Smart working e rincari energetici: un delicato equilibrio
Lo smart working è diventato ormai una solida alternativa al lavoro in ufficio, che comporta un vantaggio anche in termini di stress. A fronte dei rincari, però, può ancora essere una soluzione valida che permetta ai lavoratori di risparmiare tempo e denaro?
Lo smart working si è riscoperto un buon alleato delle aziende, dell’economia e della salute durante la pandemia da Covid 19 che ha costretto a un lungo periodo di lockdown. Alcune aziende, però, ne hanno visto le potenzialità e hanno deciso di impiegarlo anche in seguito al passaggio della fase virale più acuta; mentre i lavoratori si dividono tra pro e contro.
Il caro energia, però, potrebbe giocare un ruolo fondamentale nello svolgimento dell’attività lavorativa da casa e nella scelta dei lavoratori stessi di tornare in ufficio a causa dei costi crescenti delle utenze domestiche. Infatti, ora che molte aziende avevano cominciato a mostrare una certa apertura verso la possibilità di concedere il lavoro a distanza per alcuni giorni a settimana, potrebbero essere i lavoratori stessi a sollevare questioni, andando contro quanto stabilito dall’ultimo report dell’Osservatorio smart working del Politecnico di Milano, secondo il quale l’86% di chi ha sperimentato il lavoro a distanza vorrebbe proseguire su questa strada.
Costi e benefici
Un sondaggio condotto dall’INAPP (Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche) svela come solo il 20% dei dipendenti sia disposto a guadagnare meno pur di lavorare in smart working, non a fronte di eventuali decurtazioni dello stipendio, ma di un incasso netto inferiore seguito all’aver pagato tutte le incombenze, bollette incluse.
Infatti, lavorare da casa vuol dire aumentare sensibilmente i propri consumi energetici, i cui costi rischiano di annullare i risparmi derivati dal lavoro agile, che uno studio condotto dal Codacons ha quantificato tra i 2.845 euro e i 5.115 euro all’anno – a cui bisogna aggiungere la diminuzione dello stress legato agli spostamenti casa-lavoro -.
Per questo nella pubblica amministrazione i sindacati chiedono delle compensazioni per dare il via libera allo smart working generalizzato – questione che si affianca alla lotta, condotta ormai da tempo da parte dei rappresentanti dei lavoratori, per la conferma dei buoni pasto anche se si lavora in modalità agile.
Milano e il cambio di rotta
I rincari hanno portato il Comune di Milano a invertire la tendenza al ritorno della pubblica amministrazione in ufficio a favore di un giorno a settimana a casa - preferibilmente il venerdì - per fare risparmiare l’amministrazione. Gli unici esclusi da questa novità risultano essere gli addetti al front office.
Senza questo intervento, ha spiegato il sindaco Giuseppe Sala, l’obiettivo di risparmiare 60 milioni di euro in un anno (anche attraverso una serie di altre misure di efficientamento dei consumi) sarebbe impossibile. I benefici così si potranno riscontrare non solo a livello economico e di consumi, ma anche di traffico e di inquinamento.
La Regione Lazio ha adottato allo stesso modo lo smart working per tagliare i consumi di gas ed elettricità negli edifici pubblici: misura in abbinamento con la riduzione dell’illuminazione in diversi uffici, la chiusura anticipata di alcune strutture e di quei settori che non hanno contatti con il pubblico.
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