⏰ In 30 secondi:
- La dipendenza UE dal gas russo è scesa al 12%, dal 45% pre-2022.
- Gli stoccaggi europei sono fermi al 67%, contro l'80% di un anno fa.
- La crisi in Medio Oriente aumenta i rischi per la sicurezza energetica UE.
Tra stoccaggi bassi, la minaccia dell'inverno imminente e un mercato globale vittima dell'incertezza, l'Europa cerca di allontanarsi dalle forniture di gas russo. Un compito non facile ma che, secondo la Corte dei conti UE, deve essere portato a termine.
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Un recente report di Reuters mette in guardia l’intera Unione Europea: i bassi livelli di stoccaggi gas raggiunti rendono l’intero continente più vulnerabile. Soprattutto, questo livello insolitamente basso di scorte per l’inverno fa tornare d’attualità il tema dell’indipendenza dal metano russo. Secondo la fonte citata, gli sforzi europei per affrancarsi dalle forniture di Mosca “stanno vacillando”. Cerchiamo di capire cosa significa.
La Corte dei conti europea ha diffuso di recente un report secondo il quale l’Unione Europea non si starebbe impegnando abbastanza nella sostituzione delle forniture russe di gas. Non si sarebbero effettuati investimenti sufficientemente adeguati né per ottenere nuove scorte di combustibili fossili, né per espandere la rete di produzione da fonti rinnovabili.
Fin dallo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, nel 2022, l’obiettivo europeo è stato quello di eliminare le forniture provenienti da Mosca. Le conseguenze più evidenti di questa scelta sono due:
Sembrerebbe tutto procedere secondo i piani, se non fosse per lo scoppio di un secondo conflitto, quello tra Iran e Stati Uniti, cha ha ulteriormente indebolito l’infrastruttura energetica europea (e mondiale). Il blocco dello Stretto di Hormuz e la chiusura di altri importanti impianti energetici in Medio Oriente hanno portato alla situazione descritta a inizio articolo, con gli scarsi stoccaggi europei a costituire una minaccia in vista dell’inverno. Ecco allora che la prospettiva di tornare al gas russo appare sempre più concreta. È proprio la Corte dei conti a sottolinearlo, quando afferma che il piano europeo di eliminare le forniture di gas russo “sta vacillando alla luce delle minacce alla sicurezza energetica europea, dovute ai tumulti in Medio Oriente”.
Gli effetti della crisi energetica sono già ben evidenti. Il prezzo di benzina e diesel cresce sempre di più, mentre le bollette di energia e metano minacciano aumenti autunnali decisamente importanti:
Si è tornati quindi alla situazione immediatamente successiva allo scoppio della guerra in Ucraina, con l’inverno alle porte e gli stoccaggi fermi al 67% (l’anno scorso, di questi tempi, il riempimento era dell’80%).
In tutto ciò, con la minaccia di ulteriori aumenti di prezzo, i revisori della Corte dei conti europea segnalano una distorsione evidente. Dei 300 miliardi di euro stanziati dal bilancio UE per azzerare la dipendenza dall'energia russa, gli Stati membri ne hanno destinati finora solo 54,3 miliardi. Questa discrepanza, secondo il report Reuters, potrebbe nascere da una sopravvalutazione del fabbisogno effettivo di investimenti. Oppure, e questo è il caso più preoccupante, gli Stati membri stanno incontrando gravi difficoltà nell'attuare il piano.
In entrambi i casi la situazione rimane complessa, con la tentazione di tornare al gas russo sempre in agguato.
Il prezzo fisso blocca il costo della componente energia per il periodo stabilito dal contratto. Non significa, però, che l’intera bolletta resti invariata: trasporto, oneri e imposte possono cambiare. Per confrontare le offerte non basta quindi guardare il prezzo al kWh: vanno considerate anche la quota fissa e le condizioni degli eventuali sconti.
Il complesso periodo attuale suggerisce che la sottoscrizione di offerte a prezzo fisso possa rivelarsi conveniente per famiglie e imprese. In entrambi i casi, bloccare il costo per alcuni mesi consente di programmare la spesa per le utenze in maniera efficiente.
Il prezzo fisso non è automaticamente sinonimo di convenienza. Chi consuma poco dovrebbe prestare particolare attenzione alla quota fissa, che può incidere in modo significativo sul totale della bolletta. Al contrario, per una famiglia che utilizza il gas anche per il riscaldamento, il prezzo applicato a ogni Smc può avere un peso maggiore.
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