Il tema delle fonti energetiche in UE è sempre molto attuale, soprattutto in un contesto geopolitico particolarmente instabile, non solo per la questione del gas russo ma anche per le politiche espansionistiche degli Stati Uniti, legate principalmente alla questione della Groenlandia.
Negli ultimi anni, l’UE ha ridotto progressivamente la sua dipendenza dal gas russo ma, nello stesso tempo, deve ora fare i conti con una nuova dipendenza, rappresentata dalle importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) dagli Stati Uniti.
Negli ultimi anni, il peso del Gnl, in particolare fornito dagli Stati Uniti, è aumentato in misura significativa e l’Europa si trova ad affrontare il problema con lo spettro di una nuova crisi energetica. Si tratta di una situazione particolarmente delicata per l'Italia e il suo futuro energetico.
I numeri della nuova dipendenza
Secondo uno studio riportato dal Guardian, il Gnl americano ha un peso sempre maggiore per il mercato energetico europeo. Considerando lo Spazio economico europeo (quindi tutta l’UE ma anche la Norvegia, Liechtenstein e Islanda), nel corso del 2025 si è registrata una crescita del 61% delle importazioni rispetto all’anno precedente. Il confronto con il 2019 è ancora più significativo.
Rispetto all’ultimo dato pre-covid, infatti, le importazioni sono aumentate del 485%. Naturalmente, nello stesso tempo si è registrato un sostanziale calo delle importazioni di gas russo tramite gasdotto, passate dal 60% del totale (nel 2019) a circa l’8% (nel 2025) e destinate a ridursi ancora nel corso dei prossimi anni.
Il peso del Gnl americano
C’è un altro dato evidente che conferma la dipendenza dal Gnl americano da parte dell’Europa che oggi rappresenta il 59% delle importazioni complessive di Gnl in Europa. Da segnalare, inoltre, che l’Ue aveva raggiunto un accordo la scorsa estate con gli Stati Uniti per incrementare ulteriormente le importazioni di Gnl nel corso del prossimo futuro.
Tale accordo è stato sospeso a causa delle nuove politiche americane, della questione della Groenlandia e della minaccia da parte di Trump di nuovi dazi per i Paesi europei contrari alle politiche espansionistiche degli USA. La questione è ancora in divenire ma conferma come il mercato energetico europeo continui a essere molto instabile, reggendosi su un precario equilibrio dovuto alla necessità di legarsi a forniture esterne.
La crescita delle rinnovabili, in corso da tempo, può rappresentare una risorsa importante per il futuro ma da sola (almeno per il momento) non basta a soddisfare le necessità energetiche del mercato europeo. La situazione andrà monitorata con grande attenzione, soprattutto per evitare una nuova crisi energetica.
Le quotazioni all’ingrosso
Nonostante la delicata situazione geopolitica, per il momento, le quotazioni sul mercato all’ingrosso si mantengono su livelli tutto sommato stabili. Per quanto riguarda il TTF, l’indice di riferimento del mercato europeo del gas naturale, le ultime rilevazioni confermano una quotazione inferiore ai 40 €/MWh (siamo intorno ai 37-38 €/MWh in questo momento) anche se ci sono state punte al di sopra della soglia citata. Nel frattempo, però, il PUN, l’indice del mercato all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia, sta salendo. Come abbiamo visto nei giorni scorsi, il dato parziale di gennaio 2026 dell’indice è superiore di quasi il 20% rispetto a quello di dicembre 2025. Si tratta di un primo campanello d’allarme da tenere in considerazione per valutare l’evoluzione futura del mercato energetico.