Risparmio energetico e lavori in casa: i bonus e le agevolazioni previste per il 2026
Per il 2026 oltre al bonus ristrutturazioni e al bonus mobili, resteranno in vigore anche l’Ecobonus e il Sismabonus. Accanto agli incentivi fiscali, il vero cambio di passo arriva dalla direttiva europea che introduce nuovi obiettivi di efficienza energetica per il patrimonio immobiliare.

Il tema dell’efficienza energetica degli edifici non è più una questione solo ambientale, ma sta diventando un passaggio obbligato per milioni di proprietari di casa. Tra bonus edilizi in evoluzione e nuove regole europee, chi vive in un’abitazione con una classe energetica bassa si trova oggi a dover guardare avanti e valutare interventi che, fino a pochi anni fa, erano considerati opzionali.
Il quadro di riferimento è dettato dalla direttiva europea sulle “case green”, che fissa obiettivi progressivi di miglioramento dell’efficienza energetica del patrimonio immobiliare. L’Unione Europea chiede agli Stati membri di ridurre i consumi energetici degli edifici residenziali, puntando in particolare su quelli più energivori, spesso costruiti prima degli anni Ottanta.
L’obiettivo è duplice: da un lato ridurre le emissioni di CO2, dall’altro abbassare nel tempo i costi energetici per le famiglie. Le abitazioni in classe energetica più bassa saranno le prime a dover affrontare interventi di riqualificazione, anche se la direttiva non impone ristrutturazioni immediate né obblighi di vendita o affitto legati alla classe energetica.
Bonus confermati nel 2026: cosa resta e cosa cambia
La maggior parte delle agevolazioni fiscali in vigore nel 2025 è stata confermata anche per il 2026. Chi ha in programma lavori di miglioramento della propria abitazione potrà continuare a fare affidamento su due strumenti: il bonus ristrutturazioni e il bonus mobili.
Il bonus ristrutturazioni consente di portare in detrazione il 50% delle spese sostenute per la prima casa, percentuale che scende al 36% per gli altri immobili. Il tetto massimo di spesa agevolabile resta fissato a 96.000 euro. Il bonus mobili, invece, permette di recuperare il 50% delle spese sostenute per l’acquisto di arredi destinati a un immobile oggetto di ristrutturazione, entro un limite di spesa di 5.000 euro.
Quali lavori rientrano nel bonus ristrutturazioni
Dal 2026 continuerà a essere ampia la platea degli interventi ammessi alla detrazione. Rientrano nel bonus i lavori di manutenzione straordinaria, come quelli che modificano parti strutturali o impianti dell’edificio, ad esempio il rifacimento dell’impianto elettrico o l’apertura di nuove porte. Sono agevolabili anche gli interventi di ristrutturazione edilizia vera e propria, il restauro e il risanamento conservativo.
La manutenzione ordinaria resta detraibile solo se effettuata sulle parti comuni di un condominio. Accanto a questi interventi, trovano spazio anche i lavori finalizzati al risparmio energetico, che possono rientrare sia nel bonus ristrutturazioni sia nell’Ecobonus, oltre all’eliminazione delle barriere architettoniche, come l’installazione di ascensori o montascale. Sono agevolabili anche la realizzazione di posti auto pertinenziali, autorimesse e la bonifica dall’amianto.
Il bonus ristrutturazioni segue il principio di cassa: contano, quindi, le spese effettivamente sostenute nel corso del 2026. Le somme detraibili vengono poi recuperate in dieci quote annuali di pari importo, a partire dall’anno successivo a quello del pagamento.
La spinta europea verso edifici più efficienti
Accanto agli incentivi fiscali, il vero cambio di passo arriva dalla direttiva europea “case green” (UE 2024/1275), che riguarda in particolare gli edifici residenziali meno efficienti, quelli collocati nelle classi energetiche F e G.
La direttiva non impone un obbligo immediato di ristrutturazione ai singoli proprietari. Gli obiettivi devono essere raggiunti progressivamente a livello nazionale e l’Italia ha tempo fino a maggio 2026 per recepire la normativa e definire le modalità operative.
Le tappe indicate dall’Unione Europea sono chiare. Entro il 2030 gli edifici residenziali dovranno raggiungere almeno la classe energetica E. Entro il 2033 sarà richiesto un ulteriore salto di qualità, con il raggiungimento della classe D. Il traguardo finale è fissato al 2050, anno in cui l’intero parco immobiliare europeo dovrà arrivare alla neutralità climatica.
Al momento non sono previste sanzioni dirette per chi non adegua il proprio immobile. Tuttavia, l’obiettivo della direttiva è chiaro: scoraggiare progressivamente la compravendita e la locazione degli edifici meno efficienti. Il rischio concreto è che, a partire dal 2030, gli immobili con classi energetiche troppo basse diventino difficili da vendere o affittare, con un impatto diretto sul loro valore di mercato.
La nuova APE: cosa cambia dal 2026
Un tassello fondamentale di questo percorso è l’aggiornamento dell’Attestato di Prestazione Energetica. Entro il 29 maggio 2026 l’Italia dovrà introdurre una nuova versione dell’APE, con classi energetiche più dettagliate e informazioni aggiuntive. Oltre alla classe energetica, il documento includerà dati sui consumi di energia primaria e finale, sulla quota di energia rinnovabile utilizzata, sulle emissioni di gas serra e sul Global Warming Potential.
La validità dell’APE sarà ridotta a cinque anni, con la possibilità di estenderla fino a dieci per gli edifici più efficienti. Nell’attestato saranno inoltre inserite raccomandazioni più dettagliate, che terranno conto anche della qualità dell’aria interna, della presenza di punti di ricarica per veicoli elettrici e dei sistemi di accumulo energetico.
Gli altri bonus edilizi: cosa ritroviamo ancora nel 2026
Nel 2026 non scatterà alcun obbligo di ristrutturazione immediata, né divieti di vendita o affitto per gli immobili meno efficienti. Resta però fermo l’obbligo di essere in possesso di un APE valido per poter vendere o affittare un’abitazione.
Oltre al bonus ristrutturazioni e al bonus mobili, resteranno in vigore anche l’Ecobonus e il Sismabonus, con aliquote analoghe: 50% per le abitazioni principali e 36% per gli altri immobili. Non saranno invece più attivi, nella loro forma attuale, il Superbonus, il bonus barriere architettoniche e il bonus facciate.
Un percorso da costruire in anticipo
Guardando alle scadenze europee e all’evoluzione dei bonus casa, appare evidente che il tema dell’efficienza energetica non potrà più essere rimandato.
Per chi vive in un’abitazione con una classe energetica bassa, il rischio non è solo quello di dover affrontare interventi urgenti in futuro, ma anche di continuare a sostenere costi energetici elevati nel quotidiano. Pianificare con anticipo significa quindi muoversi su più livelli: programmare i lavori sfruttando le agevolazioni disponibili, ma anche ottimizzare da subito la gestione dei consumi. In questo senso, confrontare le offerte luce e scegliere una tariffa più adatta alle caratteristiche della propria casa può rappresentare un primo passo concreto verso il risparmio. Strumenti di comparazione come Segugio.it permettono di valutare le diverse proposte presenti sul mercato e individuare quella più conveniente, affiancando agli interventi strutturali un beneficio immediato.
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