità anche a chi non può produrre elettricità in casa propria. Una famiglia può partecipare come semplice consumatrice, senza acquistare un impianto. La condizione è che la sua utenza e l’impianto della comunità ricadano nell’area servita dalla stessa cabina elettrica primaria. Non basta, dunque, abitare nello stesso Comune: il perimetro va verificato sulla mappa pubblicata dal Gestore dei servizi energetici, Gse.
Il funzionamento è meno immediato di quanto suggerisca l’espressione “Energia a chilometro zero”. Chi aderisce non riceve una quota di elettricità direttamente dai pannelli di un altro socio. Continua a usare la rete e a comprare energia dal proprio fornitore. La condivisione viene invece calcolata virtualmente.
Per ogni ora il Gse confronta l’elettricità immessa in rete dagli impianti della comunità con quella prelevata dai suoi consumatori. La quantità condivisa è il minore dei due valori. Se il fotovoltaico produce a mezzogiorno, ma gran parte dei partecipanti accende gli elettrodomestici soltanto la sera, il beneficio sarà più limitato di quanto potrebbe far pensare la produzione annua dell’impianto.
Che cos'è la tariffa premio
È sull’energia condivisa incentivabile che viene riconosciuta una tariffa premio. Alla comunità spetta anche un corrispettivo per la valorizzazione dell’energia autoconsumata virtualmente, definito dall’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, Arera. Le somme vengono poi utilizzate e distribuite secondo le regole stabilite dalla singola Cer.
La stima: qualche decina di euro all’anno
Quanto può arrivare nelle tasche di una famiglia che non possiede pannelli? Il settimanale Moneta riporta una simulazione basata su consumi di 3.500 chilowattora all’anno, dei quali 1.200 conteggiati come energia condivisa. Nell’esempio, il beneficio per il consumatore sarebbe compreso tra 60 e 80 euro annui, senza un investimento nell’impianto.
È un ordine di grandezza, non una promessa di risparmio. La cifra cambia con la produzione degli impianti, i consumi nelle stesse ore e, soprattutto, la parte dei contributi che la comunità decide di assegnare a chi partecipa soltanto come consumatore. Due famiglie con bollette simili potrebbero quindi ottenere importi diversi aderendo a Cer con regole differenti.
La bolletta resta, il beneficio arriva a parte
C’è un punto da chiarire prima di fare i conti: aderire a una comunità energetica non azzera la bolletta. Il contratto di fornitura resta in vigore e l’elettricità prelevata dalla rete continua a essere pagata. Il vantaggio economico legato alla Cer segue invece le modalità previste dagli accordi della comunità; non coincide necessariamente con uno sconto applicato dal venditore nella fattura della luce.
Per chi vuole ridurre la spesa elettrica, le due valutazioni procedono quindi insieme. Da un lato c’è il prezzo dell’offerta luce, da confrontare sulla base dei propri consumi. Dall’altro c’è il possibile beneficio della Cer, da stimare tenendo conto delle sue condizioni. Una tariffa di fornitura poco conveniente può pesare sulla spesa molto più del contributo atteso dalla comunità.
I conti da fare prima di aderire
Il primo passo è verificare che l’utenza rientri nell’area della cabina primaria interessata. Poi occorre chiedere se gli impianti della Cer siano già in funzione o ancora da realizzare: nel secondo caso, i benefici dipenderanno anche dai tempi di avvio della produzione.
Lo statuto e gli accordi economici meritano la stessa attenzione della stima di risparmio. Bisogna sapere se sono previste quote d’ingresso o spese periodiche, quale parte degli incentivi spetta ai consumatori, come viene calcolata e quando sarà versata. Una previsione costruita sui consumi della famiglia è più utile di una cifra media pubblicizzata senza spiegare da dove arrivi. Il Gse mette a disposizione anche un simulatore per una prima valutazione.
Le comunità energetiche offrono dunque un modo per beneficiare delle rinnovabili anche senza installare pannelli. Per una famiglia che punta a spendere meno, il loro contributo va letto per quello che è: una possibile voce di risparmio aggiuntiva, il cui valore dipende dai numeri e dalle regole della comunità a cui si sceglie di aderire.
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