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5G e FWA: l’Italia mette all’asta nuove frequenze a 26 GHz

Il MIMIT lancia l’asta per le frequenze 5G e FWA a 26 GHz con base da 180,8 milioni di euro. Tra lotti nazionali e regionali, il bando offre licenze di 15 anni dal 2029 con condivisione dinamica, puntando a promuovere lo sviluppo infrastrutturale di retedel Paese

Matteo Testa
A cura di Matteo Testa

Esperto di telefonia e telecomuncazioni

mano di donna usa smartphone con città moderna sfocata come sfondo
Il MIMIT apre l'asta per le frequenze a 26 GHz
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⏰ In 30 secondi:

  • MIMIT apre l’asta per 5G e FWA a 26 GHz
  • Base d’asta totale fissata a 180,8 milioni di euro
  • Licenze di 15 anni operative dal primo gennaio 2029

L’Italia ha aperto una nuova asta dello spettro radio che copre la banda di frequenze dei 26 GHz con l’obiettivo di accelerare gli investimenti in 5G, FWA (Fixed Wireless Access), reti private e servizi ad alta capacità in banda ultralarga.

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) il 26 agosto ha pubblicato il bando di gara in Gazzetta Ufficiale per la vendita dello spettro compreso tra 24,25 GHz e 26,5 GHz, suddiviso in cinque lotti nazionali (da L3 a L7) e 42 lotti regionali e provinciali corrispondenti alle 19 regioni e alle province autonome di Bolzano e Trento. Le frequenze sono divise in blocchi in tecnologia Time Division Duplex (TDD) da 200 MHz.

Le licenze per la banda dei 26 GHz saranno individuali ma non esclusive. Gli operatori, quindi, potranno utilizzare dinamicamente le frequenze non utilizzate assegnate ad altri titolari dei diritti all’interno della stessa area geografica, accedendo potenzialmente fino a 1 GHz. La condivisione dovrà avvenire tramite accordi commerciali ragionevoli e non discriminatori, oltre a rispettare le norme sulla gestione delle interferenze. Gli operatori dovranno inoltre negoziare l’accesso all’ingrosso con i fornitori che intendono offrire servizi 5G.

L’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha dichiarato di voler fornire un quadro normativo a lungo termine per gli investimenti nella banda, in particolare per le reti FWA 5G. Questo tipo di approccio potrebbe favorire non solo gli operatori di telefonia mobile storici, ma anche altri soggetti come provider a banda larga regionali, società neutral-host, investitori infrastrutturali e specialisti di reti aziendali.

Valore dei lotti e base d'asta regionale

I cinque lotti nazionali hanno un valore complessivo a base d’asta di circa 128,6 milioni di euro. Quelli regionali, invece, hanno un prezzo minimo complessivo di quasi 54,45 milioni di euro. In totale si arriva quindi a 180,8 milioni di euro.

I prezzi a base d’asta a livello regionale si basano principalmente sulla popolazione e sul valore commerciale di ciascun mercato. La Lombardia ha il prezzo minimo più alto, pari a 4,398 milioni di euro per lotto da 200 MHz. A seguire troviamo il Lazio (2,492 milioni), la Campania (2,429 milioni), il Veneto (2,121 milioni) e la Sicilia (2,082 milioni). In fondo alla classifica si piazzano invece la Basilicata (228.692 euro), il Molise (124.552 euro) e la Valle d'Aosta (53.465 euro).

Modalità di partecipazione, tempistiche e impegni per gli operatori

Le domande potranno essere presentate via PEC a partire dalle ore 9:00 del 23 settembre fino alle ore 23:59 del 25 settembre 2026. Le aziende che otterranno l’approvazione potranno poi inviare le rispettive offerte iniziali dalle 9:00 del 2 novembre alle 23:59 del 4 novembre 2026. Se più partecipanti all’asta competeranno per la stessa categoria di spettro, verrà condotta una gara a rilanci simultanei su più turni (simultaneous multiple-round bidding) e le nuove offerte potranno superare fino al 50% la cifra più alta proposta.

