⏰ In 30 secondi:
- AGCOM boccia i nuovi listini proposti da FiberCop.
- Stop ai possibili rincari sui costi wholesale della fibra.
- Più tutela alla concorrenza tra gli operatori di rete fissa.
L'AGCOM boccia per la seconda volta i listini wholesale di FiberCop, accogliendo le proteste degli operatori alternativi su costi di attivazione non equi. La decisione del Garante frena il rischio di imminenti rincari sulle bollette fisse della fibra ed è finalizzato a protegge la concorrenza tra i gestori
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Per la seconda volta l’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha bocciato il listino prezzi all’ingrosso presentato il 15 aprile 2026 da FiberCop. Il wholesale di banda ultralarga, nato dallo scorporo della rete fissa di TIM e gestito dal fondo KKR, aveva proposto una serie di aumenti per l’affitto della sua infrastruttura, in particolare sui contributi una tantum per attivazioni e disattivazioni.
Molti dei grandi operatori, tra cui Iliad, WINDTRE e Fastweb + Vodafone, avevano quindi inviato una lettera all’AGCOM chiedendo "una revisione integrale dell'approccio con cui FiberCop ha definito i listini, in quanto la sua formulazione complessiva si pone sicuramente distante dai principi di equità e ragionevolezza cui avrebbe dovuto ispirarsi".
La proposta di FiberCop avrebbe avuto un impatto diretto sui costi delle offerte fibra disponibili sul mercato e sulle bollette della rete fissa degli utenti. Con la mancata approvazione dell’AGCOM, resta in vigore un regime tariffario wholesale basato sui vecchi listini, in attesa che FiberCop effettui le modifiche richieste dall’Autorità.
“La Commissione Infrastrutture e Reti, nella seduta di mercoledì, ha preso atto di una informativa della competente direzione in relazione ai nuovi listini FiberCop. – si legge nel comunicato diffuso dall’AGCOM il 23 ottobre – Esaminata la nuova proposta avanzata dalla società, ha rilevato i progressi fatti ma anche il permanere di criticità e dunque l’impossibilità di giungere all’approvazione dei nuovi listini. La commissione, in sede di indirizzo, ha dato mandato alla direzione di comunicare tale esito a FiberCop”.
L’AGCOM afferma quindi che secondo la procedura “non può formulare direttamente l’indicazione dei prezzi, ma deve limitarsi alla verifica che i listini proposti contengano indicazioni di prezzo eque e ragionevoli. Pertanto, la conclusione del procedimento sarà determinata dall’iniziativa della società, vale a dire dalla formulazione di una nuova proposta che a giudizio dell’Autorità abbia le caratteristiche sopra citate”.
L’AGCOM aveva appoggiato le rimostranze degli operatori affermando che i nuovi prezzi proposti da FiberCop non erano conformi ai principi di equità, ragionevolezza e orientamento al costo definiti nell’analisi di mercato di marzo 2026. L’Autorità aveva quindi chiesto al wholesale di modificare il listino allo scopo di evitare una crescita sproporzionata dei prezzi all’ingresso per l’accesso alla rete sia per i principali clienti sia per gli operatori alternativi che si appoggiano alla sua infrastruttura, penalizzandoli nell’investire in apparati proprietari. L’AGCOM aveva riscontrato anche criticità negli incentivi economici per spingere gli utenti a migrare dalle reti in rame alla fibra ottica.
L’applicazione di un listino prezzi troppo sbilanciato avrebbe inciso direttamente e su più fronti sulle offerte fisse nel mercato retail. Innanzitutto gli operatori alternativi che pagano l’accesso alla rete di FiberCop, dati gli aumenti dei costi fissi di gestione, potrebbero aumentare il canone mensile o il contributo per l’attivazione delle tariffe per la fibra destinate ai clienti consumer per difendere i propri margini di profitto.
I rincari inoltre potrebbero disincentivare la transizione tecnologica per gli utenti che vorrebbero passare dal rame alla fibra FTTH (Fiber to the Home) se aumentasse la spesa a carico degli operatori per la disattivazione della vecchia linea o l’attivazione di una nuova più performante.
Infine, se venissero applicati costi all’ingrosso maggiorati per i servizi passivi e attivi, ci potrebbe essere un rischio anche lato concorrenza. Gli operatori minori o i concorrenti di TIM avrebbero meno convenienza a investire nella rete o proporre offerte a prezzi aggressivi, con un effetto negativo sulla dinamicità del mercato.
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