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Tariffe: i rincari dei beni energetici fanno accelerare l’inflazione

Luglio da record per l’aumento dei prezzi dei beni energetici che spingono l’inflazione a segnare +1,8% rispetto all’anno precedente. In particolare quelli della componente energia regolamentata passano da +16,9% a segnare +29%. Si tratta dell’aumento in assoluto più alto mai verificatosi.

 

Pubblicato il 06/08/2021
La crescita dell'inflazione a luglio è dovuta principalmente al rincaro dei prezzi dei beni energetici

È stato un luglio caro quello appena passato, con i prezzi in lieve aumento rispetto a giugno ma decisamente più alti rispetto a un anno fa. Secondo le rilevazioni Istat, nel mese di luglio 2021 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% su base mensile e dell’1,8% su base annua (da +1,3% del mese precedente).

L’accelerata tendenziale dell’inflazione sarebbe dovuta ancora una volta ai prezzi dei beni energetici, in particolare quelli della componente energia regolamentata che passano da +16,9% a segnare +29%, mentre quelli della componente non regolamentata fanno rilevare una lieve flessione, dal 12,8% all’11,2%.

Si tratta dell’aumento in assoluto maggiore mai verificatosi in tutta la serie storica dal lontano 1996, più alto del picco raggiunto nel dicembre 2008, quando la componente regolamentata aveva fatto registrare +16,2%: una stangata per i consumatori che si troveranno con un rincaro in bolletta di 214 euro in un anno, 56 euro per la luce e 214 per il gas.

Aumenti in tutta l’area Euro

Non è solo il nostro Paese quello colpito da un’inflazione tornata a salire dopo anni di valori bassi. In tutta l’area Euro le stime dell’Eurostat sono di un aumento dello 0,3% a luglio, fino a raggiungere il 2,2%.

Anche in questo caso a pesare maggiormente sull’aumento dei prezzi è il prezzo dell’energia, che a luglio registra un rincaro del 14,1% rispetto al 12,6% del mese precedente.

Cibo, alcol e tabacco aumentano dell’1,6%, contro lo 0,5% di giugno, i servizi dello 0,9% rispetto allo 0,7% di giugno e i beni industriali non energetici dello 0,7%, contro l’1,2% del mese precedente.

Il passaggio al libero mercato: conviene anticipare?

Non esiste una regola assoluta che definisca la convenienza di un regime piuttosto che l’altro, perché i prezzi decisi da Arera oscillano ogni tre mesi e possono registrare contrazioni oppure riservare brutte sorprese, come ad esempio quella annunciata lo scorso giugno per il trimestre corrente con la luce e il gas a + 9,9% e +15,3% rispettivamente.

Quello che è certo è che a breve il passaggio al libero mercato dell’energia sarà obbligatorio, fissato per il primo gennaio 2023 dopo una serie continua di rinvii dovuti alle indecisioni legate al rischi di penalizzare le fasce più vulnerabili dei clienti senza adeguate misure.

A fare la differenza è sicuramente un atteggiamento proattivo da parte del consumatore, che deve attivare ogni strumento a sua disposizione per trovare la migliore tariffa per il suo profilo di consumo e le sue precise esigenze.

Nel libero mercato invece le opportunità di scelta sono tante e la concorrenza veramente accesa: se si ricorre a una piccola indagine attraverso un comparatore come Segugio.it, è possibile operare un confronto tra le tariffe e trovare la migliore tariffa luce o gas proposta dai principali operatori partner del mercato.

I giovani più propensi a lasciare il servizio di maggior tutela

Secondo uno studio di Arera denominato “Rapporto monitoraggio dei mercati di vendita al dettaglio dell’energia elettrica e del gas” realizzato per il ministero della Transizione Ecologica (Mite) e le commissioni parlamentari competenti, il mercato libero dell’energia attrarrebbe soprattutto utenti giovani, di una fascia d’età tra i 18 e i 29 anni.

Al contrario, il servizio di maggior tutela servirebbe invece gli utenti più maturi, più scettici e resistenti al cambiamento, tranne che per la fascia d’età tra i 70 e i 79 anni che segnerebbe invece un’inversione di tendenza.

Secondo questa analisi le resistenze sono ancora tante, anche considerato che non manca molto all’uscita obbligatoria dalla tutela: dai dati dello scorso marzo, il 57,3% dei clienti domestici per il comparto energia residenziale è passato mercato libero, mentre per il gas il dato è più alto, con il 60,2% dei clienti domestici nel nuovo regime tariffario.

A cura di: Paola Campanelli
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Parole chiave

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