Possono partecipare all’asta le aziende in possesso della capacità tecnica e commerciale per utilizzare le frequenze ed erogare servizi di telecomunicazioni, oltre a Gruppi Europei di Interesse Economico (GEIE), raggruppamenti temporanei di imprese e consorzi. Chi si aggiudicherà le frequenze dovrà mantenere un capitale sociale interamente versato pari ad almeno il 10% degli investimenti necessari a soddisfare gli impegni in termini di copertura e sviluppo delle reti.

Il pagamento può avvenire in tre rate annuali ed è previsto il versamento di un contributo pari al 2,5% del valore finale dell’offerta (IVA esclusa) alla Fondazione Ugo Bordoni, che ha il ruolo di supporto all’asta e gestore tecnico della banda.

Chi si aggiudica le frequenze ha tempo 36 mesi per installare le reti e utilizzare lo spettro assegnato. L'uso commerciale può comprendere servizi diretti all'utente finale o alle imprese, nonché capacità all'ingrosso (wholesale), roaming, accordi MORAN (Multi-Operator Radio Access Network), servizi MOCN (Multi-Operator Core Network) e network slicing.

Gli operatori dovranno inviare a cadenza annuale al MIMIT e all’AGCOM un report comprendente il numero e la distribuzione geografica dei siti, l’architettura di rete, le tecnologie implementate e le richieste di accesso all’ingrosso soddisfatte.

Durata dei diritti d'uso e limiti di concentrazione

I diritti di utilizzo dello spettro a 26 GHz diventeranno operativi dal primo gennaio 2029 e resteranno validi per 15 anni, con la possibilità di ottenere una proroga di cinque anni. In seguito le licenze potranno essere rinnovate una sola volta per un massimo di altri 10 anni, nel rispetto delle norme nazionali ed europee, oltre ad eventuali requisiti futuri di riorganizzazione della banda (refarming).

Tempi così lunghi sono pensati per garantire agli operatori il tempo sufficiente per rientrare dagli investimenti in apparati radio, small cell, rilegamenti in fibra (backhaul), antenne, infrastrutture di edge computing e piattaforme di connettività aziendale.

Al fine di evitare un'eccessiva concentrazione dello spettro, ogni partecipante all’asta può acquistare un massimo di 400 MHz (200 più 200 MHz) a livello nazionale, di cui uno solo proveniente dalla stessa categoria nazionale riservata. La soglia è la stessa anche a livello regionale. Inoltre, la frequenza complessiva tra la banda inferiore e superiore ai 26 GHz non può superare i 600 MHz a livello nazionale. Le aziende che ottengono spettro nazionale nella banda inferiore o che già possiedono diritti nazionali nella banda oltre i 26,5 GHz non possono acquistare lotti regionali.

Un partecipante a livello regionale non può ottenere licenze per più di sei regioni o per aree che rappresentino più del 30% della popolazione.

I lotti nazionali L3 e L4 e uno dei due lotti disponibili in ognuna delle 21 aree regionali sono riservati ad appositi operatori prioritari.

Un'asta orientata agli investimenti infrastrutturali

L’asta per le frequenze a 26 GHz ha un valore stimato nettamente inferiore a quello generato dalla gara del 2018 per lo spettro 5G, che ha assegnato le frequenze a 700 MHz, 3,6–3,8 GHz e la banda superiore a 26,5–27,5 GHz. L’obiettivo iniziale era di 2,5 miliardi di euro, ma grazie all’intensa concorrenza, in particolare per la banda a 3,7 GHz, si raccolsero 6,55 miliardi.

La nuova asta per la banda a 26 GHz — ideale per coperture su brevi distanze, aree urbane ad alta densità, siti industriali e connessioni FWA — sembra quindi maggiormente orientata a stimolare gli investimenti di rete piuttosto che a massimizzare i ricavi per lo Stato.

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