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Smartworking, tra rilancio e caro-energia

Nuova svolta legislativa per lo smartworking, che dall'inizio del 2023 riguarda solo i lavoratori fragili e non più anche i genitori di under 14. Ora tocca alle aziende fissare le politiche di conciliazione tra esigenze di vita e di lavoro. Cosa attendersi.

Pubblicato il 09/01/2023
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Lo scenario da allarme rosso è ormai alle spalle, ma la pandemia non è del tutto superata. Così nella manovra di Bilancio 2023 è stato stabilito che i lavoratori fragili potranno optare per lo smart working sia nel pubblico, che nel privato, fino al 31 marzo, anche esercitando - se necessario – un’altra mansione, “senza alcuna decurtazione della retribuzione in godimento”, per stare alla lettera della norma.

Cosa cambia

Rispetto al passato, non viene citato tra le condizioni di accesso il fatto di avere figli sotto i 14 anni. Il restringimento della platea di possibili beneficiari è stato motivato dal ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, con l’arretramento dell’emergenza sanitaria che aveva portato fino a 5 milioni il numero di lavoratori agili, dieci volte il dato pre-pandemico. Ora si punta a un progressivo ritorno alla normalità, con i privati che ovviamente restano liberi di scegliere tra le diverse opzioni disponibili.

Quanto ai lavoratori fragili si tratta di coloro che sono “affetti da gravi patologie croniche con scarso compenso clinico”. Vale dire persone che hanno affrontato trapianti o sono ora soggetti a dialisi o terapie oncologiche che ne compromettano il sistema immunitario. Oppure pazienti affetti da tre o più patologie come “cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, ictus, diabete mellito, bronco-pneumopatia ostruttiva cronica, epatite cronica e obesità”. 

Con il nuovo anno, i genitori degli under 14 possono accedere allo smartworking solo nel caso in cui lo prevedano gli accordi collettivi del loro settore di afferenza. A meno, chiaramente, di intese ad hoc fra datori di lavoro privati e rappresentanze sindacali, da concordarsi caso per caso.

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L’ora delle decisioni

Le ultime settimane sono state caratterizzate da numerosi accordi tra aziende e organizzazioni sindacali per definire le regole del lavoro agile. Secondo un’indagine realizzata da Piessepi e Nomisma con il supporto di Gidp (associazione dei direttori del personale), più della metà delle aziende intervistate dichiara di aver concesso lo smart working ai propri dipendenti e il 41% di aver intrapreso iniziative per la sicurezza e salute dei dipendenti. Mentre i principali ostacoli all’adozione del lavoro agile per i responsabili hr sono legati alla tipologia di ruolo o mansione, in secondo luogo alla scarsa capacità del management di gestire i collaboratori e in terzo alle limitate competenze personali in materia di organizzazione del lavoro.

Non solo: se non tutti gli accordi sono andati in porto non è solo per il rifiuto da parte di alcuni datori, ma talvolta anche per l’opposizione dei lavoratori. Con questi ultimi che in particolare hanno lamentato la mancata previsione di buoni pasto e di plafond per l’acquisto di dispositivi per lavorare da casa.

Il nodo dei costi

Lo smartworker non solo deve dotarsi di device tecnologici e sedute adeguate, ma si trova anche ad affrontare i costi delle utenze, che in un periodo di caro-energia come quello che stiamo attraversando diventano tutt’altro che trascurabili. Non a caso il Comune di Milano ha preso una decisione che presto potrebbe essere imitata da altri: tutti a casa un giorno a settimana per fare risparmiare l’amministrazione. Senza questo intervento, ha spiegato il sindaco Giuseppe Sala, l’obiettivo di risparmiare 60 milioni di euro in un anno (che passa anche attraverso una serie di altre misure di efficientamento dei consumi) sarebbe impossibile. I dipendenti meneghini resteranno a casa preferibilmente il venerdì, con benefici anche in termini di traffico e di inquinamento, e gli unici esclusi dal beneficio saranno gli addetti al fronte office con i cittadini.

Per una persona che lavora due giorni a settimana, segnala l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, l’aumento dei costi dei consumi domestici di luce e gas può incidere per 400 euro all’anno. Anche se, d’altro canto, nel medesimo esempio si risparmiano circa mille euro per la diminuzione dei costi di trasporto.

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A cura di: Luigi dell'Olio

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