⏰In 30 secondi:
- Più solare, prezzi alti: il costo dell’energia dipende ancora dal gas
- Accumuli insufficienti: parte dell’energia prodotta non viene sfruttata
- Ostacoli burocratici: molti impianti rinnovabili restano ancora fermi
Negli ultimi anni, il fotovoltaico è cresciuto in modo significativo in Italia, ma le bollette continuano a essere alte. Il motivo è legato a una serie di fattori che incidono, in modo più o meno significativo sulle bollette e sui costi dell'energia. Ecco tutti i dettagli.
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Negli ultimi anni, le rinnovabili sono cresciute in modo significativo in Italia, dando un contributo importante alla copertura del fabbisogno energetico, nonostante un recente rallentamento delle installazioni.
Il fotovoltaico, in particolare, può rappresentare una soluzione vincente per produrre l’energia elettrica, anche a livello domestico. Installando uno o più pannelli fotovoltaici, infatti, è possibile ridurre il prelievo dalla rete e, quindi, risparmiare sulle bollette.
L’Italia deve affrontare, però, una vera e propria contraddizione. Le rinnovabili sono in crescita (in particolare il solare) ma le bollette non scendono e non è solo colpa della crisi energetica.
I fattori da considerare sono tanti, con l’UE che sta cercando di ridurre le tasse sull’energia elettrica per renderla più competitiva nei confronti del gas. In alcuni casi, inoltre, c’è da considerare anche la cosiddetta “tassa sull’aria”.
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Ci sono alcuni elementi da considerare per avere un quadro più dettagliato sulla questione. Il nodo centrale è il meccanismo del prezzo marginale che fissa il costo dell’energia in base a quello relativo al modo più costoso utilizzato per produrre energia e soddisfare il fabbisogno energetico del momento.
In sostanza, il ricorso ai sistemi di produzione di elettricità che sfruttano il gas naturale, anche solo per coprire una piccola parte del fabbisogno energetico, fa schizzare in alto il costo dell’energia elettrica all’ingrosso, con un impatto sui costi finali applicati ai clienti.
In Italia, una porzione significativa dell’energia elettrica viene prodotta tramite il gas naturale che viene importato per circa il 95% dall’estero. Si tratta di un aspetto chiave che contribuisce all’aumento del costo dell’energia.
A pesare sui costi, inoltre, ci sono gli oneri generali di sistema che possono incidere per il 10-20% sul costo finale dell’energia elettrica. Si tratta di un ulteriore fattore che rappresenta un peso rilevante nel problema dei costi elevati dell'energia.
L’Italia, inoltre, non ha sufficienti sistemi di accumulo di energia elettrica prodotta dal fotovoltaico. Di conseguenza, in alcuni momenti della giornata (soprattutto in questo periodo tra fine primavera e estate) si registra una sovraproduzione di elettricità che non viene utilizzata a causa della domanda ridotta.
La crescita delle rinnovabili in Italia è certificata dai dati di aprile 2026, mese in cui fotovoltaico e eolico hanno superato il gas.
C’è un altro elemento da considerare: un numero significativo di impianti rinnovabili, anche se realizzati e pronti all’uso, risulta bloccato per questioni burocratiche e normative. I tempi per l’approvazione di richieste per la messa in esercizio possono essere elevati.
Questo problema contribuisce a rendere meno efficiente il sistema energetico italiano. Meno impianti attivi significano meno rinnovabili nel mix e maggiore ricorso al gas, con l'effetto di mantenere alto il prezzo marginale.
Tutti questi elementi, quindi, sono collegati, in modo più o meno evidente, tra di loro e hanno l'effetto di ridure l'impatto reale delle rinnovabili e, in particolare, del fotovoltaico sul sistema energetico italiano, ancora alle prese con problemi strutturali da risolvere per poter guardare al futuro in modo più sostenibile e con la possibiltià di ridurre i costi dell'energia.
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