La Cina punta forte sull’Internet satellitare e, nel farlo, lancia la sfida a Starlink e all’Occidente in generale per quanto riguarda la connettività dallo spazio. Questo è quanto emerge dal rapporto annuale sui lavori governativi esposto dal premier cinese Li Qiang, in cui dichiara che sarà “accelerato” lo sviluppo dell’Internet satellitare. Come sottolinea LightReading, il discorso del premier cinese non è una pura formalità, ma un’indicazione operativa non solo per i funzionari e per le imprese statali nel campo delle telecomunicazioni e aerospaziali, ma anche per le società private dei satelliti.
Zheng Shanjie, numero uno della Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, parlando di “progetti su larga scala” meritevoli di investimenti di “centinaia di miliardi o addirittura migliaia di miliardi di yuan”, ha equiparato l’Internet satellitare ad altri strumenti strategici per rendere più competitiva l’industria cinese, come i semiconduttori, le infrastrutture per il cloud computing e i grandi aerei. Questo è il parere anche di Zhang Bin, Professore Associato della Facoltà di Economia e management dell’Università delle Poste e delle Telecomunicazioni di Pechino e direttore del Centro di Ricerca su Internet via Satellite.
Internet satellitare, il cambio di paradigma cinese
Bin ricorda che le dichiarazioni politiche in merito all’Internet satellitare hanno subito diversi aggiornamenti da quando, nel 2020, questa tecnologia è stata inclusa nella categoria “nuove infrastrutture” dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme. Nel gennaio del 2024, ben sette dipartimenti, tra cui il Ministero dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione, hanno pubblicato congiuntamente i “Pareri di attuazione sulla promozione dello sviluppo innovativo delle industrie del futuro”, in cui propongono ulteriori ricerche in tecnologie chiave come il 6G, l’Internet satellitare e la connessione diretta per i telefoni cellulari via satellite.
Sempre nel gennaio del 2024, la Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, l’Amministrazione nazionale dei dati e il Ministero dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione hanno pubblicato le “Linee guida per la costruzione dell’infrastruttura dati nazionale”. Nel documento si propone la realizzazione di una rete Internet satellitare integrata “spazio-terra”.
Nell’agosto del 2025, il Ministero dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione ha pubblicato i “Pareri guida sull’ottimizzazione dell’accesso alle imprese e sulla promozione dello sviluppo del settore delle comunicazioni satellitari”, in cui avanza la proposta di accelerare la costruzione di una rete Internet satellitare e i relativi servizi applicativi. Non solo, il Ministero sottolinea l’importanza di un sistema di qualità e di condurre, quando sarà il momento giusto, delle sperimentazioni commerciali per applicazioni di comunicazione via satelliti posizionati nell’orbita bassa.
Il discorso del premier cinese, però, secondo Bin segna uno spartiacque rispetto al passato, in quanto l’Internet satellitare passa dal rientrare nella categoria generica delle “nuove infrastrutture” a diventare un’industria strategica e indipendente. Il professore sottolinea poi il carattere di urgenza espresso dal Primo Ministro.
Bin riferisce che la costruzione di una rete proprietaria per l’Internet satellitare in Cina — realizzata da un gruppo di aziende nazionali con a capo China Star Network in collaborazione con numerose aziende aerospaziali commerciali — è ancora in fase iniziale ma sta dando i suoi primi frutti. L’obiettivo è quello di disporre di una costellazione satellitare nell’orbita bassa terrestre (tra i 200 e i 2.000 km di quota). Nel frattempo, è stata avviata la produzione di satelliti LEO (Low Earth Orbit) e razzi per il lancio, oltre ai terminali di terra e ai servizi operativi.
Bin comunque ammette che la Cina, rispetto ad altri Paesi leader mondiali, “è ancora indietro in fattori quali la scala della costellazione, l’esperienza operativa commerciale e l’ecosistema dei terminali. Sono necessari sforzi continui nell’innovazione tecnologica, nella collaborazione industriale e nello sviluppo istituzionale”.
