Filtro anti-spam: boom di chiamate dall’estero, cosa sta succedendo?
Lo scenario delle telefonate sospette sta cambiando: lo spoofing viene contenuto, ma aumentano le chiamate con veri numeri internazionali, nuova tattica del telemarketing agressivo. Crescono così i rischi per gli utenti, tra phishing vocale, squilli truffa e richieste fraudolente di dati.

Negli ultimi mesi gli utenti italiani stanno assistendo a un aumento evidente di telefonate provenienti da numeri internazionali. Prefissi come +44, +46, +40 o +34 compaiono sempre più spesso nei registri delle chiamate, provenienti per lo più call center non autorizzati che propongono offerte commerciali aggressive. E paradossalmente, questa crescita avviene proprio dopo l’introduzione del filtro anti-spoofing predisposto dall’Agcom per contrastare le chiamate “truccate” che sembrano arrivare dall’Italia.
Ma perché, nonostante nuovi strumenti di tutela, gli utenti continuano a essere bersagliati? Per rispondere occorre capire come funzionano le tecniche utilizzate, quali rischi comportano e quali sono le contromisure più efficaci.
Spoofing: cos’è e come funziona
Lo spoofing è una strategia utilizzata per camuffare l’identità reale di chi effettua un contatto digitale. Può riguardare email, indirizzi IP, siti web costruiti per imitare quelli originali e, naturalmente, le chiamate telefoniche. Nel caso della rete mobile, consiste nel far apparire sul display del destinatario un numero diverso da quello reale, spesso con prefisso italiano, così da aumentare le possibilità che l’utente risponda.
Il meccanismo è semplice ma molto efficace: se una chiamata sembra provenire dal proprio Paese, si abbassa la percezione del rischio. Proprio per questo lo spoofing è diventato una delle tecniche preferite sia dal telemarketing irregolare sia da chi mette in atto truffe come phishing vocale o richieste fraudolente di informazioni personali.
Il filtro anti-spoofing dell’Agcom
Per arginare un fenomeno che negli ultimi anni aveva raggiunto volumi enormi, l’Agcom ha introdotto il filtro anti-spoofing, il meccanismo operativo dallo scorso 19 novembre che permette agli operatori telefonici di bloccare le chiamate che fingono di provenire dall’Italia, pur essendo originate dall’estero.
Il risultato iniziale è stato impressionante: in soli tre giorni sono state impedite oltre 8 milioni di chiamate, cioè traffico che, senza il filtro, sarebbe arrivato ai telefoni degli utenti come se fosse domestico. Le percentuali di blocco, secondo l’Autorità, variano dal 50% al 90% in base all’operatore, a dimostrazione della vastità del problema.
Il sistema si basa sulla verifica simultanea di tre elementi:
- il numero reale da cui parte la chiamata,
- l’operatore che la gestisce,
- l’eventuale attivazione del roaming internazionale.
Se anche solo uno di questi parametri non è coerente, la chiamata viene automaticamente bloccata prima di raggiungere il destinatario.
Perché le chiamate dall’estero aumentano
Ed è proprio a causa dell’efficacia del filtro che i call center illegali hanno rapidamente modificato strategia. Non potendo più utilizzare numeri italiani falsificati, molti hanno ricominciato a chiamare con i prefissi reali dei Paesi da cui operano.
L'intervento dell’Agcom ha ridotto drasticamente lo spoofing, ma ha spinto i call center illegali a utilizzare numerazioni internazionali reali, ora sempre più riconoscibili. Le chiamate, che un tempo si mascheravano dietro numerazioni italiane plausibili, oggi raggiungono gli utenti con il loro vero prefisso internazionale. È un cambio di tattica che aumenta la visibilità del fenomeno e ne amplifica il volume apparente, perché queste comunicazioni – non più camuffate – sfuggono al filtro anti-spoofing e arrivano direttamente sui telefoni degli utenti.
Il problema non riguarda solo la fastidiosa insistenza delle telefonate commerciali. Molti contatti provenienti dall’estero sono vere truffe telefoniche. Tra le più diffuse:
- vishing (voice phishing): tramite una chiamata, il truffatore si finge operatore bancario o tecnico informatico e tenta di estorcere password, dati della carta di credito o credenziali di accesso.
- Wangiri: dal giapponese "squillo e riaggancio", si tratta di una singola chiamata molto breve che serve a indurre l’utente a richiamare. Il numero in realtà appartiene a servizi a valore aggiunto o a linee a tariffazione maggiorata, generando addebiti ingenti.
L’obiettivo è sempre lo stesso: ottenere guadagni illeciti attraverso l’inganno e la vulnerabilità dell’utente.
Come difendersi dalle chiamate sospette
In attesa che il sistema di protezione venga ulteriormente rafforzato, gli utenti possono adottare alcune precauzioni per ridurre il rischio:
- evitare di rispondere a numeri sconosciuti, soprattutto se con prefissi internazionali non abituali;
- bloccare i prefissi stranieri tramite app dell’operatore o servizio clienti;
- utilizzare applicazioni che filtrano automaticamente lo spam telefonico, come Hiya, TrueCaller o Should I Answer?
- in caso di chiamate sospette, non fornire mai dati personali o bancari;
- bloccare il numero manualmente dalle impostazioni dello smartphone (Android e iOS offrono opzioni dedicate).
È utile anche segnalare i numeri sospetti, contribuendo così alle liste aggiornate di spam che molte app e operatori utilizzano per il blocco automatico.
Il fenomeno richiede dunque attenzione costante da parte degli utenti, che restano la prima linea di difesa. L’invito a non abbassare la guardia rimane valido, perché conoscere i meccanismi delle frodi telefoniche è oggi uno degli strumenti più efficaci per evitarle.
Informarsi e scegliere l’offerta mobile più adatta
La sicurezza digitale non passa solo dalla capacità di riconoscere tentativi di frode o chiamate sospette, ma significa anche scegliere con consapevolezza gli strumenti che utilizziamo ogni giorno. Restare aggiornati, informarsi e adottare servizi affidabili contribuisce a un uso più sereno della tecnologia.
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