Recedere da un contratto di fornitura internet: norme e tutele per il consumatore

06/02/2020

Recedere da un contratto di fornitura internet: norme e tutele per il consumatore

In un mercato libero fatto di una pluralità di gestori e di offerte che cambiano quotidianamente, pensare di rispondere a rigidi vincoli contrattuali quando si sceglie una tariffa con un determinato operatore è difficile da mandare giù.

Tuttavia, accade spesso che cambiare idea e abbandonare un operatore per passare a un altro comporti non pochi costi.
Questo nonostante ci sia una legge che nel lontano 2007 aveva introdotto la facoltà per il consumatore di recedere in qualsiasi momento da un contratto di fornitura di telefonia o di altri servizi televisivi e di comunicazione elettronica, senza costi o penali, ma semplicemente rispettando il vincolo dei 30 giorni di tempo. Si tratta della ben nota legge Bersani n°40/2007, che riserva alle compagnie la possibilità di richiedere al vecchio cliente un rimborso delle spese tecniche e amministrative necessarie per “il ristoro dei costi sostenuti”, stabilendo invece come illegale l’addebito di alcuna penalità per l’avvenuto recesso.

Ogni operatore ha però interpretato a suo modo quei “costi di disattivazione”, imponendo al cliente costi di recesso e di disdetta non proporzionali al valore del contratto.

Gli interventi di Agcom per frenare le pratiche scorrette delle compagnie

È del 2018 la pubblicazione da parte dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni di linee guida che regolassero l’entità dei costi di recesso e cambio gestore. La Delibera n° 487/18/CONS fa riferimento ai contratti di adesione e stabilisce che il costo di recesso dovrebbe essere commisurato alle spese sostenute dagli operatori per la disdetta e al valore residuo del contratto.

Più specificamente, il provvedimento prevede che:

  • l'utente deve poter recedere dal contratto o migrare presso altro operatore in qualsiasi momento, rispettando un preavviso che non può essere superiore a 30 giorni;
  • la compagnia telefonica ha a disposizione 30 giorni per portare a compimento tutti gli adempimenti necessari alla definizione della pratica;
  • le spese di recesso devono essere commisurate al valore del contratto e ai costi realmente sopportati dall’azienda per dismettere la linea telefonica o trasferire il servizio

Per valore del contratto si intende la media dei canoni che il gestore telefonico conta di riscuotere mensilmente dal cliente almeno fino alla prima scadenza contrattuale, per legge non superiore ai 24 mesi. Ne deriva che le spese di recesso non possono eccedere il valore minimo tra il prezzo dell’offerta, risultato appunto della media dei canoni, e i costi realmente sostenuti dall’operatore, anche se giustificati.

La restituzione degli sconti

Esistono tuttavia altre spese che possono rientrare nel calcolo dei costi di recesso, che ogni compagnia può avanzare nei confronti del consumatore. Poiché accade spesso che le tariffe concesse nel libero mercato siano soggette a sconti e promozioni, in caso di recesso anticipato la compagnia può chiedere la restituzione totale o parziale degli sconti previsti. Tuttavia anche in questo caso l’AGCOM chiarisce che la restituzione deve essere pari alla differenza tra la somma dei canoni che il gestore telefonico avrebbe dovuto riscuotere e quella dei canoni effettivamente riscossi fino al momento del recesso.

Il pagamento delle rate residue

Accade altrettanto spesso che le tariffe includano i costi di attivazione, dei dispositivi necessari a usufruire del servizio come il modem, il decoder, la parabola e vari dispositivi elettronici, piuttosto che i device (smartphone, apparecchio telefonico fisso): in questo caso la disposizione di AGCOM è che il gestore telefonico conceda al proprio cliente la possibilità di scegliere se mantenere il piano di rateizzazione o se pagare le rate residue in un’unica soluzione, mentre non potrà richiedere nessuno dei costi non pretesi alla stipula del contratto, ad esempio quello di attivazione della tariffa, qualora la promozione non lo prevedesse.

La trasparenza obbligatoria

Quello che deve essere chiaro è che il consumatore avrà fin dall’inizio visibilità di tutti i costi previsti, anche in caso di disdetta anticipata, e dovrà trovarli sul sito ufficiale della compagnia telefonica sotto la voce “trasparenza tariffaria”.

Ad esempio per la disdetta adsl TIM è possibile trovare la tabella dei costi nella pagina del sito “Trasparenza tariffaria delle offerte”, alla voce “costi di recesso”. Lo stesso accade ad esempio per Fastweb, sempre sulla pagina del sito “Trasparenza tariffaria”.

Non solo, perché il contratto dovrà contenere le stesse informazioni in una nota informativa allegata, mentre è fatto obbligo per le società di telecomunicazioni di comunicare annualmente all’Autorità le stesse informazioni.

Come passare ad un nuovo operatore

Fatta chiarezza sulle modalità di recesso e sulla regolamentazione da parte dell’AGCOM, resta fermo che cambiare tariffa è un diritto del consumatore. Per farlo in maniera utile e guadagnarci, occorre tuttavia saper scegliere la tariffa migliore.

Per farlo senza sprechi di tempo o denaro, servirà consultare le offerte internet casa di Segugio.it, il comparatore di tariffe che mette a confronto le migliori soluzioni delle principali compagnie telefoniche.

Solo a titolo di esempio, se simuliamo la richiesta di un utente di Roma che necessita di una connessione internet+telefono della velocità minima di 20 Mb, il 6 febbraio la soluzione migliore è quella di Fastweb con la tariffa Fastweb Casa+Energia Ultrafibra al costo di 22,95 euro (dal 1° al 24° mese, dopo 27,95 euro), ma solo per i nuovi clienti che passano a Eni Gas e Luce per le forniture di luce e gas.

Incluse nel prezzo, oltre la fibra Fastweb con internet illimitato, le chiamate illimitate e il servizio FASTMail con 4 caselle di posta elettronica da 1 Giga.

La velocità di Internet è 1000 Mb in download con attivazione gratuita e Modem Wi-Fi in comodato d’uso.

A cura di: Paola Campanelli

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