Internet satellitare, i piani ambiziosi di Pechino
L’Osservatorio di LightReading sottolinea che la priorità della Cina è quella di ridurre il gap con i fornitori di satelliti LEO statunitensi. A tale scopo, come confermato dal South China Morning Post, Pechino all’inizio dell’anno ha fatto richiesta all’ITU (International Telecommunication Union) —organizzazione internazionale che definisce gli standard nelle telecomunicazioni e nell’utilizzo delle onde radio — per 193.000 slot orbitali. GuoWang (GW), gestita dalla China Satellite Network Group Co., Ltd. (China SatNet), ne vorrebbe 12.992 e Yuanxin Satellite ne avrebbe richiesti 15.000.
Altri due progetti cinesi molto importanti sono denominati Ctc-1 e Ctc-2, che prevedono il lancio di 96.714 satelliti ciascuno. Parlando di privati, invece, Shanghai Spacesail Technologies Co. Ltd può contare sui 100 satelliti LEO della costellazione Qianfan, che rappresenta una parte centrale della Belt and Road Initiative cinese.
Ad oggi, però, la Cina dispone di una costellazione di poco più di 150 satelliti, numeri paragonabili a quelli di Project Kuiper di Amazon (circa 180-200) ma molto distanti da quelli di Starlink. L’azienda di Elon Musk, infatti, può contare su circa 9.943 satelliti attivi in orbita, con l’obiettivo di arrivare a 12.000 nella prima fase. Lo scorso febbraio, secondo quanto riporta Reuters, la Federal Communications Commission (l’agenzia governativa statunitense che regola le comunicazioni) ha dichiarato di aver approvato la richiesta di SpaceX di posizionare in orbita altri 7.500 satelliti Starlink di seconda generazione.
Internet satellitare: i pilastri su cui deve poggiare la strategia cinese
Bin, nella sua analisi, ritiene che la Cina dovrebbe costruire la sua strategia per l’Internet satellitare su cinque pilastri. Il primo è quello di istituire un progetto speciale a livello nazionale, concentrandosi sull’eliminazione degli ostacoli che impediscono il dispiegamento rapido della rete. Inoltre, si dovrebbe lavorare sullo sviluppo di tecnologie chiave e sulla riduzione dei costi. A tale scopo potrebbe essere necessario mettere in atto politiche di supporto come sussidi alla ricerca e ai lanci, aprire il mercato e dare garanzie sull’accesso alle risorse.
Il terzo pilastro sarebbe accelerare su modelli di business sostenibili, dando la priorità a scenari in cui l’applicazione dell’Internet satellitare possa avvenire su larga scala, come nel caso dell’aviazione, navigazione, energia, comunicazioni di emergenza e la banda larga nelle aree meno connesse del Paese.
Bin auspica poi un modello in cui le aziende statali abbiano un ruolo chiave nella progettazione di alto livello e nel coordinamento delle risorse di frequenza, oltre al favorire la cooperazione a livello internazionale. Allo stesso tempo, però, andrebbe lasciato spazio anche alle imprese private in termini di innovazione tecnologica e controllo dei costi.
Infine, la Cina “deve partecipare attivamente alla formulazione delle normative internazionali pertinenti” in termini di sicurezza e gestione dei dati, “salvaguardando i propri diritti di sviluppo e offrendo al mondo opzioni di rete di comunicazione satellitare più diversificate e affidabili oltre a Starlink”.
Un’arma a microonde contro Starlink
In tutto questo, la Cina accusa Starlink di congestionare le orbite e aumentare il rischio di collisione tra satelliti. Tra le soluzioni pensate per “liberare” lo spazio, secondo quanto riporta il South China Morning Post, ci sarebbe un’arma a microonde sviluppata da un team di ricercatori del Northwest Institute of Nuclear Technology di Xi’an. Chiamata TPG1000Cs, sarebbe in grado di interferire con i satelliti LEO (come quelli di Starlink) grazie a un generatore di impulsi di tipo Tesla dalla potenza massima di 20 gigawatt. Non solo: i ricercatori affermano di aver mantenuto un’emissione stabile di microonde per un intero minuto e che, durante le prove, il sistema avrebbe dimostrato di essere particolarmente affidabile, con circa 200.000 impulsi consecutivi senza cali di prestazione.