⏰ In 30 secondi:
- Le TELCO stimano costi fino a 40 miliardi per adeguare le reti europee.
- Il Cybersecurity Act punta a escludere i fornitori a rischio dalle reti.
- Le TELCO temono meno investimenti in 5G e fibra e possibili rincari.
Il Cybersecurity Act, dovesse essere adottato nella sua forma attuale, porterebbe a perdite per 40 miliardi di euro sulla rete europea di telecomunicazioni. Lo sostengono numerose imprese del settore, che richiamano l'attenzione della Commissione europea.
⏰ In 30 secondi:
Il Cybersecurity Act previsto dall’Unione Europea potrebbe costare caro: 40 miliardi di euro, per la precisione, secondo le stime di alcune TELCO. Vediamo allora quali sono i timori delle aziende di telecomunicazione e cosa prevede la normativa comunitaria in discussione.
Sono ben diciassette gli amministratori delegati di altrettante TELCO europee che hanno chiesto alla Commissione UE di correggere il già citato Cybersecurity Act. Una normativa che, se approvata, potrebbe portare a perdite per 40 miliardi di euro: la cifra è contenuta nella lettera aperta diffusa da Connect Europe, l’associazione delle imprese del settore telecomunicazioni. Nella missiva non vengono citate società specifiche: il riferimento, secondo molti, è comunque a Huawei e ZTE, che dovrebbero essere escluse dalle operazioni sulle reti continentali per 5G e fibra ottica.
Ad aumentare ancora di più la confusione c’è lo sviluppo disordinato delle varie discipline nazionali. Nello specifico:
La stima di 40 miliardi citata dalle TELCO deriva dai costi della sola sostituzione degli apparecchi. Esisterebbero altri costi aggiuntivi da sostenere nel periodo 2027-2030, che ammonterebbero a circa 8,5 miliardi di euro. Per le stime della Commissione UE, invece, la perdita sarebbe di “soli” 10-13 miliardi. Il tutto mentre le aziende di telecomunicazioni stanno già sostenendo investimenti in fibra e 5G Advanced.
Il Cybersecurity Act divide imprese e istituzioni europee in maniera evidente:
L’obiettivo del Cybersecurity Act è quello di ridurre la dipendenza europea da fornitori di Paesi terzi considerati ad alto rischio. Tra gli interventi da mettere in atto c’è la rimozione di componenti critici legati ad aziende e nazioni giudicate come una possibile minaccia. Le indicazioni del precedente 5G Cybersecurity Toolbox, adottato nel 2020, parlavano di Huawei e ZTE come fornitrici a rischio significativamente elevato. Lo stesso rischio si presenta adesso con le infrastrutture di rete, in particolare le apparecchiature 4G e 5G, che rappresentano la voce di costo maggiore.
Si tratta, secondo la Commissione, di un intervento necessario per ridurre il rischio di interferenze. Un pericolo che diventa improvvisamente reale quando si apprende che, nel 2026, 11 Stati membri registrano una quota superiore al 40% di fornitori ad alto rischio nelle reti radio 5G. Inoltre, il 41% degli abbonati mobili europei è potenzialmente servito da reti gestite da operatori che potrebbero costituire minacce. Se si considera che il 5G è previsto in crescita almeno fino al 2034 in tutto il mondo, si comprende la portata potenziale della minaccia.
I prossimi sviluppi normativi decideranno chi, tra le aziende e la Commissione EU, avrà la meglio.
Un nuovo comunicato della Commissione europea ammette che il grado degli stoccaggi a livello continentale è ancora basso. Nonostante ciò, secondo quanto si legge nel documento, l'Eurozona è più preparata rispetto al passato a far fronte a difficoltà simili.
Secondo i dati dell'Osservatorio sulle comunicazioni n. 2/2026 dell'AGCOM, la connettività ultraveloce in Italia è in forte crescita: quasi il 38% delle linee fisse supera 1 Gbps e la fibra FTTH aumenta del 19,7%. Il tasso di adozione resta comunque molto inferiore alla media europea
Anche quando la fibra FTTH risulta disponibile all'indirizzo, può capitare che ostacoli tecnici, disallineamenti di database o vincoli di rete possano impedirne l'attivazione. Ecco come risolvere il problema e tutte le alternative alla fibra ottica per la connessione di casa
Secondo i report di Agcom e della Commissione Europea, l'Italia si posiziona tra i paesi leader in Europa per la crescita della banda ultralarga. Nel 2025, il 75% delle connessioni a banda larga registrate nel paese erano superiori ai 100 Mbps. Inoltre il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede investimenti significativi nel settore della digitalizzazione, con l'obiettivo di garantire una copertura totale della banda ultralarga entro fine 2026.