6G: la roadmap dell'Unione Europea per il futuro delle reti mobili
L'Unione Europea non vuole perdere il treno del 6G. Per questo motivo, sono stati stanziati nuovi fondi per la realizzazione di interventi strutturali che coinvolgono diversi aspetti, dalla gestione delle IA alle partnership con Stati esteri: ecco i dettagli.
L’Europa dimostra di credere fermamente nelle connessioni 6G. Attraverso lo Smart Networks and Services Joint Undertaking (SNS JU), impresa comune a capitale privato e pubblico, sono previsti investimenti per 22 milioni di euro. Vediamo allora quali sono gli obiettivi di questo programma e le iniziative da mettere in atto nel corso del 2026.
Gli obiettivi del piano biennale 2025-2027
Gli investimenti per il 6G rientrano in un programma di lavoro di più ampio respiro che coinvolge il periodo 2025-2027. Un'iniziativa dal budget imponente (sono circa 220 i milioni di euro da assegnare), che nel 2026 si concentrerà sul rafforzamento della ricerca sul 6G in Europa. Erzsébet Fitori, responsabile Smart Networks and Services, spiega: “Il programma di lavoro R&I della Sns Ju per il 2026 è snello e mirato, rafforzando la nostra capacità di mantenere lo slancio e realizzare investimenti di grande impatto. Questo approccio strategico non solo promuove gli obiettivi attuali, ad esempio nell’ambito dell’AI, sostenendo la formazione di modelli di intelligenza artificiale per le reti 6G, ma pone anche le basi per un programma di lavoro di ricerca e innovazione più ambizioso nel 2027”.
Il piano dovrebbe muoversi su tre direttrici ben distinte, che corrispondono a:
- transizione verde;
- transizione digitale;
- creazione di uno spazio comunitario più “resiliente, competitivo, inclusivo e democratico”.
In questo senso, l’aver affidato questi progetti a Smart Networks and Services Joint Undertaking può costituire una garanzia. L’impresa comune promuove infatti sinergie tra Stati e imprese, favorendo quella cooperazione che è essenziale per sviluppare velocemente la rete 6G, evitando così che l’Eurozona sconti un ritardo tecnologico e normativo.
Le iniziative messe in atto
Il numero tre è ricorrente quando si parla delle iniziative UE a favore del 6G. Il terzetto di iniziative da mettere in atto per favorire lo sviluppo delle reti veloci prevede infatti:
- raccolta, generazione e convalida di set di dati per la formazione di modelli di intelligenza artificiale destinati alle reti 6G;
- realizzazione di un’infrastruttura sperimentale gestita da Sns;
- ottimizzazione delle operazioni e dei risultati Sns nell’ambito della collaborazione tra UE e India.
Allo stesso tempo, sono tre i pilastri dell’azione di Smart Networks and Services Joint Undertaking, corrispondenti a:
- consolidamento e visibilità dei risultati ottenuti;
- lavori preparatori per le capacità industriali, i dispositivi, i moduli di intelligenza artificiale e i banchi di prova;
- ricerca di nuove collaborazioni internazionali, al fine di migliorare posizionamento globale e partnership della UE.
In attesa del 6G, come va il 5G?
La tecnologia corre veloce: mentre già si investe sul 6G, il “vero” 5G deve ancora prendere piede nel nostro Paese. La possibile proroga gratuita delle frequenze fino al 2037 ipotizzata da AGCOM dovrebbe consentire agli operatori di scontare quel gap infrastrutturale che oggi vede larghe zone del Paese ancora alle prese con una rete ibrida, basata sul 4G ma con connessioni di tipo veloce. Solo da poco, a proposito, l’Autorità per le Comunicazioni ha introdotto i bollini per il 5G, così da aiutare gli utenti a identificare la reale velocità delle tariffe pubblicizzate.
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Le offerte di telefonia mobile di gennaio 2026
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