Mercato unico delle telecomunicazioni: il progetto sfuma per sempre?
Le condizioni tecnologiche per creare un mercato unico delle telecomunicazioni in Europa ci sarebbero. A mancare, secondo gli analisti, sarebbe però la volontà politica, divisa come non mai tra interessi elettorali e voglia di riaffermare la sovranità nazionale.

Il Digital Networks Act voluto dall’Unione Europea, secondo alcuni analisti, non basta a creare un mercato europeo delle telecomunicazioni. E se a inizio dicembre 2025 si delineava una possibile roadmap delle iniziative da seguire, arrivati nel nuovo anno l’ottimismo sembra sfumare, in maniera forse definitiva. Cerchiamo di capire perché.
Cambiare molto, per non cambiare nulla?
Il Digital Network Act dovrebbe consistere in un insieme di interventi volti a semplificare, sburocratizzare e offrire un quadro più favorevole agli investimenti in tema di infrastrutture di rete. L’idea è quella di creare un mercato unico, che vada oltre le sovranità nazionali, attraverso decisioni riguardanti:
- politiche di gestione dello spettro di frequenze;
- condizioni operative uniformi;
- autorizzazioni transfrontaliere.
Eppure, secondo alcuni analisti, questa visione ideale del mercato unico delle telecomunicazioni europeo si scontra contro una realtà dei fatti ben diversa. Come suggerisce Luigi Gambardella, esperto di politiche digitali e innovazione tecnologica, “quando l’Europa rifiuta di decidere sul potere, legifera sul dettaglio”. E in effetti è proprio questa la reazione che si ha quando si scopre che il regolamento che dovrebbe far nascere il mercato unico UE del settore TELCO prevede oltre 300 pagine. Facciate e facciate ricche di definizioni che aggiornano le fonti precedenti, procedure aggiuntive, eccezioni e clausole. E poi ancora rimandi incrociati, linee guida e meccanismi di coordinamento. Il tutto da declinare in 27 implementazioni nazionali, con tempi e modalità diverse da Paese a Paese. Un vero e proprio incubo normativo, che stride con quanto accade negli altri Paesi.
Il confronto con Cina e Stati Uniti
Il confronto operato da Gambardella è piuttosto semplice da comprendere. Negli Stati Uniti, un solo regolatore indirizza l’azione dei vari territori. In Cina, tutti gli attori coinvolti si muovono lungo una direzione strategica comune. In Europa, ci si deve raccapezzare tra ventisette sistemi regolatori e politici diversi. Tutto ciò porta a diverse situazioni controverse:
- vengono promessi investimenti a livello continentale senza creare le necessarie condizioni per attuarli;
- si chiede agli operatori di accelerare lo sviluppo della fibra e del 5G, rafforzare resilienza e sicurezza delle reti e sostenere la transizione tecnologica. Il tutto, però, rimanendo vincolati a un ecosistema in cui è strutturalmente più complesso registrare efficienti economie di scala rispetto ad altri contesti (le già citate Stati Uniti e Cina).
Un esempio concreto di quanto detto finora, secondo Gambardella, riguarda lo switch-off delle reti in rame, con il definitivo passaggio alla fibra. Le condizioni tecnologiche per concludere la transizione ci sarebbero: prima di procedere, però, è necessario fare i conti con i conflitti politici “tra tempi tecnici e consenso elettorale, tra centri urbani e periferie, tra costi immediati e benefici di lungo periodo, tra cantieri e permessi, tra promesse e coperture reali”. In queste condizioni, continua l’esperto di politiche digitali, la data indicata per lo switch-off (il 2035) rimarrà solo un miraggio. E non perché sia tecnicamente impossibile, ma perché non esiste la volontà politica di agire.
In tutto questo, cosa devono fare gli utenti finali?
È evidente che non siano i clienti finali ad aver voce in capitolo su questioni di tale portata. L’unico potere in mano agli utenti è quello di poter scegliere tariffe che sfruttano al meglio le tecnologie disponibili al momento, come fibra FTTH e 5G. Le migliori offerte internet e telefono delle aziende partner di Segugio.it fanno proprio questo.
Per riassumere:
- Mercato unico UE ancora lontano, nonostante le condizioni tecnologiche favorevoli.
- Ostacoli politici e normativi, con 27 regolazioni nazionali che frenano gli investimenti.
- Rischio ritardi su fibra e 5G, incluso lo switch-off del rame previsto per il 2035.
Le offerte internet e telefonia del momento
Leggi le nostre Linee guida Editoriali
