Rinnovabili: alle Regioni il compito di individuare le aree idonee
Via libera al decreto aree idonee: sarà responsabilità di Regioni e Province autonome l’individuazione delle aree adatte sulle quali costruire impianti rinnovabili in Italia. I criteri e i tempi stabiliti, oltre a un focus su come trovare un preventivo fotovoltaico vantaggioso a luglio 2024.

Regioni e Province autonome sono al timone della transizione verde in Italia. Il decreto rinnovabili, che ha ottenuto il via libera definitivo dalla Conferenza Unificata Stato, Regioni e Comuni, attribuisce proprio agli enti sul territorio l’individuazione delle aree idonee su cui installare gli impianti green da nord a sud della Penisola.
In pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, questo provvedimento stabilisce i criteri con cui Regioni e Province autonome potranno individuare le superfici idonee ad ospitare impianti alimentati da fonti rinnovabili, contribuendo così a centrare gli 80 gigawatt di potenza aggiuntiva in esercizio al 2030, un target ambizioso previsto dal PNIEC, il Piano nazionale integrato energia e clima.
Aree idonee: 180 giorni di tempo per mapparle
Il testo definitivo del decreto rinnovabili, su cui il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha già apposto la sua firma, prevede che la mappatura del territorio (con la conseguente selezione delle superfici idonee ad ospitare gli impianti green) avvenga entro 180 giorni dalla data di pubblicazione del decreto stesso in Gazzetta Ufficiale.
Aree idonee: ecco i criteri per individuarle (o escluderle)
Nella selezione delle superfici idonee all’installazione di impianti di produzione di energia pulita, le Regioni dovranno tenere conto di alcuni criteri, tra cui le esigenze di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, delle aree agricole e forestali, della qualità dell’aria e dei corpi idrici.
Inoltre, il provvedimento invita a privilegiare “l’utilizzo di superfici di strutture edificate, quali capannoni industriali e parcheggi, nonché aree a destinazione industriale, artigianale, per servizi e logistica, e verificando l’idoneità di aree non utilizzabili per altri scopi, incluse le superfici agricole non utilizzabili”.
Una “concessione” dell’ultima ora fatta da Roma alle Regioni è la possibilità di stabilire, intorno ai beni tutelati, una fascia fino a un massimo di 7 chilometri di ampiezza entro la quale non si possano installare impianti.
Da ultimo, va segnalato che il decreto rinnovabili recepisce il divieto al fotovoltaico a terra sui terreni agricoli contenuto nel decreto legge di aiuti all’agricoltura. In pratica, l’installazione dei pannelli fotovoltaici sui terreni agricoli è consentita, purché questi siano sollevati da terra, così da consentire l’attività agricola al di sotto degli stessi.
Aree idonee e Regioni: i timori della filiera green
Storcono il naso le associazioni di impresa delle rinnovabili e quelle ambientaliste, preoccupate per un provvedimento che assegna agli enti locali tutti i poteri di individuazione delle aree per le fonti pulite.
Secondo Greenpeace, Legambiente e WWF l’ultima versione del decreto “lascia carta bianca alle Regioni nella selezione delle aree idonee, di quelle non idonee e di quelle ordinarie. Risultato: il quadro autorizzativo per le rinnovabili diventa ancor più complicato, senza una cornice di principi omogenei capaci di indirizzare la successiva attività di selezione delle aree, da effettuarsi con leggi regionali”.
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