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Switch off del rame: a che punto è il passaggio alla fibra in Europa

Il report Copper Switch-Off Tracker realizzato dal Ftth Council Europe conferma che in Europa la migrazione dalle reti in rame alla fibra ottica è in stato avanzato ma procede con velocità diverse nei diversi Paesi. Novergia e Spagna sono tra i casi virtuosi

Marco Rigamonti
A cura di Marco Rigamonti

Esperto di mercati energetici e telefonia

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Un'analisi sullo spegimento delle reti in rame in Europa

PER RIASSUMERE

  • Lo switch-off del rame procede in Europa con tempi diversi.
  • Norvegia e Spagna hanno già completato la migrazione.
  • Il Digital Network Act potrebbe accelerare il passaggio alla fibra.

Lo switch-off delle reti in rame continua a ritmo serrato, ma non in modo uniforme in tutta Europa. Stando a quanto afferma la seconda edizione del Copper Switch-Off Tracker, pubblicata dal Ftth Council Europe insieme a Cullen International nel corso del Policy Dialogue di Bruxelles, in alcuni mercati la migrazione verso le reti in fibra ottica è molto avanzata, mentre in altri i lavori procedono decisamente più lentamente.

Paesi come Norvegia e Spagna hanno completato la dismissione delle reti legacy e hanno spento integralmente i sistemi in rame, creando un modello di rete interamente basato sulla fibra. In molte altre nazioni, invece, il processo di migrazione sta avvenendo in modo più graduale. In Grecia, ad esempio, l’operatore nazionale storico non attiva più nuove linee in rame in alcune aree. Ciò dimostra che è in atto una strategia a medio-lungo termine, ma ancora non estesa a tutto il territorio.

In media in Europa si registra una crescita dal 53% al 63% degli accessi in fibra sul totale delle linee attive, dato che conferma come lo switch-off del rame sia ormai una prassi consolidata. Paesi come Germania e Repubblica Ceca, però, dipendono ancora in modo significativo dalle infrastrutture in rame, con un impatto negativo sulla diffusione di servizi ottimizzati per le reti in fibra e sulla competitività rispetto a nazioni più avanti nel processo.

La disomogeneità non si riscontra solo a livello tecnologico ma anche nei piani di spegnimento delle reti obsolete. Solo nove Stati, infatti, hanno reso pubbliche le proprie roadmap complete, rendendo più difficile per operatori e amministratori locali programmare investimenti e interventi sul territorio. In Portogallo, ad esempio, i piani esistono ma non vengono diffusi al pubblico. In Irlanda si presenta addirittura il caso in cui il dialogo tra gli incumbents e il regolatore è in fase avanzata, ma non è stato ancora presentato un piano ufficiale.

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I vantaggi del Digital Network Act

A livello normativo la situazione risulta piuttosto evidente. Le autorità nazionali non hanno fissato delle scadenze obbligatorie per lo switch-off del rame. Per questo motivo, lo spegnimento di questa tecnologia spesso si realizza soprattutto attraverso le iniziative volontarie degli operatori storici. In molti Paesi come Danimarca, Francia, Lussemburgo e Svezia, gli incumbent hanno infatti stabilito autonomamente le scadenze per la migrazione. Anche da questo fattore dipende la non uniformità delle tempistiche in tutta Europa.

Il Digital Network Act potrebbe rappresentare la svolta nell’accelerare il trasferimento verso reti più avanzate. L’obiettivo di questa proposta legislativa è quello di facilitare lo spegnimento delle infrastrutture legacy, anche attraverso regole comuni.

Avere un piano chiaro e ordinato verso il copper switch off guiderà ulteriori investimenti e accelererà la piena adozione delle reti in fibra in tutta Europa”, afferma Francesco Nonno, presidente del Ftth Council Europe, aggiungendo che le condizioni per un avanzamento coordinato dello switch-off non sono ancora presenti in tutti i mercati.

