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5G Standalone in Italia: perché le reti mobili arrivano ora

Il 5G Standalone è una tecnologia ancora poco diffusa in Italia, dove resta predominante l'architettura Non-Standalone. Alcuni operatori come WindTre e Iliad, però, stanno lavorando per ampliarne l'utilizzo, con tutti i benefici che questa tecnologia porta agli utenti

Marco Rigamonti
A cura di Marco Rigamonti

Esperto di mercati energetici e telefonia

5g
5G Standalone in Italia

 ⏰In 30 secondi:

  • La copertura in 5G in Italia è ancora principalmente in 5G Non-Standalone
  • WindTre è stato il primo a portare il 5G SA in Italia in collaborazione con Ericsson
  • Iliad ha presentato pubblicamente il 5G SA al Salone del Mobile 2026
  • Fastweb+Vodafone e TIM hanno piani in stato avanzato per il 5G SA
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Il 5G è una tecnologia ormai ampiamente diffusa anche in Italia e, rispetto al 4G, consente non solo di trasmettere i dati mobile a una velocità molto superiore, ma si dimostra superiore anche in termini di latenza – ovvero il tempo di risposta della rete in fase di invio e ricezione delle informazioni – e stabilità del segnale, anche con un elevato numero di connessioni in contemporanea.

Con il 5G è possibile raggiungere velocità nell’ordine dei Gigabit al secondo, contro quella in Megabit al secondo del 4G, e la latenza è inferiore ai 5 millisecondi (lo standard precedente si ferma a 30-50 millisecondi). Tutti questi fattori, per l’utente, si traducono nel quotidiano nella possibilità di scaricare file di grandi dimensioni in un lampo e guardare contenuti in streaming in altissima qualità senza ritardi. Il 5G è poi in grado di gestire senza problemi fino a un milione di dispositivi per chilometro quadrato, offrendo un segnale stabile e veloce anche in luoghi affollati come stadi o concerti. Infine, l’implementazione di questa tecnologia permette uno sviluppo senza precedenti di applicazioni che richiedono un'elevata disponibilità di banda, come la chirurgia a distanza e la guida autonoma.

Nonostante il 5G sia arrivato in Italia nel 2019, viene ancora considerato una tecnologia nuova ed è questo il motivo per cui non ha ancora espresso tutto il suo potenziale. Nel nostro Paese, infatti, persiste una versione "ibrida" che si appoggia ancora al 4G, chiamata 5G Non-Standalone (NSA). La svolta arriverà invece quando sarà ampiamente diffuso il 5G Standalone (SA).

5G Standalone e Non-Standalone: le differenze

Il 5G Non-Standalone è una tecnologia ancora profondamente legata al 4G. Quando lo smartphone si collega alla rete 5G, infatti, questa continua ad appoggiarsi all’infrastruttura della precedente generazione per la gestione della connessione (autenticazione, segnalazione, gestione della sessione, ecc.). Questo processo ha un impatto non solo sulle prestazioni, ma anche sulla batteria dello smartphone, che deve mantenere attive due connessioni in simultanea e quindi si consuma più velocemente. Questa architettura, inoltre, non può beneficiare appieno dei protocolli del 5G dal lato della sicurezza, in quanto il core network è ancora quello del 4G.

Al contrario, con il 5G Standalone lo smartphone si collega direttamente all’antenna 5G senza passare in nessuna fase sulla rete 4G. Questo tipo di approccio ha un effetto positivo non solo sulla batteria, che non deve più mantenere due connessioni parallele, ma fa registrare miglioramenti anche in termini di sicurezza.

Il vero punto di forza del 5G SA resta però il network slicing. Questa tecnologia, infatti, permette di dedicare una parte della banda a un servizio specifico, garantendo così prestazioni e funzioni personalizzate. Nello stesso momento una “fetta” con ampia banda e latenza bassa, ad esempio, potrebbe essere dedicata allo streaming video, mentre un’altra con un tempo medio di risposta della rete ma un’elevata densità di connessione sarebbe perfetta per i sensori IoT (Internet of Things) industriali. Il tutto avviene sulla stessa rete fisica e senza che i diversi servizi interferiscano sulle prestazioni degli altri.

Il network slicing al momento non è percepito come una priorità da parte degli utenti, ma per le aziende è di fondamentale importanza e apre nuove opportunità per applicazioni come telemedicina, automazione industriale, broadcasting 4K e logistica in tempo reale.

Il 5G in Italia: il punto sulla copertura al 2026

La copertura 5G in Italia oggi è superiore al 90% della popolazione, ma fino a poco tempo fa gli utenti erano raggiunti quasi totalmente tramite un'architettura Non-Standalone. WindTre è stato il primo operatore ad attivare una rete 5G SA nel nostro Paese in collaborazione con Ericsson.

Ad aprile anche Iliad ha introdotto la tecnologia Standalone, mostrandone i benefici al pubblico durante il Fuorisalone 2026 di Milano. Lo stesso operatore in questi giorni ha presentato il piano Più veloci per la ricollocazione delle frequenze in scadenza nel 2029. In questa proposta, l'operatore low cost prevede un ruolo direttivo da parte del Governo sugli investimenti degli operatori. L'obiettivo, come spiegato dall’AD Benedetto Levi, è quello di attivare il 5G Standalone in tutti i capoluoghi di Regione entro due anni a partire dal 2027, "in tre anni e mezzo in tutti i capoluoghi di provincia e in sei anni registri il 99% della popolazione italiana coperto”.

TIM e Fastweb+Vodafone sono invece già in fase avanzata di pianificazione e sperimentazione del 5G SA.

La transizione dalla copertura NSA a quella Standalone avverrà comunque in modo graduale. Gli operatori manterranno le due architetture in parallelo ancora per qualche anno.

Come fare a sapere se il proprio smartphone supporta il 5G Standalone? La maggior parte dei dispositivi venduti negli ultimi due anni supporta a livello hardware sia il 5G NSA sia il 5G SA. Da sola, però, la compatibilità dello smartphone non basta: anche il proprio operatore deve abilitare il supporto al 5G SA. In ogni caso, se il vostro telefono supporta il 5G NSA, continuerà a funzionare esattamente come oggi anche quando questa tecnologia verrà definitivamente soppiantata da quella autonoma.

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