⏰ In 30 secondi:
- Frequenze mobili in scadenza nel 2029
- Parere critico dell'Antitrust sulla consultazione AGCOM
- Timori per la concorrenza e obblighi d’accesso e proposta di adozione di un'opzione mista con gare
Nel parere sul rinnovo delle frequenze mobili in scadenza nel 2029, l'Antitrust solleva alcune perplessità sulla consultazione dell'AGCOM in merito al piano regolatorio. Per tutelare la concorrenza e gli investimenti, l'autorità suggerisce di optare per una soluzione mista
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L’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) nel suo bollettino settimanale numero 38/2026 pubblicato il 5 ottobre 2026 ha dato il suo parere sulle regole sul rinnovo delle frequenze della rete di telefonia mobile in scadenza il 31 dicembre 2029 che l’AGCOM (Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni) ha messo in consultazione.
L’Antitrust ha sollevato alcune preoccupazioni sui possibili effetti negativi in termini di corretta concorrenza derivanti dal rinnovo della totalità delle frequenze e ha criticato gli obblighi di accesso alla rete previsti per Iliad e gli altri operatori virtuali o MVNO (Mobile Virtual Network Operator). L’AGCM preferirebbe una soluzione mista, ovvero mettere a gara solo alcune delle frequenze in scadenza.
L’AGCM nel parere AS2192, nell’ambito delle attività di segnalazione e consultazione contenute nel proprio bollettino, che tratta del rinnovo delle frequenze radiomobili in scadenza delineato nella delibera AGCOM 199/26/CONS, ritiene di indirizzare all’Autorità e al MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) alcune considerazioni, a firma del presidente Saverio Valentino.
L’interesse dell’Antitrust si rivolge in particolare alla cosiddetta “Opzione Rinnovo” inserita nella consultazione pubblica avviata dall’AGCOM che prevede di rinnovare i diritti d’uso delle frequenze mobili nelle bande 800, 900, 1500, 1800, 2100, 2600, 3400-3600 MHz fino al 31 dicembre 2037 e di prorogare alla stessa data quelli della banda 28 GHz. Il rinnovo è condizionato a specifici obblighi per gli operatori, sia in termini di investimenti per migliorare la copertura e qualità dei servizi sia di accesso all’infrastruttura ad altri fornitori.
L’AGCM nel suo parere ricorda che in diverse occasioni ha evidenziato la necessità di garantire che l’allocazione delle frequenze radio per banda larga e ultralarga sia improntata sui principi di “efficienza, trasparenza, non discriminazione e concorrenza”, allo scopo di assicurare la creazione di un level playing field che favorisca allo stesso tempo una concorrenza che sia dinamica tramite lo sviluppo delle infrastrutture e statica tra gli operatori.
L’Antitrust quindi ricorda che nel parere fornito per l’asta delle frequenze 5G nel 2018 aveva osservato come le procedure di assegnazione rappresentavano un’opportunità per un mercato più concorrenziale, sia con l’ingresso di nuovi operatori o il consolidamento di quelli di ridotte dimensioni sia incentivando gli investimenti nei servizi di telecomunicazioni su mobile. L’AGCM in quell’occasione aveva valutato positivamente la proposta di inserire una riserva e limiti all’acquisizione delle frequenze (cap), anche in virtù di una posizione più forte in termini di dotazioni delle frequenze da parte degli operatori storici.
L’Antitrust ritiene centrale che rinnovi e proroghe dei diritti d’uso debbano essere valutati secondo un approccio di lungo periodo e sulla base del raggiungimento di obiettivi specifici di rinnovamento delle reti, anche stimolando gli investimenti privati ma sempre nel rispetto dei principi di trasparenza, efficienza d’uso dello spettro, neutralità tecnologica, proporzionalità e non discriminazione. Per l’AGCM va infatti considerato il “ruolo cruciale che rivestono le frequenze nelle scelte di radio planning effettuate da ciascun operatore ai fini del loro pieno esercizio della concorrenza infrastrutturale”.
L’Antitrust quindi valuta positivamente la scelta dell’AGCOM di avviare la procedura per la definizione di un quadro regolatorio per il rinnovo delle frequenze con largo anticipo rispetto alla scadenza del 2029 e con il coinvolgimento degli stakeholder. Allo stesso modo, l’AGCM condivide la proposta di stabilire obblighi prestazionali per i beneficiari dei diritti d’uso, misurati mediante specifici indicatori (KPI).
L’Antitrust, però, ritiene che da soli gli obblighi di accesso attualmente proposti dall’AGCOM non siano sufficienti a garantire una possibile diversa redistribuzione delle frequenze. L’Opzione Rinnovo, infatti, prevede che per otto anni i tre principali operatori radiomobili in termini di spettro assegnato debbano consentirne l’accesso al quarto operatore (ovvero Iliad) e ai fornitori di servizi, compresi i MVNO. Tale proposta, secondo l’Antitrust, potrebbe portare a criticità, soprattutto se tali obblighi siano previsti per operatori infrastrutturati come Iliad. A tali soggetti dovrebbe invece essere garantito di poter esercitare la concorrenza effettiva, con investimenti nelle proprie infrastrutture, tramite “congrue dotazioni frequenziali”. Non solo, l’Antitrust ritiene che tali obblighi di accesso potrebbero non essere sufficienti a garantire le stesse performance raggiungibili con frequenze assegnate in uso esclusivo e ciò comporterebbe un possibile calo della qualità del servizio.
L’Antitrust ha poi sollevato la preoccupazione che gli operatori possano soddisfare gli obblighi di accesso tramite un’offerta unica collettiva che condurrebbe inevitabilmente ad accordi tra operatori concorrenti di natura collusiva, riducendo i loro incentivi a formulare offerte di accesso competitive.
L’AGCM quindi ritiene maggiormente valida l’ipotesi “Opzione Mista” già prospettata dall’AGCOM. L’idea è di un rinnovo solo parziale dei diritti d’uso delle frequenze che guarda solo a una dotazione congrua dello spettro, definita in termini di quantità e qualità dall’AGCOM, anche sulla base di scelte simili già prese in passato dall’Autorità. La restante parte delle frequenze, invece, dovrebbe essere sottoposta a una procedura di gara, auspicabilmente senza rilanci competitivi, privilegiando la qualità tecnica dell’offerta più che il prezzo.
L’Antitrust poi ritiene che per garantire la concorrenza effettiva serva stabilire dei cap per limitare la quantità dei diritti d’uso a cui potrebbero accedere gli operatori che più beneficeranno del rinnovo come previsto dall’Articolo 65, comma 2, del Codice delle Comunicazioni Elettroniche.
Infine, l’AGCM ritiene apprezzabile l’idea di adottare meccanismi di monitoraggio ex-post dei target di performance per l’attribuzione dei diritti d’uso con campagne di misurazione al termine di ogni milestone temporale definita, ma auspica norme più stringenti in termini di procedure sanzionatorie e riutilizzo efficiente delle frequenze revocate agli operatori in caso di non ottemperanza degli obblighi stabiliti. Ad esempio, l’Antitrust propone di premiare le telco più virtuose in termini di raggiungimento dei KPI.
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