Vincent Garnier, direttore generale dell’organizzazione, sottolinea l’importanza del DNA: “Il Ftth Council Europe accoglie positivamente il piano per lo switch-off delle reti in rame, come proposto nel Digital Network Act. Il processo trova il giusto equilibrio tra la necessità di incentivare l’adozione di reti future-proof, quella di considerare le specificità nazionali ed evitare conseguenze indesiderate per i consumatori”.

Durante il panel che ha seguito la presentazione del report, Lucrezia Busa della Commissione europea, Michel Van Bellinghen di Bipt-Ibpt e Alessandro Mauro di Cullen International nei loro interventi hanno sottolineato come la migrazione dal rame alla fibra ottica e la modernizzazione delle reti fisse abbiano un effetto positivo sui sistemi produttivi.

Il completamento dello switch-off, infatti, permetterebbe agli operatori di ridurre i costi di gestione e manutenzione, oltre ad aumentare la resilienza del servizio. La fibra ottica, inoltre, permette di supportare applicazioni che richiedono una connessione stabile e latenza minima. La dipendenza dal rame, quindi, frena lo sviluppo di servizi avanzati come l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione dei settori industriali.

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Lo switch-off del rame in Italia

Stando a quanto riportato nell’Osservatorio sulle comunicazioni n.4/2025 realizzato dall’Agenzia per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM), gli accessi diretti sulle reti solo in rame rappresentano il 12,5% del totale delle linee attive a settembre 2025, in calo del 3,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le connessioni su rete in fibra misto rame o FTTC (Fiber to the Cabinet) sono invece il 41,8% (-3,8% rispetto a settembre 2024).

TIM ha avviato un piano per chiudere 6.700 centrali in rame entro il 2028 sotto la supervisione dell’AGCOM.

La velocità nella migrazione dal rame alla fibra, soprattutto nelle “Aree Bianche”, dipende in particolare dallo stato di avanzamento del Piano Banda Ultra Larga (BUL), a cui si affianca il Piano Italia a 1 Giga. Per quanto riguarda il primo progetto per la digitalizzazione del Paese, a fine ottobre 2025 sono 6,3 milioni le unità immobiliari raggiunte da una connessione in fibra FTTH (Fiber to the Home), pari al 77% degli immobili interessati dal Piano BUL (8,3 milioni). La percentuale sale al 99,8% per quanto riguarda le sedi della Pubblica Amministrazione e le aree industriali.

Si riscontra però una disomogeneità a livello regionale. In Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia e Valle d’Aosta la percentuale di immobili raggiunti in fibra ottica è al di sotto del 70%. La Corte dei Conti stima che, alla luce di tali ritardi, il completamento definitivo del Piano BUL dovrebbe avvenire entro la fine del 2026. Al 31 gennaio 2025 sono invece 5.314 i Comuni collaudati positivamente in fibra FTTH da Infratel nell’ambito del Piano Italia a 1 Giga.

L'obiettivo è fornire un quadro completo a sostegno dei decisori

Il Ftth Council Europe, con il Copper Switch-Off Tracker, non intende solo fornire una panoramica aggiornata sullo stato dello switch-off del rame, ma anche strumenti utili ai decisori, individuando i trend, misurando gli effetti delle ultime norme e analizzando l’impatto delle politiche nazionali sulla velocità della migrazione. I dati aggiornati possono diventare un elemento chiave per valutare gli interventi pubblici, indirizzare gli operatori alternativi e assicurarsi che nessun segmento di mercato resti indietro.

Il Ftth Council Europe è un’organizzazione fondata nel 2004 da Alcatel-Lucent, Cisco, Corning, Emtelle e OFS con l’obiettivo di accelerare la connettività in fibra ottica per creare una Digital Society all’avanguardia in tutta Europa. Oggi conta 160 membri, principalmente organizzazioni che si occupano dell’implementazione delle reti FTTH e produttori di tecnologie dedicate.

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